La mia fedele compagna

La mia fedele compagna
La vita non è un cammino semplice e lineare lungo il quale possiamo procedere liberamente e senza intoppi, ma piuttosto un intricato labirinto, attraverso il quale dobbiamo trovare la nostra strada, spesso smarriti e confusi, talvolta imprigionati in un vicolo cieco. Ma sempre, se abbiamo fede, si aprirà una porta forse non quella che ci saremmo aspettati, ma certamente quella che alla fine si rivelerà la migliore per noi (A. Cronin)

martedì 13 ottobre 2015

Il tempo

Come tutte le persone che hanno tempo a disposizione, la quotidianità scivola in modo automatico, tutta a mio criterio, non devo rendere conto a nessuno sia del mio tempo, né di come lo impieghi. 

Capita così che la concentrazione si perda e che, nel compiere azioni automatiche, uno sguardo al cielo, un suono di vento,  facciano riemergere ricordi della mia vita passata e mi trovo per una manciata di secondi proiettata in un tempo e luogo diversi e rivedo per un momento una scena familiare, ciò che facevo con i miei in una condizione analoga. In quei momenti non esisto nel qui ed ora, ma è come se il mio spirito riprendesse corpo nel passato.

Oggi la particolare luce del cielo e le nuvole, con la fredda brezza, mi hanno  riportato in campagna, quando si usciva dalla casa e sentivi su di te l'aria dell'autunno e lo sguardo saliva al cielo, valutando il tempo. Se la pioggia ci avrebbe fermato o se si poteva continuare a seguire il nonno guardando i suoi gesti antichi, ripetuti mille volte, che seguivo incantata.  Ormai finiti i lavori estivi di raccolta, in Ottobre restavano i piccoli lavori spiccioli di sistemazione dei campi e delle rimesse prima dell'inverno (quando il sole tramonta alle 16.30 e non c'è modo di lavorare con il buio ed il freddo, se non accudire gli animali). In Ottobre i suoi gesti erano calmi e lenti, non più febbrili come nella stagione estiva, quando mille lavori richiedevano la sua attenzione e la sua fatica e c'era poco tempo: doveva correre, raramente si fermava con noi. In Autunno si poteva con calma seguirlo e parlare con lui, guardare le sue mani sicure scorrere nelle faccende, chiedere, fare domande ed ascoltare le sue storie, i suoi aneddoti, magari uditi tante volte, ma sempre con piacere, perché erano una parte della sua storia di cui io mi sentivo parte. La solidità che ho la devo in gran parte a lui, ai suoi insegnamenti, alle sue mani ai suoi gesti. Il suo modo di affrontare la vita. E sempre ricordo il suo motto "Bersagliere a 20 anni, Bersagliere tutta la vita". 



mercoledì 23 settembre 2015

Sui profughi!

Vi riporto l'articolo integrale dal  sito

http://perleadriatiche.altervista.org/desktop/profughi-sirianiun-giorno-passato-in-mezzo-a-loro-non-sono-profughi/

– Profughi siriani:un giorno passato in mezzo a loro.Non sono profughi!


Zagabria(Cro) – Adriatic News – riportiamo una testimonianza della reporter Zrinka Kasapic,giornalista del quotidiano croato Dnevno che ha passato una giornata in mezzo ai ”profughi” siriani,ecco quello che ha da dirci:
Zrinka Kasapic – dnevno.hr – No,quelle persone non sono terroristi(anche se sicuramente tra loro ce ne sono),sono persone che sono logisticamente aiutate segretamente per distruggere il concetto di Europa nella sua cultura e nelle leggi come la conosciamo oggi.
Come tutti in questi giorni vengo prevalsa da emozioni diverse vedendo foto di donne,bambini e affogati che i media continuano a chiamare profughi,ma quello che vedo da quando è iniziata la crisi dei profughi è che qui non si tratta di profughi.
Sono andata all’Hotel Porin di Zagabria dove sono stati alloggiati un paio di centinaia di finti profughi,senza striscioni,senza fare propaganda,solo per rendermi conto di quello che stava succedendo e ho trovato solo un gran caos.
Appena arrivati abbamo sentito solo urla e grida,sui balconi e sulle finestre i siriani buttavano mobili,materassi e spazzatura al grido di ”Libertà”.Avevano tutti ottenuto cibo,vestiti e qualcuno cure mediche e quindi mi sono chiesta se non li stavano forse torturando all’interno dell’Hotel,in quel momento ho proprio pensato che fossero in senso retorico dei poveracci.
Più tardi parlando con un finto profugo abbiamo saputo che questo da parte loro è solo MANIPOLAZIONE! Gli viene insegnato come comportarsi per fare vedere ai media che sono dei poveracci che hanno bisogno di aiuto perchè loro sanno che i media sono sensibili ai bambini che piangono.
Adesso vi racconto che cosa ho visto di preciso:
Primo racconto:
Dopo aver visto la scena dei balconi dell’hotel ero molto arrabbiata con la polizia pensando che li stessero maltrattando,ma poco dopo ho visto che uscivano liberamente senza nessun impedimeto fuori dall’hotel.
Fermo un giovane migrante e gli chiedo come mai hanno fatto tutto quel caos e che pensavo che la polizia li stesse maltrattando,la risposta è stata disarmante.”La polizia non ci ha fatto niente,ci hanno dato da mangiare e da bere,abbiamo riposato,abbiamo fatto casino solo perchè non volevamo farci identificare e noi non ci vogliamo fare identificare”.
Secondo racconto:
I ”migranti” che uscivano dall’hotel,non tutti,alcuni si sono sistemati sotto un’albero di fronte,tra loro c’era solo una donna con dei bambini e una decina di uomini.Io e una collega ci siamo avvicinate e gli uomini vedendo due donne si sono avvicinati chiamando a se tutti i bambini.Quando gli abbiamo detto che siamo giornaliste uno di loro ha spinto un bambino verso di noi per fotografarlo,ma a quel punto per principio non l’abbiamo fatto.A quel punto abbiamo capito come dicevamo prima che i bambini vengono solo utilizzati per farePROPAGANDA e per fare intenerire quelli che guardano la tv,ma va bene,andiamo avanti.
Terzo racconto:
Tenendo conto delle emozioni,vedere donne e sopratutto bambini apparentemente bisognosi di aiuto abbiamo visto un nostro collega che si è avvicinato a una bambina donandogli 10€ al che un gruppo di uomini si è alzato dicendoci in inglese di non dargli soldi che loro i soldi li hanno e non hanno bisogno ne di acqua ne di cibo che viene comunque continuamente consegnato.Un’iracheno ha tirato fuori dal portafoglio 500€ per darci la prova che non sono poveri e che se ne fregano degli aiuti.Scioccate allora gli abbiamo chiesto di che cosa hanno allora veramente bisogno,all’unisono hanno gridato Slovenia!Gli abbiamo detto che non hanno documenti validi ne si vogliono far identificare e che non riusciranno a passare,hanno risposto che non importa e che entreranno in Slovenia lo stesso.
Quarto racconto:
Abbiamo chiesto ad un’altro clandestino dove andrà,ci ha risposto Finlandia.Gli abbiamo detto che non hanno i documenti in regola e che non potranno lasciare Zagabria,ci ha risposto che non gli e ne frega niente,che è pieno di soldi e che ci andrà.
Ho pensato in quel momento che anche a me piacerebbe andare in Finlandia e per un attimo ho avuto la tentazione di mischiarmi insieme a loro e andarmene.
Queste persone non hanno ne fame ne sete,viaggiano in gruppi di 10/12 persone con almeno 2 donne con bambini al seguito e ogni gruppo ha una guida col piano di viaggio.
Alla fine abbiamo capito che non sono profughi,scappassero da guerre restrebbero in Croazia o comunque in un altro stato dove la guerra non c’è,sanno benissimo che anche senza documenti arriveranno alla loro meta designata,sia essa la Germania,la Francia o i paesi scandinavi e accusano la Croazia di essere schiavizzati solo perchè li vogliono identificare.
Sono mandati in Europa solo per creare caos e destabilizzare la nostra cultura,l’economia e imporre l’anarchia assoluta.

Settembre e l'Autunno...



Benvenuti in Autunno, stamattina alle 08:21 siamo entrati nella nuova stagione. Sono triste perché amo il sole e l'Estate, ma raccolgo quanto di bello ci porta questa stagione: i colori del Carso, le giornate fresche, tante con un bel sole ma senza troppo calore, la città che si anima per la Barcolana, con il meraviglioso spettacolo delle vele sull'azzurro del mare e a Dio piacendo anche del cielo! 

Auguri a tutti! 

martedì 22 settembre 2015

Museo Morpurgo e Museo di Storia Patria

http://www.museomorpurgo.it/visita-il-museo/

Presentazione ufficiale del Comune di Trieste


Vi ho messo pure il link in testata in modo possiate ottenere ulteriori immagini.  Per chi lo volesse visitare realmente il Museo (impiegate un ora circa per tutte e due i musei) sappiate che si visita solo il Martedì dalle 09.00 alle 13.00 ed è gratuito. Chi non trova risposta a suonare il campanello del primo piano vada a suonare il campanello al secondo, perché le custodi sono solo due e seguono i turisti che vi accedono. 

Di origine Ebraica Askenazita la famiglia Morpurgo migrò da Ratisbona e Marburgo (odierna Maribor, Slovenia), verso l'Italia con insediamenti a Trieste e Gradisca che datano il 1509, dividendosi poi in vari rami e muovendosi verso Padova, Ancona, Salonicco, Livorno e Amsterdam. I componenti della famiglia Morpurgo furono imprenditori, ma anche artisti, accademici, fotografi, sportivi, letterati, editori, e via dicendo. Ma a Trieste fu nel ramo bancario ed assicurativo che i Morpurgo ebbero i nomi più prestigiosi. Edgardo che entrò a 17 anni nelle Assicurazioni Generali, ne fu componente di spicco per qualche decnnio. Giuseppe Morpurgo fu uno dei fondatori del Lloyd Adriatico e con il fratello Elio, nel direttivo con lui, furono insigniti del titolo di Barone per meriti.  

Nell'appartamento diventato Museo potrete vedere sale sfarzose e pesanti, che volevano impressionare gli ospiti, spesso partner commerciali di Carlo Morpurgo, che vi stabilì la sua dimora dopo aver fatto fortuna in Egitto. Ma le stanze riservate ai proprietari pur mantenendo dei mobili ricchi, erano austere e quasi spartane, piccole rispetto all'estensione dell'appartamento.  

Della casa è visitabile il  II piano abitazione di Carlo Morpurgo, ma una buona parte, non tutta (600 mq) che comprende la parte delle cucine. 

Dei quattro piani  oltre al II solo il I piano è stato adibito dal Comune in Museo di Storia Civica, restaurato grazie alla donazione della Prof.ssa Fulvia Costantinides e di suo figlio il dott. Giorgio Costantinides. Esponenti di spicco nella Comunità Greca, che hanno finanziato più di un restauro a monumenti e locali storici della città. (Lei è stata negli anni '70 la mia professoressa di geografia e mi raccomandò come impiegata ad un  suo amico, presso il quale ho lavorato per più di 35 anni.) 

Il I piano dedicata al Museo di Storia Patria raccoglie tutta la collezione Stavropulos, mecenate Triestino di origine Greca. Circa 150 opere sono esposte al pubblico e comprendono quadri, statue di marmo e di bronzo. Ha inoltre un angolo dedicato ai tessuti di ogni tipo e tessitura per l'arredamento oltre ad abiti d'epoca, assieme a stampe e quadri che illustrano le varie fogge e stili. Ci sono inoltre reperti storici con atti scritti, sigilli di Trieste ecc.

Un angolo è stato dedicato al Sindaco Giovanni Bartoli, in carica dal 1949 al 1957. In quel durissimo periodo per la città si batté con grande empatia per i propri concittadini e per questo venne sopranno-minato familiarmente dai Triestini "Giani Lagrima".

La Prof. Fulvia Costantinides aveva un hobby particolare. Collezionava "pitali", ne trovate le fotografie nel sito del museo, in quanto a ricompensa del restauro fatto le hanno dedicato una saletta dove pitali di ogni forma, antichi e del secolo scorso sono stati esposti.  

sabato 19 settembre 2015

11 settembre


Settembre per tutti rappresenta uno spartiacque. L’Estate sta finendo, tutti i progetti bloccati devono riprendere e riprendono tutte le attività commerciali, scolastiche, civili, teatrali, per una nuova stagione, preludio alle feste di Dicembre. Si aggiusta il tiro per portare i progetti alla conclusione in modo da poterne iniziare altri dopo Natale.
Il 30 agosto di 60 anni mia madre   incinta di nove mesi migrò sola a Trieste, in quanto la famiglia proseguì il viaggio nel Pordenonese, dove erano riusciti ad affittare un po’ di stanze ed una cantina, per evitare il campo profughi.
Aspettando il parto mia madre stava da una parente che viveva in casa della suocera con cui la nuora era in continuo attrito, ma non c’erano altri parenti che la volevano prima del parto…  Mamma mi confessò, quando ero ormai maggiorenne, che quei giorni furono tremendi per lei. Avevano abbandonato tutto, perso casa, perso il lavoro, perso la terra, abbandonato parenti, trasportando le poche cose che erano riusciti a portare in Italia su dei carri. Ma erano liberi, perché si erano liberati del terrore dei soldati di Tito, dalle loro irruzioni nel mulino e nel frantoio della nostra famiglia dove prendevano quel che potevano arraffare e rompevano ciò che non potevano portare via.  La gravidanza, gli ormoni, la fame aumentavano la depressione e solo la sua anima cattolica ed il pensiero di lasciare mio fratello di 3 anni ed il giovane marito la fermarono dal suicidio. Lei aveva 23 anni e papà 25.
Meno male venni al mondo prima. Alle prime ore dell’11 settembre, una domenica. Mio padre avvertito della mia nascita riuscì a raggiungerci solo il giorno dopo lunedì 12 settembre e solo in questo giorno lui mi faceva gli auguri. [Quando mia madre l’11 mi preparava la torta e faceva gli auguri, Papà la guardava e diceva sempre la stessa frase ... “ma non è nata il 12??” Perché per lui era il giorno in cui mi aveva vista per la prima volta.]
Quando   mia madre fu in grado di viaggiare raggiungemmo la famiglia nel Pordenonese e si stava in affitto in stanze. Gli uomini andavano a giornata a lavorare dove potevano, ma l'autunno e l'inverno non trovarono granché perché la zona è agricola e si sa d'inverno si fermano i lavori: dovettero centellinare i pochi soldi che avevano, per poter pagare l'affitto. Si mangiava in una cantina, dove le donne cucinavano ed il gas era razionato per cucinare solo il cibo, non per scaldare l’acqua e mia madre fu costretta a lavarmi con l’acqua di fonte che scendeva dai monti, gelida in uno degli inverni più gelidi del secolo scorso. Mi raccontava che bagnava le pezzuole nell’acqua ghiacciata e le scaldava appoggiandole sulla faccia prima di lavarmi nel cambio dei pannolini.

Quando vedo i profughi Siriani penso a questo! A quanto anche noi –sia pure in numero molto inferiore- siamo stati malvisti, osteggiati, rifiutati. Ma l’Istria è ben piccola rispetto alla Siria. Il loro è un dramma enorme. 

Tanti rimasero pochissimo tempo nel campo profughi, preferirono abbandonare Trieste dove il lavoro (per  il grande afflusso) stava scarseggiando ed andarono a cercar fortuna nelle Americhe ed in Australia. Anche noi dovevamo migrare. Ma i nonni ci convinsero a restare. Mamma era figlia unica e loro, dopo aver perso tutto casa e lavoro, sarebbero morti di crepacuore  a “perdere” anche la loro amata figlia, perché allora c’era solo il trasporto navi e non esisteva skype. Ma anche il fatto di andare allo sbaraglio oltre oceano con una bimba di pochi mesi fu un deterrente, dato che mia madre non voleva che papà ci precedesse da solo, perché erano già tante le vedove bianche a Trieste, con mariti migrati e doppia famiglia. 

Di quegli anni resta solo questa fotografia, che doveva corredare la domanda di espatrio verso il Canada. 



Ed è proprio in onore ai miei genitori ai loro e nostri tanti sacrifici che quest'anno ho festeggiato alla grande il mio 60° compleanno con amici e parenti! Un bel traguardo!

giovedì 20 agosto 2015

Foto di Trieste

http://www.lookr.com/it/lookout/1424659205-Trieste#action-play-day

A questo link trovate la webcam di Piazza Unità che vi fa vedere il video della durata di un giorno, se cliccate sul bordo inferiore con le due freccine vicino a 24 ore, potrete selezionare anche il video delle riprese di un mese o di un anno. 

Nella seconda parte della pagina, in corrispondenza delle foto delle varie attrazioni, trovate ulteriori foto di Trieste con la raccolta di chi le ha postate in Google, sono foto magnifiche se avete tempo guardatele!!! 


domenica 16 agosto 2015

Uomo e Natura

Trieste ieri ha dato il meglio di se per festeggiare il Ferragosto. Alle 23 son partiti gli abituali  fuochi artificiali  e dopo poco il Cielo ha fatto la sua performance, con tuoni, fulmini, pioggia, grandine e... acqua alta !!! 

Vi posto un video di Hari Bertoja ed una foto emblematica ottimo scatto di Federico Monti.









lunedì 10 agosto 2015

Piacere Paolo

Stamattina mia figlia mi ha ricordato un aneddoto, molto spassoso, su suo padre (mio marito : ) che avevo dimenticato con il tempo.
Quando era piccola, la domenica la facevo accompagnare da mio marito in chiesa per la messa. 
La prima volta mio marito accompagnò prima lei al banco dei bambini e poi si mise in fondo alla chiesa ad aspettarla. Dopo il Padre Nostro, la gente iniziò a scambiarsi un segno di pace, ricevendo la stretta di mano, mio marito disse a tutti : "Piacere Paolo"...
Divenne in breve la barzelletta del rione e da allora stentò a partecipare alla messa... quando accompagnava mia figlia restava al bar di fronte!  


giovedì 6 agosto 2015

Agosto...

E' da tempo che non ho voglia di postare, i motivi sono tanti. E' tornato forte il desiderio di chiudere il blog, perché, per quanto possa pubblicare, tutto mi sembra vuoto ed effimero. 

Il tempo scivola inesorabile. La tristezza avanza guardando il cielo, con le rondini sparite d'improvviso dai nostri cieli alla fine di luglio!!! Ed il silenzio del cortile, a parte qualche pigolio di piccione e i passerotti che al mattino si rincorrono sui cespugli della zona, lascia un vuoto nell'anima, rallegrata solo fino a due settimane fa da garrule strida di rondini in volo. I giorni si accorciano.. un'ora di luce se n'è andata! 

Ovviamente cerco di assaporare ciò che di buono arriva.  La canicola che  mi fa star bene, anche se "svampo" letteralmente sciogliendomi in fiumi di sudore, io la notte dormo da dio con questo caldo! Mi alzo al mattino senza mal di testa, rilassata, riposata! E' un controsenso, lo so, tutti si lamentano ed io mi crogiolo nel calore di queste notti, snobbando ventilatori e condizionatori d'aria!  Assaporo le nuotate in mare. Il celeste del cielo sereno ed i nuvoloni bianchi di calore mi riempiono gli occhi e l'anima!

Il tempo passa, ma va bene così... è la vita! Buon Agosto a tutti!!!!





mercoledì 22 luglio 2015

Dal Sito Trieste Capitale del Caffè

http://www.triestecapitaledelcaffe.it/it

Trieste è capitale del caffè per storia, economia, costume, tradizione.
Dal periodo in cui Trieste era il porto più importante dell'Impero Asburgico nel Mediterraneo, sono transitati nelle sue banchine e nei suoi magazzini sacchi e sacchi di caffè destinati ad alimentare i famosi storici Caffè della Mitteleuropa.
E oggi, come ieri, la Città esprime una profonda, antica cultura del caffè costruita sul lavoro, sull'imprenditoria, sulla ricerca, sul "gusto".
Il caffè è il protagonista di "Il gusto di una città - Trieste capitale del caffè" all'ex-Pescheria sulle Rive: più di quattro mesi di incontri, musica, spettacoli, avvenimenti che girano tutti attorno ad un chicco, il chicco del caffè.
L'allestimento evoca il viaggio, gli imballaggi, il traffico transoceanico delle bacche, una esposizione narra le fasi della trasformazione dalla pianta alla tazzina; foto e grafiche fanno rivivere le atmosfere degli storici caffè della Trieste mitteleuropea.
Al centro dello spazio un bar caffè propone la degustazione di vari tipi di miscele di caffè e gli assaggi della tradizione pasticciera di Trieste, Vienna, Praga, e Budapest correlata al gusto e alla consumazione del caffè.
Alla sera un nutrito programma di attività musicali, spettacolari e di intrattenimento è a disposizione del pubblico che trova tanti diversi dispositivi multimediali per scoprire gli aspetti segreti della mitica bevanda e per visitare virtualmente il Cluster del caffè all'Expo di Milano.
Tante maniere diverse per affermare il ruolo che Trieste riveste nella evoluzione del gusto del caffè in Europa e che le vale a buon diritto l'appellativo di “capitale".

giovedì 16 luglio 2015

Trieste



L'inglese The Escapist, uno speciale del mensile "Monocle" noto in tutto il mondo che si occupa di attualità, cultura, lifestyle ecc... e da giovedì in edicola, cita Trieste tra le 10 mete preferite al mondo.
Grazie a un focus su 10 città, questa edizione fa assaporare gli aspetti migliori dei viaggi, per qualsiasi ragione stiamo viaggiando.
Ecco le 10 città consigliate dalla redazione: 1.San Sebastián, Spagna; 2. Sapporo, Giappone; 3.Córdoba, Argentina; 4. Chiang Mai, Thailandia; 5. Anchorage, Alaska USA; 6.Addis Abeba, Etiopia; 7.Trieste, Italia; 8.Perth, Australia; 9.Varsavia, Polonia; 10. Bangor, Maine, USA
In questo week-end poi, oltre alla Costa Mediterranea farà scalo a Trieste anche un'altra nave da crociera.  



giovedì 2 luglio 2015

Pensiero del giorno

« Di tanto in tanto fermatevi, chiudete gli occhi, entrate in voi stessi e cercate di ritrovare il centro divino che è la sorgente pura della vita. Quando li aprirete di nuovo, vi sentirete rasserenati.
Aprire e chiudere gli occhi… Non si potrebbero nemmeno contare le volte che al giorno si fanno questi movimenti, ma li si fa inconsciamente, e per tale ragione non se ne trae alcun beneficio. Eccovi allora un esercizio che vi sarà molto benefico se imparerete a farlo mettendoci la vostra coscienza. Chiudete gli occhi lentamente e teneteli chiusi per un po'. Poi apriteli di nuovo, lentamente, e studiate i cambiamenti che avvengono in voi… A poco a poco riuscirete a capire come questa alternanza di apertura e chiusura degli occhi abbia la sua corrispondenza nella vita psichica: aprire gli occhi significa andare verso il mondo esteriore, l’animazione, l’azione; chiuderli significa ritornare al centro del vostro essere, che è pace e silenzio. Quando sarete riusciti a raggiungere questo centro in voi, sentirete affluire correnti che vi porteranno l’equilibrio, l’armonia e la luce. »  Omraam Mikhaël Aïvanhov

Buon luglio gente!!! godetevelo alla grande, assaporando ogni giorno!! 


lunedì 22 giugno 2015

Mamma e figlio

Figlio : guarda questa serie (True Detective) Mamma, vedrai che ti piacerà di sicuro!  (mette su streaming la prima puntata)
Renata : ah? è un telefilm HBO ! 
Figlio:  si, si, guarda è veramente appassionante!
Renata : bene buona notte
Figlio : guardalo mi raccomando, domani mattina ne parliamo...
Renata : vuoi dire che domani mattina  mi interroghi ? .... : D 

Che a mio figlio piaccia la serie True Detective? ebbene si... e il pressare per persuadere l'ha ereditato da me! :D 

Sta per arrivareeeeee

domenica 21 giugno 2015

Il primo giorno d'Estate

Ho aperto le finestre ed ho fatto entrare il sole in tutta la casa, nonostante il giro d'aria! :D E' finalmente bello far entrare luce e calore. Dopo due settimane di sole un intermezzo di pioggia e vento ci hanno fatto ritornare al freddo. Oggi primo giorno d'estate è una giornata splendida ed oltre ad esserne consapevole per le caratteristiche meteorologiche, anche il Sé ne è consapevole e sono allegra.

Ieri a Trieste c'erano due eventi. Il guinness del primato della più grande coperta con più di 700 invii da parte di appassionate dei ferri e dell'uncinetto che hanno contribuito a ricoprire una delle piazze più belle d'Europa: la nostra piazza Unità d'Italia.


Ecco la visione d'insieme 


Ed ecco un particolare. I volontari hanno lavorato alacremente per assemblarla coprendo 2886 mq battendo il precedente primato del Sud Africa di soli 1020!

Il secondo grande evento che ha visto la città invasa da 21000 partecipanti è la corsa Color Run con persone affluite non solo dall'Italia ma anche dall'Europa!!!  Alle 15.00 uno scroscio di pioggia ed il vento leggero che ha soffiato dal mattino pareva compromettere la manifestazione, ma il tempo è stato clemente e dalle 17:30 alla partenza il sole è arrivato puntuale! 






L'estate inizia con iniziative allegre, entusiasmi che alleggeriscono il momento ed allentano le tensioni. 
Speriamo bene... 

Buona Estate a tutti!!


giovedì 11 giugno 2015

Sono le piccole cose che contano



E' l'esempio che crea l' insegnamento. Quanto è importante nel genere umano lo stimolo all'imitazione? Basilare! per gli ormoni "specchio" che invitano a replicare ciò che ha "impressionato" favorevolmente la nostra mente. Purtroppo questo funziona anche per le cose negative e dovremmo stare accorti a questo. Pensare positivo è importante. Ogni piccola azione crea un antecedente, che come il seme fa crescere una grande pianta, si allarga a macchia d'olio e rende la vita meno dura. 
Basta lamentarsi senza agire!!! Come diceva il Mahatma Gandhi 
"Sii il cambiamento che vuoi nel mondo." 
Buona vita a tutti! 

sabato 23 maggio 2015

L'Italia ed il resto del mondo in cifre

Da    https://www.facebook.com/dionidream?fref=photo

Non tutti sanno che
 
L’Italia occupa lo 0,5% della Terra, e ci vive lo 0,83% dell’umanità.
Le condizioni bio climatiche sono uniche al mondo, permette alla penisola di essere la PRIMA nazione al mondo per biodiversità:
7.000 differenti vegetali, segue il Brasile con 3.000;
58.000 specie di animali, segue la Cina con 20.000;
1.800 vitigni spontanei da uva, segue la Francia con 200;
997 tipi di mele, in tutto il mondo ne esistono 1.227;
140 tipi di grano, seguono gli USA con 6;

L’Italia possiede il 70% del patrimonio artistico e umano, il rimanente 30% è sparso in tutto il resto del pianeta.


....ed i nostri politici fanno di tutto per venderlo, per distruggerlo con una pessima amministrazione. Salviamo il salvabile!!! 


Santa Matrona

Guardando il cellulare di una mia amica russa ho visto una strana icona, questa foto,  alquanto suggestiva e particolare e le ho chiesto che santa fosse.




“E’ la nostra santa, santa Matrona di Mosca!” ed ha iniziato a raccontarmi questa storia incredibile che vi riporto perché è molto interessante. Santa Matrona nacque nel 1885 (un anno prima di mio bisnonno) con gravi malformazioni alla nascita, il maggior difetto era la mancanza totale dei bulbi oculari. Fin dall’inizio però la madre capì che era una creatura speciale per via di un sogno che fece e che la convinse a tenerla nonostante i vicini le consigliassero di abbandonarla in orfanotrofio perché non sarebbe vissuta a lungo.
I suoi coetanei le fecero sempre dispetti e per questo santa Matrona preferiva la compagnia di persone adulte e dall’età di 8 anni si accorsero che aveva il dono della preveggenza. Un giorno spennando un pollo con la madre disse “Così spenneranno il nostro zar!”. Predisse anche l’invasione nazista della Russia molto prima dello scoppio della II guerra mondiale e predisse pure la vittoria dei russi.
Al tempo della rivoluzione russa i fratelli di santa Matrona diventarono fanatici attivisti bolscevichi, tanto che la santa dovette abbandonare la sua casa natale. Con una sua amica fece un lungo viaggio nei luoghi di culto della Russia e poi si stabilì a Mosca, ospitata da gente comune e cambiando spesso casa per sfuggire alla polizia non avendo documenti regolari e professando la religione bandita dal regime. A diciassette anni perse l'uso delle gambe. Dal 1925 divenne “Stolta in Cristo”, come indica la Prima lettera ai Corinti 1:18-24. 2:14. 3:18-19) Stolti erano coloro che vivevano di carità, simulando la pazzia e disprezzando il proprio corpo, credendo così di prender parte alla Passione di Cristo. Nonostante la clandestinità in cui visse di lei sapevano tutti, perché riceveva ogni giorno sempre tanta gente che aveva bisogno di un conforto e del suo consiglio, persone di tutti i ceti le facevano visita.  A questo proposito è noto l’aneddoto di un poliziotto che la trovò e durante l’arresto lei lo convinse a correre a casa perché la sua famiglia era in pericolo. Il poliziotto, appurato che santa Matrona non potesse scappare, corse a casa e trovò la casa sventrata e la moglie svenuta per lo scoppio di un fornello. La portò immediatamente in ospedale ed i medici lo rincuorarono perché solo grazie al suo tempestivo intervento la moglie sarebbe sopravvissuta. Da allora parlò con i suoi commilitoni e la santa fu lasciata vagare senza accanimento da parte della polizia.
Molti furono i miracoli che fece in vita. Si dice che una nobildonna andò da lei per intercedere per suo figlio malato di mente e santa Matrona le diede un’ampolla di acqua che benedisse e con cui avrebbe dovuto bagnare il figlio. La nobildonna fece ciò ed il figlio miracolosamente guarì. Si dice che anche Stalin stesso andò da lei per sapere se doveva nascondersi in altro luogo o aspettare i nazisti a Mosca. E lei gli rispose “Cosa sei venuto a fare da me? E’ nel tuo carattere combattere a viso aperto. Resta a Mosca, non verrai catturato!”

Morì nel 1952 ed è stata canonizzata nel 1999.

domenica 10 maggio 2015

Finalmente il caldo!

Da metà settimana le temperature si sono attestate su una temperatura estiva! Oggi ho fatto il primo bagno al mare, un paio d'ore, per la prima volta. 

Era previsto brutto tempo, invece abbiamo avuto due giornate magnifiche... l'acqua era trasparente, ma fredda, i piccoli pesciolini sbisciolavano nel fondale basso. 

E' un tornare alla vita dopo tanto freddo e cupo inverno. Inizia una nuova stagione! 


martedì 14 aprile 2015

Il sogno di Andrea Illy

PERCHÉ SOGNO DI OFFRIRE IL MIGLIORE CAFFÈ AL MONDO


Ho lo stesso sogno di mio padre e di mio nonno. È un sogno che parla di bontà e bellezza. 
Di aromi di luoghi lontani, miscelati ad arte, per ispirare da sempre le migliori menti.
Ma parla soprattutto della mia famiglia. Di quando mio nonno, a Trieste, decise di dedicare la sua vita
al sogno di offrire il migliore caffè al mondo. Un sogno che portiamo avanti da più di ottant’anni.
Per il piacere di chi assapora il nostro unico blend e con la speranza di regalare un sorriso ad ogni tazzina.
Oggi, in occasione di Expo 2015, lo condividiamo con il mondo nella più grande celebrazione del caffè della storia.
Per riscoprire il passato, parlare del presente e immaginare il futuro di questa magia profumata.
Vi aspetto all’Expo, dal 1° maggio 2015.
Andrea Illy, Amministratore delegato illycaffè, Trieste.

lunedì 13 aprile 2015

Le rondini stanno tornando..

ieri, durante la gita in Slovenia, in un agriturismo il cielo è stato rallegrato da un garrulo volo di rondini ed il mio cuore ha gioito dei loro richiami e del sole, che gentile scaldava l'aria. E' un piacere passare tra i campi con filari di viti ordinate, pronte per il grande lavoro dell'anno: produrre ottimi grappoli di uva.
Finalmente è arrivata la bella stagione che torna a regalarci tanti versi e tanti canti, quadretti d'innamorati ed uccellini che si rincorrono per i rami ricoperti da tenero e verdissimo fogliame  nuovo. 
Un inno alla vita che mi fa sempre sorridere e ringraziare. 
Ringrazio sempre, per tutto. C'è sempre da ringraziare, fatelo, non solo quando vi capitano cose belle speciali, ma soprattutto per le cose semplici e normali, quelle di ogni giorno: come alzarsi all'ora giusta senza bisogno della scossa della sveglia, prendere il bus, che arriva dopo pochissimi minuti che siete alla fermata, essere vestiti adeguatamente per il clima attuale, senza prender freddo o sudare a cammello, trovare al primo colpo ciò che cercate riducendo il pellegrinaggio nei negozi ad un quarto d'ora!!! poter sedersi all'ombra di un albero nell'agriturismo e gustare piatti naturali con sapori di una volta, con l'aria libera da smog ed un cielo azzurro e qualche nuvola bianca, poter sorridere e parlare di cose trite e ritrite, parlare per dire nulla, sorridere in allegria a ricordi comuni...  svuotando la mente dei pensieri, vivere il momento per ciò che si sta godendo, senza pensarci tanto su. Considero tutto questo un bene straordinario e ringrazio ogni giorno.
La Primavera è faticosa, il corpo fa fatica ad abituarsi alla bella stagione, ma l'anima vola leggera.... ed apprezza ancora di più la luce fino a sera, sapendo che fra poco il giorno si allungherà ancora di più, il sole splenderà ancora più caldo e finalmente ci si potrà scoprire ed andare al mare!!! Buona Primavera a tutti!!!

venerdì 10 aprile 2015

Il caffè raccontato da un torrefattore..

.. in un bellissimo video, che ci immerge in questo meraviglioso "mondo" ! 

venerdì 3 aprile 2015

Coniglietti pasquali



idea simpatica e relativamente veloce! per trovare la ricetta andate al link http://www.stanhomesphere.it/coniglietti-di-pasqua/#.VR7TxvmsWSq

Se Trieste è bellissima, Roma è magnifica!!!!

Una gita di due giorni - di cui 18 ore in pullman- con meta Roma è stata -nonostante tutto- rigenerante!!!
Ho vinto per target di vendita raggiunto una gita premio aziendale. La compagnia è stata eccezionale, perché le donne "Stanhome" hanno una marcia in più: sono donne splendide, sempre battagliere sempre armate di resilienza e di determinazione.
Una foto ricordo di un momento di aggregazione e di orgoglio personale con la nostra mitica Tina Calvano,  Direttore alle Vendite Stanhome.



Grazie soprattutto alle colleghe per due giorni indimenticabili con 5 ore di sonno e 18 di viaggio sulla  dorsale della nostra bella Italia. Roma poi ci ha accolto la sera alla terrazza del  Gianicolo in un tramonto splendido


ed abbiamo tuffato le nostre mani nelle fontane più belle, meno che in quella di Trevi per ovvie ragioni : D

Devo ancora riordinare le foto ma questa è una delle più belle: 



Roma è magnifica, resta nel cuore, ma non ci vivrei mai!! Resta una città per le vacanze... splendide vacanze romane : D

Buona Paqua

Vi auguro in questi giorni tanta, tanta, ma tantissima Serenità,
che è il sale della vita! La felicità è un lusso, ma stiamo contenti, perché arriva anche quella : D
un abbraccio forte forte ed auguri a tutti con questo esilarante video di Crozza ! Bacioni Renata !
 

giovedì 26 marzo 2015

La resilienza


Questa parola non la conoscevo, ma ci sto già lavorando da una vita ... : D Per quanto difficile possa essere la resilienza è il mantenere la positività e non arrendersi mai!

mercoledì 25 marzo 2015

Pablo Neruda

Non incolpare nessuno,
non lamentarti mai di nessuno, di niente,
perché in fondo
Tu hai fatto quello che volevi nella vita.

Accetta la difficoltà di costruire te stesso
ed il valore di cominciare a correggerti.
Il trionfo del vero uomo
proviene delle ceneri del suo errore.

Non lamentarti mai della tua solitudine o della tua sorte,
affrontala con valore e accettala.
In un modo o in un altro
è il risultato delle tue azioni e la prova
che Tu sempre devi vincere.

Non amareggiarti del tuo fallimento
né attribuirlo agli altri.

Accettati adesso
o continuerai a giustificarti come un bimbo.
Ricordati che qualsiasi momento è buono per cominciare
e che nessuno è così terribile per cedere.

Non dimenticare
che la causa del tuo presente è il tuo passato,
come la causa del tuo futuro sarà il tuo presente.

Apprendi dagli audaci,
dai forti
da chi non accetta compromessi,
da chi vivrà malgrado tutto
pensa meno ai tuoi problemi
e più al tuo lavoro.

I tuoi problemi, senza alimentarli, moriranno.
Impara a nascere dal dolore
e ad essere più grande, che è
il più grande degli ostacoli.

Guarda te stesso allo specchio
e sarai libero e forte
e finirai di essere una marionetta delle circostanze,
perché tu stesso sei il tuo destino.

Alzati e guarda il sole nelle mattine
e respira la luce dell'alba.
Tu sei la parte della forza della tua vita.
Adesso svegliati, combatti, cammina,
deciditi e trionferai nella vita;
Non pensare mai al destino,
perché il destino
è il pretesto dei falliti.

domenica 22 marzo 2015

Aria di festa

Ancora una settimana e ci siamo! Inizia l'ora legale e fra poco è Pasqua. 
La mia mente corre al passato, quando in questa stagione la mamma, che faceva la sarta in casa, aveva un andirivieni di clienti. C'era la generosa, la capricciosa, la scorbutica, il pezzo di pane, come una mia zia. Per Pasqua era un classico vestire qualcosa di nuovo, di più leggero, per esorcizzare l'inverno trascorso, anche quando la Pasqua cadeva nel mese di marzo e le temperature erano ancora rigide.
Un anno mia madre a spanne realizzò subito che la stoffa fornita dalla zia era abbondante e chiese il permesso di poter usare quello che avanzava per me. E quella Pasqua Mamma riuscì a farmi una gonna aperta davanti con originali bottoni di metallo, che davano un'aria di gioventù ad una stoffa seria e con la stoffa del mantello blu della zia la mamma fece miracoli facendo venir fuori una piccola giacchina per me che ero piccola e mingherlina ricordo i bottoni dorati da marinara: erano tempi duri, bisognava arrangiarsi.
 

Il sole, come oggi, nel corso della giornata scaldava la temperatura e tutto iniziava a fiorire. 

La Pasqua era una gran festa, il mercoledì precedente era l'ultimo giorno di scuola e fino al martedì eravamo in vacanza, al solito noi ragazzi con Mamma si andava dai nonni in campagna con la corriera il giovedì, raggiunti da Papà se riusciva ad avere il giorno libero o prendersi ferie. 

La Nonna aveva fatto un lavoro enorme non solo pulendo, ma anche ridipingendo la grande cucina e qualche volta anche le stanze. Tutto sapeva di fresco e pulito, in cucina i centrini con i bordi alti induriti nella stiratura dall'amido incorniciavano vezzosamente i pochi suppellettili. Il Nonno aveva lavorato duramente per seminare le varie colture, preparare le prime verdure nell'orto che sarebbero andate a tavola, mentre seguiva la maturazione del vino nuovo, che iniziava una nuova leggera fermentazione nelle botti per simpatia alla fioritura delle viti. 

Tutto era in ordine e già si aspettava il momento di portare le pinze dal fornaio il venerdì santo. La pinza è questa, nella foto presa dal web,   un dolce tipico della Venezia Giulia, anche se essendo in fondo un pane dolce penso si possa trovare in tutte le regioni d'Italia con delle varianti. Trovate qui la ricetta http://www.damgas.altervista.org/blog/pinza-pasquale-triestina/



La Nonna e le zie facevano a gara a chi le facesse più buone e gustose. Le preparavano per tempo e portavano la pasta dal fornaio, che dopo averle messe per una notte nella camera di lievitazione del suo forno, le arrostiva. Ne facevano circa una decina, erano deliziose: morbide, gustose, duravano friabili per settimane. Un tripudio per il palato, la mattina ad intingerle nel caffé latte magari rinforzato dallo zabaione sbattuto dalla bisnonna fino a farlo diventare bianco e spumoso fatto con le uova fresche delle nostre galline. Oppure cosparse di burro e marmellata e poi con la nutella erano un mito! Se duravano a lungo e diventavano secche, venivano poste sulla piastra della cucina e biscottate.

C'è un altro dolce che si fa per Pasqua da noi e che si regala alle donne ed ai bambini ed è la "titola". 



Viene realizzato con la pasta della pinza che ferma un uovo sodo in una piccola treccia corsparsa di granella di zucchero: la sua forma allungata rappresenta il chiodo con cui venne crocefisso il Cristo, mentre l'uovo sempre colorato in rosso ne rappresenta il sangue, portando un messaggio di speranza che da la resurrezione del Cristo. Oggi si usa colorare le uova in diversi colori per la gioia dei piccini. 
 

La vigilia era stretta, di venerdì e sabato si mangiavano le tagliatelle con le alici sott'olio, la sera si mangiava verdura e pesce. Il sabato era la volta di pasta al burro e calamari o acciughe fritte, oppure seppie in umido con patate e polenta. Il sabato però la nonna faceva il pane in casa e nella cucina l'odore si spandeva inebriante... tanto che mangiavamo una pagnotta già quel giorno e soprattutto ancora caldo appena uscito dal forno.

Era tradizione che il giorno di Pasqua la mamma e la nonna andassero a messa alle 8,  portavano con loro una pinza da far benedire al prete per portarla in tavola a pranzo.   Noi bambini del gruppo di case dove abitavano i nonni ci recavamo in massa alla messa delle 10.30 quella che  chiamavamo  "messa granda" (=  messa cantata), noi nei banchi di sinistra con le donne, il nonno e gli zii, nei banchi di destra riservati agli uomini. 

La strada fino alla chiesa era ancora in ghiaia battuta, si prendeva una bacchetta per allontanare qualche molesto cane, malintenzionato, scappato o lasciato libero da catena, ma l'unione fa la forza ed il gruppetto eterogeneo di ragazzi e ragazze di diverse età era spensierato duranto il tragitto, sapeva di potersi ben difendere. Si camminava, si saltava, si correva, si scivolava sulle pozzanghere ghiacciate, se la temperatura era rigida. 

Il ritorno a casa ci trovava affamati e stimolati da una ridda d'odori gustosissimi. 

La tavola era enorme: i bisnonni, i nonni, la mamma, il papà, io e mio fratello e gli zii D. e G. con le loro mogli. La tavola era sempre allegra, il vino invitava allo scherzo, sempre rispettoso (i nonni e gli zii davano ancora del "voi" ai loro genitori!), tutti raccontavano storie, si ricordavano l'un l'altro avventure, scherzi ingenui fatti ad amici o parenti, esorcizzavano la fatica, la tristezza dell'esilio, apprezzando quanto la nuova terra ripagava del loro lavoro. 
Il pranzo era lunghissimo, spesso ci si fermava anche a cenare. 
Per antipasto la giardinetta di verdura sottaceto e si tagliava il primo prosciutto di casa. Poi c'era il brodo ristretto di cappone, la pasta con il sugo di carne o il pasticcio al ragù, seguiva il gallo arrosto (perché i nonni non amavano la carne d'agnello) con le patate al forno, la verdura fresca dell'orto e come dolce la pinza, che le nonne soprattutto la sera incitavano noi bambini a pucciare nel vino buono aggiustato con un generoso cucchiaio da tavola di zucchero. Era una leccornia, ma ovviamente ci metteva K.O., andavo ben presto a letto ubriaca, la Mamma protestava, ma le voci degli anziani la calmavano subito "una volta in tanto, fa ben: fa bon sangue!!!"  Ed io salivo con difficoltà le scale e mi mettevo nel letto matrimoniale vicino al nonne, che saltava imprecando ogni volta che vi entravo, quando lo toccavo con i miei piedi gelati.  Era bello addormentarsi vicino al nonno, che stava tutto sotto le coperte solo il ciuffo nero dei suoi capelli si intravvedeva sul cuscino. Sotto le coperte il suo corpo aveva generato un piacevole tepore, che mi accoglieva dolcemente traghettandomi in un sonno. Ma guai a muovermi!  perché ad ogni movimento la mia testa girava come se fossi nella centrifuga degli astronauti e mi pareva di morire... :D 

Buona Pasqua a tutti! 

giovedì 19 marzo 2015

19 marzo - San Giuseppe

Nei social networks ho letto disparati posts e commenti a questa giornata e tanti auguri a tutti i papà. 
Anche a me è venuto il magone, per il mio Papà morto così presto, per il nonno Giuseppe e per il nonno Mario nato in questo giorno nel 1900. 

Ma più che la festa del Papà, il 19 marzo per noi ragazzi era una festa bellissima: un giorno di preziosa vacanza da scuola,  ancora più apprezzata quando anche Papà era di riposo. Quindi si impigriva la mattina a letto,  si faceva il pranzo in fretta perché dopo andavamo dallo zio Giuseppe e dalla zia Maria: per San Giuseppe si faceva sempre una bella passeggiata -tempo permettendo-. Una delle mete preferite era la villa Revoltella, che con la primavera offriva un bellissimo parco ridente e rigoglioso, pieno di fiori nuovi con una bella distesa d'erba verde smeraldo.  Controllavamo subito dov'erano i pavoni. Sotto gli enormi abeti c'erano dei grandi funghi sembravano magici come quelli del brucaliffo. Poi si andava alla fontana davanti alla Chiesa per dare da mangiare ai pesciolini rossi. Ci dirigevamo dopo verso il centro del parco, lasciando alla nostra sinistra la grandissima serra, piena di piante ed alberi di tutto il mondo, poi c'erano i terrari sotto il muro dove dimoravano le pianticelle appena nate, che venivano coltivate per formare l'aiuola con lo stemma di Trieste e la data del giorno. Scendevamo la scalinata dove ci aspettava una grande fontana,  con sopra un enorme Pinocchio che si specchiava dentro l'acqua angosciato per le sue orecchie d'asino. In fondo alla collinetta si trovavano i campi giochi: una pista di pattinaggio, un campo da tennis dismesso, alcune altalene con la fila di bambini che aspettavano il loro turno, la giostra sempre piena, supervisionata da qualche genitore.. A volte ci si sbucciava le ginocchia, ma Mamma prima ci strapazzava un po' per la nostra sconsideratezza a correre in quel modo, poi ci asciugava le lacrime e con un fazzoletto inumidito da saliva dava il primo soccorso pulendo la ferita dalla terra e rimbrottando, che in fondo non era nulla di grave, infatti si riprendeva a correre a giocare, a saltare, a dondolare... di nuovo piangenti quando il sole andando al tramonto ci induceva a rientrare sotto la pressione degli adulti, perché iniziava a fare freddo...    Di  ritorno si passava davanti alla voliera degli uccellini di tante varietà, che nel tepore della primavera scrollavano le loro piume, le pulivano contenti, facevano il bagno nelle ciotole d'acqua, si rincorrevano cantando allegri. Noi bambini restavamo rapiti e curiosi a guardare quella varietà di colori e di canti e constatavamo i nuovi arrivati. 

Alla fine si rientrava a casa degli zii e la zia Maria ci preparava una scodella di latte caldo o di te, con i biscotti pavesini, oppure con una fetta di dolce buonissimo se aveva avuto il tempo di farlo. Ricordo le sue torte meravigliose sempre con la glassa sopra. Divoravamo ogni cosa e ci consolavamo guardando la TV dei ragazzi, che iniziava le prime trasmissioni intorno alle 16.30.

Per tornare a casa e risparmiare sul biglietto dell'autobus si percorreva la strada a piedi visto che era in discesa; se ci lamentavamo per la stanchezza, dato che il traffico era quasi inesistente Papà ci prendeva per mano e iniziava a scendere saltando a balzelloni accellerando il passo, mentre lui cadenzava il ritmo dei balzi con una filastrocca. 

La strada non era tanto lunga, ma a noi bambini sembrava interminabile: quella notte dormivamo come sassi. 

Illy porta Sebastião Salgado a Expo 2015

http://www.comunicaffe.it/due-video-illy-porta-sebastiao-salgado-a-expo-2015/



MILANO – Andrea Illy ha detto ieri che la sua azienda sta lavorando da due anni alla realizzazione delcluster del caffè. Nel quale le fotografie di Sabastião Salgado porterà la forza evocativa delle immagini di grande formato, tutte dedicate alla coltivazione del caffè in 80 Paesi che Salgado ha visitato in buona parte.
Vi  proponiamo un video che raccoglie molte di queste fotografie, quelle che sono già state mostrate all’Auditorium Renzo Piano di Roma. Il video è di Maria Teresa de Vito.


mercoledì 18 marzo 2015

A Trieste... come si dice e cosa si fa...



da Tiziana Zuppi... cito : 

A Trieste...
A Trieste per dire mi dispiace si dice “volentieri…”
A Trieste se vuoi bere un caffè devi conoscere il suo vocabolario: nero, goccia, capo, capo in b, deca, …A Trieste si va in spiaggia separati (Alla Lanterna): donne con le donne, uomini con gli uomini.
A Trieste chi attraversa sulle strisce passa sempre per primo.
A Trieste ci sono più di otto diverse religioni che si rispettano e non fanno guerre.
A Trieste c’è davanti il mare.
A Trieste “si va al bagno“, ma non come in Italia.
A Trieste la corrente elettrica si divide ancora in 220 o 125.
A Trieste i "pedoci" = pidocchi (le cozze  n.d.t. ) si possono mangiare
A Trieste c’è la più alta concentrazione di scienziati e scrittori da tutto il mondo, ma nessuno lo sa.
A Trieste la follia è stata dichiarata normalità.
A Trieste il danno è diventato “esistenziale”.
A Trieste quando tira il vento, mettono le corde per tenersi.
A Trieste se vedi un uomo malvestito può sempre essere un milionario.
A Trieste la bandiera tricolore sventola a tutte le feste comandate.
A Trieste si va in Slovenia per fare benzina.
A Trieste non si dice terrone bensì  "  'talian  ".
A Trieste quando compri casa non devi andare al Catasto, ma al Tavolare di Maria Teresa d’Austria.
A Trieste si parla come si mangia: il primo è sloveno, il secondo austriaco, il vino italiano o triestino. Qualcuno, di nascosto, beve e parla in friulano.
A Trieste quando ci si tuffa in acqua vince chi fa più spruzzi.
A Trieste i “pastini” non sono piccoli pasti e i “trombini” non sono piccole trombe.
A Trieste non si chienono 100 grammi o un etto, ma "10 deca".
A Trieste i cartelli stradali sono scritti in italiano, ma i valori interni parlano tutte le lingue.
A Trieste c’è la scuola interpreti più famosa d’Italia: ci sarà un motivo.
A Trieste i giovani sono i muli e le mule.
A Trieste le acciughe si chiamano sardoni e i "sardoni" si buttano alle mule ... (come si pescano seppie con pezzetti di acciughe, così i "muli pescano le mule").
A Trieste il "mato” era un tizio “normale” già prima di Basaglia.
A Trieste “l’atomica” non è una bomba e nessuno la teme ( n.d.t. pentola a pressione).
A Trieste i guai “ xe longhi ”
A Trieste, quando si parla in italiano, si parla in “lingua“.
A Trieste jota non è solo una lettera dell'alfabeto.

Un filmato prodotto dalla televisione Giapponese

che illustra la mia città ai Giapponesi , molto suggestivo... e molto strano a sentire la speaker pronunciare "Torieste" ... : D

vi metto il link perché il video non riesco a pubblicarlo... https://www.youtube.com/watch?v=IzLJkfBo9hE

e vi passo un'altro per farne il raffronto... come la vedono i Francesi!

lunedì 9 marzo 2015

Anche oggi..

uno splendido tramonto. 



Storia del Gianduiotto

Il 21 novembre 1806 Napoleone Bonaparte a Berlino decretò il cosiddetto Blocco Continentale, che vietava il commercio tra i Paesi soggetti al governo francese e le navi britanniche. Dal 1798, e fino al 1814, il Piemonte fu sottomesso alla dominazione napoleonica. Tra i prodotti maggiormente esportati dagli inglesi (importati dalle loro colonie), vi era il cacao che, a causa dei provvedimenti presi da Napoleone, subì un considerevole ridimensionamento. Cosa gravissima, se si pensa che, a fine Settecento, a Torino si era creata una vera tradizione di cioccolatai, che producevano 350 chilogrammi di cioccolato al giorno. Così, dall’incontro tra il cacao e il Piemonte, e grazie alle restrizioni napoleoniche, nacque il Gianduiotto. Come andò di preciso?

gianduiotto

fonte : http://www.bergamopost.it/chi-e/incredibile-storia-gianduiotto-compie-150-anni/

La storia. «Una volta provato del cioccolato non si può più farne a meno». Se questo è un concetto valido ai giorni nostri, era già assodato ad inizio Ottocento, quando, nonostante le quantità minori di cacao importate e i conseguenti esosi prezzi, la domanda di cioccolato era elevatissima. E, in Piemonte, urgeva una soluzione per barcamenarsi in questa complicata situazione. Torino conosceva ormai da quasi 250 anni il cioccolato, esattamente da quando Emanuele Filiberto di Savoia era tornato dalla pace di Chateau Cambresis del 1559 con dei semi di cacao. Fino al 1826 in tutto il mondo il cioccolato veniva servito solo ed esclusivamente come bevanda liquida.
Proprio in quel periodo Paul Caffarel, imprenditore di origine valdese, era proprietario di una fabbrica nel quartiere di San Donato a Torino, dove perfezionò una macchina che gli permise di produrre il primo cioccolatino: cioccolato solido ottenuto con la miscela di cacao, acqua, zucchero e vaniglia. Nel 1852 il figlio di Caffarel, Isidore, fuse la fabbrica con quella di un altro importante industriale del settore dolciario, Michele Prochet. La Caffarel-Prochet, per rispondere alle richieste di cioccolato dei torinesi, decise di sfruttare una collaborazione con la vicina Alba, scommettendo sul prodotto più famoso della zona: la nocciola Tonda Gentile delle Langhe. Prochet ebbe l’intuizione geniale di sostituire nell’impasto i pezzetti di nocciola, facendola tostare e macinare, rendendola così simile a una crema, alla quale venivano poi aggiunti il cacao e lo zucchero.

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Il nome. È il 1865 quando Prochet affina la sua creatura con una forma che viene chiamata «givò», che in dialetto piemontese significa «mozzicone di sigaro», e ricorda una piccola barca rovesciata. Bisognava pensare a un modo per farla conoscere: a quei tempi il carnevale di Torino era parecchio famoso in tutta Italia, e le maschere tipiche della tradizione erano solite lanciare leccornie e dolciumi alla folla. Caffarel sfruttò così la maschera Gianduja per distribuire i suoi Givò 1865 alla gente. Gianduja (tradotto letteralmente: Giovanni del boccale) è una maschera tipica della tradizione piemontese, che incarna lo stereotipo del galantuomo locale allegro e godereccio che partecipa attivamente alla vita cittadina, senza risparmiare opere di carità. La leggenda vuole che la forma del cioccolatino ricordi l’ala del tricorno indossato come copricapo da Gianduja.
Il Carnevale 1869 fu il punto di svolta per il Caffarel 1865 che piacque talmente tanto da mutare il nome in Gianduiotto, con cui divenne famoso. L’altra grande novità introdotta da Caffarel fu quella di distribuire i cioccolatini prodotti non nelle solite scatole, ma singolarmente e, per la prima volta, avvolti in una carta dorata sulla quale era raffigurata la celebre maschera (licenza possibile solo all’azienda, in quanto depositaria del marchio).
Oggi il cioccolatino piemontese viene prodotto in tutto il mondo dalle principali industrie del cioccolato, come Pernigotti, Novi, Fiorio e Peyrano, e solo la Caffarel ne sforna 40 milioni all’anno, ed è conosciuto come eccellenza italiana nell’ambito culinario; viene da sorridere a pensare che, se non ci fosse stato il Blocco di Napoleone, forse non ce lo saremmo mai gustato.