La mia fedele compagna

La mia fedele compagna
La vita non è un cammino semplice e lineare lungo il quale possiamo procedere liberamente e senza intoppi, ma piuttosto un intricato labirinto, attraverso il quale dobbiamo trovare la nostra strada, spesso smarriti e confusi, talvolta imprigionati in un vicolo cieco. Ma sempre, se abbiamo fede, si aprirà una porta forse non quella che ci saremmo aspettati, ma certamente quella che alla fine si rivelerà la migliore per noi (A. Cronin)

sabato 6 febbraio 2010

Reazioni

Solo per il 7% le nostre comunicazioni sono basate sulle parole , il 93% è basato sull'inflessione della nostra voce, l'espressione facciale, il linguaggio del corpo e i neuroni specchio!

Potrete ben capire come mai certe volte, le nostre reazioni siano spesso frutto di una conseguenza non verbale e pertanto difficilmente controllabili, difficilmente decriptabili e neutralizzate.
Ecco perchè l'atteggiamento materno nei primi anni della nostra vita quando ancora siamo nello stadio non verbale riescono a fissare nel nostro organismo meccanismi di risposta che sono duri ad essere sradicati dalle nostre reazioni e dalle nostre abitudini.

I neuroni specchio si trovano soprattutto nella regione di Broca del nostro cervello, dove risiede la nostra capacità ad elaborare il linguaggio e nella corteccia cerebrale: sono quelli che ci fanno imitare inconsapenvolmente per simpatia i gesti di chi abbiamo difronte. Così se una persona è allegra, quando entra in una stanza riesce a portare la ventata di allegria ed a contagiare qualcuno. Ma se quell'allegria non è sincera, è la persona allegra che uscirà depressa dalla stanza!

Vi ricordate quando da piccoli si chiedeva timidamente a qualcuno che ci piaceva "Vuoi diventare il mio amico" : quando l'altro/a rispondeva di si, l'atteggiamento tra i due cambiava completamente ed eravamo pronti a difendere l' "amico" a spada tratta da altri bambini/e che ce lo volevano contendere o ne erano gelosi.

In realtà nello spazio di pochi secondi ci trasformavamo da perfetti sconosciuti ad amici per la pelle!

Quanto difficile diventa da adulti e questa capacità , condizionati da interesse, invidia, confronto ecc.

mercoledì 3 febbraio 2010

Marina Garaventa segnala il sito della Sindrome di Elhers-Danlos : http://www.ehlersdanlos.it/Index.aspx



Il sito, fondato da Lorenzo Banderali, si prefigge di mettere in contatto malati e famiglie aiutarli a comprendere meglio questa stranissima sindrome.

Come Marina scrive sul suo sito : http://laprincipessasulpisello.splinder.com/ ...

La EDS è un disturbo genetico che colpisce i 30 diversi tipi di collagene che compongono materiale costitutivo di gran parte dei tessuti e degli organi del nostro corpo: come ad esempio i tendini, i legamenti e la cartilagine. Per questo motivo, se tale materiale è alterato, può essere causa di problemi in varie parti del corpo.
La sindrome ha peculiarità particolarmente eterogenee e non solo ciascun tipo, ma anche ciascun paziente, rappresenta spesso una patologia a sé stante per espressività, tipologia e gravità dei sintomi.

Per favore divulgate per la maggior conoscenza e reperibilità d'informazioni di chi ne è affetto o di chi ha un familiare con questa patologia.

martedì 2 febbraio 2010

Legge di vita

La gente ascolta SOLO ciò che vuole sentire!


Questo assioma è frutto della mia esperienza: a nulla servono migliaia di parole. Cenere al vento, che al limite da fastidio agli "occhi", ma con una scrollata si elimina.


Le parole lacerano: pochi sanno dire le parole giuste, al momento giusto, che ti aprono la mente e fanno parte della tua personale rivoluzione, del tuo cambiamento.


Quando sentiamo le parole che ci portano alla coscienza la testimonianza dei nostri errori o le nostre cattive abitudini, ci proteggiamo con frasi "E' più forte di me!", "Si ma è solo un momento passeggero" ecc.


Guardare in faccia la propria realtà : ACCETTARE le nostre manchevolezze, nel senso di prendere coscienza dei nostri limiti, PERDONARCI ed ANDARE AVANTI, sono i passi più difficili di una vita, MAI IMPOSSIBILI. Sempre siamo aperti a due possibilità : di progredire o di restare arroccati sulle nostre posizioni.


Un conoscente aveva un'attività come operatore informatico con negozio proprio. La vita frenetica non gli permetteva di vivere in modo sereno, per varie vicissitudini ha deciso di chiudere l'attività: dopo un mese è dimagrito 15 (quindici) kili! La "corazza" che si era costituito a "protezione" è SVANITA!



Perchè anche se non vogliamo ammettere nemmeno con noi stessi la realtà, pur conoscendo a menadito la teoria, restiamo intrappolati nei nostri stessi meccanismi di difesa.





Mi vengono in mente parole imparate da bambina, ma che ripeto spesso " .. che io non resti confusa in eterno!" A prescindere dalla religiosità o meno, questo è precisamente ciò che ci accade: la nostra quotidianità e la ridda di impegni che ci costruiamo a "difesa" della nostra incapacità ad affrontare il nocciolo del problema è l'ostacolo che non ci permette di FOCALIZZARE e PRENDER COSCIENZA della nostra effettiva capacità se determinati a dare una svolta alla nostra vita ed a uscire dalla confusione, per dare il via ad ogni progresso.


Eppure questo nocciolo è talmente duro da affrontare che ne abbiamo paura. Quanto ci costa mollare la presa dalla nostra realtà traballante, ma conosciuta, quanto ci costa mollare i palliativi che ci siamo costruiti come mura di Berlino a difesa dei nostri alibi. Quanta paura abbiamo di fare ulteriori sacrifici, nel dubbio di non riuscire a cambiare.


Per quanto lavoro di introspezione abbia fatto, per quanto la sofferenza della vita mi abbia portato a conoscere l'animo umano ed ad identificarne le debolezze, per quanto abbia imparato la teoria da ottimi maestri, che mi hanno illustrato i meccanismi che intrappolano le persone, per quanto mi sforzi ed abbia tentato di porvi riparo, non riesco a scrollarmi di dosso la mia corazza : ci sono ancora 15 kili di troppo che zavorrano la mia anima, il mio progresso.

E' facile allora costruirsi mille alibi per giustificare la nostra confusione, mentre la soluzione è lì a due passi da noi, che ci aspetta, anzi è DENTRO di noi, nella nostra mente, che deve solo ACCETTARE il fatto di dover porre fine alla confusione, che gratifica momentaneamente, ma si paga a caro prezzo a lungo andare.

sabato 30 gennaio 2010

Andata e ritorno


Gita breve oggi: ho trovato i campi e le stradine interne ricoperte di neve e nel dubbio di rimaner isolata (anche se ho le catene: non le so mettere!) ho preferito tornare a casa in giornata prima che cali il sole.


Si perchè se la mattinata si è presentata nuvolosa con pioggerellina fina a Trieste poi verso la bassa Friulana ha smesso: l'autostrada era libera, ma intorno era tutto bianco e con sorpresa l'ultimo km era come viaggiare sull'ovatta e l'ho fatto con molta attenzione, anche rapita dallo spettacolo della cima del Monte Cavallo che illuminato dal sole mi salutava.

Il sole ha alzato la temperatura e in 4 ore la neve si è sciolta, lasciandomi andare a casa tranquilla!

mercoledì 27 gennaio 2010

Anche i guru soffrono il freddo...

E' buio fuori, sono sveglia e anche se l'orologio segna appena le 5.37, decido di alzarmi e rabbrividisco a sentire la furia dei refoli di Bora che scuotono le imposte e fanno sibilare i fili elettrici delle lampade appese in strada. Il cielo è come la pece, perfino le stelle con il loro blando luccichio sembra si rintanino nella coltre celeste a cercar riparo dalla Bora. Ma già alle 6.45 il buio si smorza in un blu meno cupo... Ieri alle 17.oo guardando il cielo mi sono resa conto che ancora non era buio e già il mio cuore si mette a cantare all'approssimarsi di marzo, con l'ora legale, la sua luce e quel teporino che prelude la primavera.
Intanto però fà un freddo cane, mi vesto a strati. Benedico i leggings, che mi ricordano tanto i mutandoni di lana dei nonni o le calzemaglie che ci mettevamo durante la settimana bianca quando eravamo giovani.

Ebbene si, anche noi "guru" ;) patiamo il freddo, specie se stressati. Tirem inanz!

Ieri sera mi sono addormentata davanti allo sceneggiato di Lando Buzzanca e mi sono beata del sole che vedevo nella mia Trieste ripresa probabilmente in primavera od in autunno. Consideravo i posti della ripresa: la questura l'hanno messa alla Casa del Portuale, un edificio sulle rive di fronte a Palazzo Carciotti, proprio perchè essendo sul lato mare era il meno ingombrante. Poi ci sono riprese all'Area di Ricerca e in piazza Unità che è isola pedonale e sul molo Audace anch'esso in zona a traffico ridotto sul lato mare. Sullo sfondo delle riprese si snodano i palazzi delle rive costruiti dalla borghesia dell'800 e del primo '900. Il mare che vi si vede è invitante, ammicca ai ricordi e ripenso ai bagni d'estate. Febbraio è corto, passa presto: è passato in un lampo pure Gennaio! Di solito è lungo e sembra non finire mai, ma quest'anno mi son stupita quando ho constatato che iniziavo a cancellare l'ultima settimana della pagina di calendario.
Buona giornata a tutti!

venerdì 22 gennaio 2010

Vado a Teatro

In ottobre vi ho detto che mi sono abbonata ad un teatro di Trieste intitolato ad uno dei nostri maggiori attori scomparso recentemente "Orazio Bobbio".

Ho già visto 4 recite e da tempo volevo farne un post.

In primis : sono impressionata dal fatto di NON riuscire a reggere per più di un paio scarso di minuti ad APPLAUDIRE. I miei ricordi di giovane assidua frequentatrice del teatro di prosa (mi sono sciroppata anche un sonniferoso dramma di ---oddio non mi viene il nome--- ah sì Kafka!) sono di applausi vigorosi e prolungati a seconda degli attori inchinati nel proscenio per non meno di cinque minuti buoni filati. Oggi, purtroppo, dopo un minuto vorrei alzarmi ed andarmene. NON SI FA! Ho minor energia della mia vicina, quasi ottantenne!

Le commedie che ho visto mi hanno riportato ad un certo entusiasmo, nonostante l'ambiente angusto : il teatro è piccolo e le poltrone sono proprio al limite della comodità, ma Giuliano Ferrara non ci sta proprio. Inoltre non sono avvezza a star seduta per tanto tempo senza muovermi ed il ritmo della recitazione non corrisponde ai tempi e ritmi che la televisione ci ha inculcato: mi sto pian piano riabituando alla frequentazione e ad ogni recita esco con maggior soddisfazione.

Le ultime commedie sono state molto apprezzate, anche se tutte erano belle: a parte Il Capitano Ulisse, con tempistica assolutamente lunga anche se con magnifici attori, ben interpretato, è stata alquanto pesante.

Ho visto un Andrea Giordana, che assomiglia sempre più a suo padre, un Paolo Ferrari inossidabile e bravissimo, Carla Gravina, brava nei ruoli drammatici di donne innamorate ed abbandonate, Franco Simoni, che ricordavo dal mitico sceneggiato I Fratelli Karamazov, brizzolato leggermente sovrappeso, ma sempre un bell'uomo. Le attrici, alcune erano sopra le righe forzatamente teatrali. Le "nostre" le ho trovate più "naturali", ma avevano un repertorio più vivace nei ruoli leggeri di commedia dialettale: bravissima Ariella Reggio, anima del nostro treatro stabile e della scuola, apparsa anche alla televisione nello sceneggiato "Tutti pazzi per amore" (quello con Solfrizzi), dove lei faceva la parte di una delle zie.

Una critica molto positiva la devo fare ai giovani; molto, ma molto BRAVI ! motivati, proprio tutti, indistintamente, bravi , nei ritmi, naturali nelle espressioni, pur nel recitato teatrale. Che dire ?? ottime premesse e promesse per il teatro futuro.

ASPETTO PAOLO POLI con impazienza!!! perchè so che con lui farò delle risate magnifiche!

Me lo ricordo all'Auditorium, teatro che non c'è più, vestito da sirena con la coda in mano, che lasciava nelle mani di qualche uomo del pubblico, imbarazzato non tanto dal reperto, quanto dalla battuta con cui gliela rifilava, mentre lui poi attaccava cantado la canzoncina... con la sua mimica e le mossette metteva alla berlina i comportamenti frusti ed i luoghi comuni.

Non vado a vedere Teoccoli e la Goggi che mi hanno stufato! ooooohhh laà.

Fine recensione teatrale.

Divertitevi, io nel week-end non so se "navigo", viene il dottore del computer a formattarmi il C:/ salute! Ciao!

mercoledì 20 gennaio 2010

Il Castello di Duino






Tra il X e XI secolo sull costa che si affaccia sul Golfo di Trieste nella zona chiamata Duino venne costruito un piccolo castello su di un'aspra rupe inaccessibile. Constava di una torre rettangolare, anche sede del castellano, attraversata da un sottopassaggio a volta. Una stretta scala, parte scavata nella roccia e parte costruita ad arte, saliva all'interno del castello passando sotto l'arco della torre, alte e grosse mura lo proteggevano dal lato rivolto verso il mare. La torre era a due piani, ora si vede solo il primo e le rovine del secondo. Non c'è più neanche il piano sopra l'arco, di cui rimane solo la parte inferiore, probabilmente adibita a cappella, come testimoniano affreshi antichi che ne decorano la volta. L'accesso al piano superiore avveniva per mezzo di scale esterne: nelle mura ci sono gli incavi quadrati. Probabilmente erano mobili, per rendere inattaccabile il piccolo edificio. Nel piccolo cortile c'è traccia di un altro edificio, chiuso dalle mura che circondavano completamente tutto il perimetro irregolare dello scoglio, lungo le quali corrono alcuni camminamenti strettissimi scavati nella roccia e collegati tra di loro.
Il Castello era veramente inespugnabile: i Duinesi si difesero dagli attacchi dei Veneziani nel 1369, durante la guerra per la loro conquista di Trieste, procurando ai Veneti gravi danni, utilizzando piccole imbarcazioni veloci usate dai corsari adriatici, i "gabardelli duinati".
Nel 1389 il Capitano di Trieste, Ugone di Duino, chiese al Duca d'Austria Alberto il permesso di costruirne uno più grande vicino ed abbandonò quello vecchio, usato nel 1478 dai Cavalieri di Rosa Croce in difesa contro le scorrerie mussulmane ed in quell'occasione gravemente danneggiato.

Restano ancora i ruderi e sia dal nuovo Castello, che dal mare hanno uno strano effetto suggestivo.

Si dice che su di uno di questi scogli Dante amasse sedersi la sera e proprio qui ebbe l'ispirazione dei famosi versi " l'ora che volge il disio, ai navicanti e 'ntenerisce il core"…

Ma per i Triestini il Castello vecchio affascina per uno spuntone di roccia che si staglia dalla parete chiamato la "Dama Bianca".



Narra la leggenda che il Castello fosse un tempo abitato da un Signore spietato e crudele. Egli prese in sposa una giovane bellissima donna e nell'ira e nella gelosia le proibì tassativamente ogni contatto sia con i genitori, che con l'esterno. Si ritrovò in breve prigioniera nel suo stesso Castello.Avvenne che come ogni moglie ebbe un bambino e, nel desiderio di farlo sapere ai suoi, passò un biglietto ad un servo. La cosa venne riportata al Castellano e gettò i due nella disperazione: infatti in un impeto d'ira egli fece uccidere il servo e scaraventò la moglie disperata e piangente, giù dalle mura. Ma il Cielo volle essere misericordioso con lei e la tramutò in roccia: di lei si scorge l'alto profilo bianco di un manto che avvolge una figura femminile. Di notte gli abitanti del Castello assicurano di vederla sorgere dalla pietra e salire fino alle finestre per vedere suo figlio.

martedì 19 gennaio 2010

Coraggio

Quando ci si guarda dentro a volte si scoprono fragilità che non vorremmo avere, difetti che detestiamo negli altri e facciamo finta non ci appartengano. Invece guardarsi dentro è uno degli esercizi che dovremmo sempre fare, senza o con poche soste. E' ciò che abbiamo dentro di noi che determina il nostro destino: il nostro bagaglio di paure, di ansie, di allegria, di sarcasmo, di dolore, di amore, di noia, di gioia, di voglia di fare, di ozio, di sete di conoscenza, di serenità, di paura, di coraggio, di vigliaccheria, di menefreghismo, di empatia, di solidarietà, di cinismo, di misantropia, di autolesionismo. Fino a che non impareremo a giostrare positivamente i nostri sentimenti per aumentare le nostre chances e per affrontare al meglio le problematiche la vita ci pone di fronte, fino a che non veglieremo su di esse e cercheremo di bilanciarle in modo da restare in un corretto equilibrio, la nostra vita sarà come un'orchestra che ogni tanto "stecca", a volte una minima nota, ma spesso ci troviamo in un mondo stonato. Inutilmente cerchiamo fuori di noi: è nella nostra anima che dobbiamo guardare ed il disagio di trovarsi di fronte alle nostre mancanze ci fa allontanare lo sguardo e cercare negli altri o in altre cose la forza per affrontare il nostro più intimo mondo, ma a volte questo atteggiamento ci offre il destro per mentire a noi stessi e rifuggire dal nostro "centro", incolpando il mondo, la società, gli eventi o chi ci sta attorno per le nostre mancanze, per i nostri sbagli.

Ognuno ha dentro di se la soluzione giusta, ognuno può attingere al proprio profondo essere alla sapienza più pura, ma abbiamo paura di quanto questa possa farci male, farci soffrire di ulteriori privazioni, allora ecco che la ignoriamo, perdendoci dietro a chimere, astrologi, maghi, fattucchiere, gossip, shopping, consigli delle amiche, vuoto vagabondare intorno ad un mondo, che si apre a noi splendido nella sua magnifica varietà ma di cui non riusciamo ad afferrare l'anima perchè siamo lontani dalla "nostra".

La prima volta che ho affrontato la meditazione di vivation allo specchio, guardavo me stessa con stupore, mentre respiravo, perchè sin dall'inizio vi leggevo dentro un'immagine strana: ero io riflessa, lo sapevo bene, ma curiosamente "mi guardavo in cagnesco", incapace di celare il mio timore alla "persona" che vedevo riflessa. Mi stupivo chiedendomi: "ma sono io, eppure perchè guardo me stessa, quasi con preoccupazione, con le ciglia agrottate, come se un timore latente di "cosa possa succedere, di cosa lo specchio possa rimandarmi" affiorasse palese?


Solo alla fine della seduta quando la respirazione aveva sciolto tutti i blocchi interni, le sopracciglie si rilassavano e finalmente la bocca sorrideva allo specchio e la serenità tornava dentro di me.


Cerchiamo di difenderci dagli altri, eppure spesso non sappiamo che prima di tutto dobbiamo imparare a difenderci da noi stessi: solo allora sapremo come affrontare il mondo!


Un abbraccio a voi!

sabato 16 gennaio 2010

Vaffanfulo Giacobbo e la tua trasmissione del cavolo.

Mi piaceva agli inizi, ma ultimamente è diventato stucchevole e paradossale! Recentemente mi sono fermata a guardare parte di un servizio sul 2012, perché mi ha stupito il tono meno catastrofico del programma su questa data e dato che proprio nel 2012 ho il traguardo fine mutuo casa, mi è rimasto particolarmente in mente.
Sarà che ho mangiato pesante ieri sera, ma stamattina mi son svegliata col mal di testa e con un incubo da sindrome del 2012! Saranno state le immagini impressionanti del terremoto di Haiti, i ricordi che si incrociano, ma il sogno era catastrofico a dir poco, pieno di angoscia e di gente morta. No non morivano sotto i miei occhi, ma ero circondata da gente che è morta e che nel sogno erano vivi, per cui mi chiedevo "oh, ma come fa questo ad essere con me?".
Li rivedevo nella loro fragilità degli ultimi tempi e la mia sindrome da crocerossina prevaleva e come da vivi li avevo sorretti, cercavo di continuare ad infondere in loro la mia sicurezza, con la mia organizzazione anche nel sogno, mentre pareti e soffitti marcivano imbibiti d'acqua che non riuscivo a capire da dove uscisse perché il cielo era limpido ed era troppa per le tubature nei muri, fatto sta che sembrava minacciassero di crollarci sulla testa , mentre nel cielo azzurro alcune formazioni di strane nuvole disegnavano volute mai viste in uno sviluppo continuo e celere.

Le 5.45 : già lo so che per tagliar corto all'angoscia devo alzarmi. La prima sosta al buio, per non svegliare chi dorme, è verso la finestra aperta (senza imposte): ho rivolto gli occhi al cielo ed ho ammirato dopo tante notti Cassiopea, che mi ammiccava dall'alto : "mangia mangia merla!" sembrava mi dicesse beffarda!

Ho cercato in internet, con una connessione di merda (devo avere problemi di linea o di modem) la sua storia ed ho scoperto che era la madre di Andromeda, la bella fanciulla legata allo scoglio vittima sacrificale del mostro marino ucciso da Perseo.

Si perché dovete sapere che Cassiopea, regina etiope, moglie di Cefeo, era talmente orgogliosa della sua bellezza e di quella della figlia, da vantarsi tanto, che finì per sfidare perfino le Nereidi e la stessa Era (Giunone). E voi ricordate che caratterino avevano le dee: alle mortali che le sfidavano toccavano punizioni terribili. Infatti per lavare l'onta della dea Nettuno mandò un mostro marino sulle coste del regno di Cassiopea a seminare morte e desolazione. Il re disperato chiese come potesse liberare il suo popolo da un simile flagello : offrire al mostro la vita di Andromeda. Perseo libera la fanciulla ed uccide il mostro, ma Cassiopea per punizione della sua temeraria vanità viene incatenata al suo trono e imprigionata nella volta celeste, tramutata in costellazione proprio vicino a quella di Balena, che dovrebbe nell'immaginario degli antichi astronomi rappresentare il mostro inviato a punizione della sua sfrontatezza. Per dare maggior forza alla gravità del peccato di Cassiopea, gli antichi la rappresentarono con la testa capovolta.

E' una costellazione che resta visibile tutto l'anno opposta all'Orsa Maggiore ed è facilissima da individuare per la forma a W messa per verticale.
Conosco poche costellazioni a parte Cassiopea, l'Orsa Maggiore, e la mitica Orsa Minore con la stella Polare, individuo quella dello Scorpione, facile da riconoscere per la famosa Cintura d'Orione, che grazie a Laurenti sappiamo faccia rima con …. e la Costellazione del Sagittario per la parte che rappresenta l'arco con la freccia.

Fuori la Bora sta ululando… questo inverno non la sopporto: mi da ai nervi il solo pensiero di uscire! Dall'agitarsi dei rami e dallo sventolio di una bandiera che vedo dalla finestra deve essere anche molto forte. In compenso il cielo è terso, mi ha permesso di rivedere le stelle.

mercoledì 13 gennaio 2010

Dalla Carnival Dream attualmente ai Caraibi











Vi rendo partecipi di un messaggio ricevuto da un amico


una bellezza della natura. Il 9 gennaio a Port Canaveral c'erano 2,5 º C di temperatura. Durante la nostra navigazione verso Cozumel entrati nella Corrente calda del Golfo abbiamo incontrato questo meraviglioso paesaggio: Temperatura Aria 6º C e Temperatura Acqua mare 25 ºC. Sembravamo la nave dei Pirati dei Caraibi !!! L'Oceano "bolliva" Una meraviglia che non avevo mai visto in tutta la mia vita per mare! Meno male che avevamo a bordo un fotografo professionista perche' io…con la mia macchina non avrei potuto regalarvi queste immagini

Non è un mio problema, ovvero...

" Non puoi insegnare niente a un uomo. Puoi solo aiutarlo a scoprire ciò che ha dentro di sé.- Galileo Galilei"

Ambedue gli assiomi di cui sopra sono lo sviluppo sul discorso della sindrome della Crocerossina.

Uno degli aneliti maggiori della Crocerossina è appunto quello di servire gli altri in tutto e per tutto, SOSTITUENDOSI e prendendo su di sè la responsabilità degli altri, ma in realtà così facendo concorre al malessere ed alla "mala-educazione" del marito e dei figli, nonchè delle persone oggetto della sua opera. E' difficile, perchè richiede ancora maggior fatica e soprattutto meno gratificazione, indurre una persona a responsabilizzarsi da SE' ad essere autonoma. Alla lunga però da ottimi frutti!

Anzitutto dobbiamo puntualizzare che la Crocerossina agisce così pensando di far bene, ma scopo "egoistico" della nostra eroina è di raccogliere consensi e gratitudine, con l'illusione, si proprio illusione, di assolvere ad un alto senso del dovere. Ne riceve in verità solo sfruttamento e denigrazione quando smette di essere assistenzialista, oltre che togliere agli altri la possibilità di sviluppare la responsabilità verso se stessi.


Vi ho già spiegato come per mio assistenzialismo, mio marito di riflesso si sia trascurato, fino a quando qualcuno non lo ha posto in modo fattivo di fronte alle sue responsabilità verso la situazione in cui versava, perchè in definitiva la mia opera andava a suo danno e non a suo benessere! Compresa la lezione, passato il periodo della radio e chemio terapia, ho smesso di accompagnarlo alle visite, perchè con me si adagiava e si piangeva addosso, da solo, doveva reagire e farsi forza. Certo resta una mia ansia, sono in pena quando lo vedo soffrire, immancabilmente i miei occhi seguono i suoi passi anche se gli giro le spalle, ma nei momenti in cui annaspa cerco sempre di capire il perchè del suo malessere, facendogli una lieve reprimenda se si è trascurato, poi lo prendo in giro e lo costringo a sorridere! Sciogliere le tensioni nella malattia è una panacea, ma rimarcare la sua responsabilità del suo malessere è VITALE ?! Ecco che allora il sostenere non è più assitenzialismo, ma supporto, guida, perchè deve reagire autonomamente, io, per lavoro, non sono sempre vicino a lui e lui deve sapere cosa gli sta succedendo, evitando di andare nel pallone e farsi venire il panico.

Per i figli il discorso è similare : il figlio quando è grande deve essere responsabilizzato per ciò che lo riguarda, altrimenti non comprenderà la fatica di vivere, il valore del denaro, la responsabilità di una vita da single o di coppia, la sofferenza e privazione dietro ogni regalo, di cui lui è contento al settimo cielo ... solo fino a quando svoltato l'angolo non vede l'amico con un modello più accessoriato! Bisogna rendersi conto che la sindrome della Crocerossina, che spesso fa vittime anche negli uomini, è UNA delle cause dell'irresponsabilità delle nuove generazioni e della "solitudine" dei nostri figli. Se la Crocerossina lavorasse un pò di meno alla casa e parlasse un pò di più, sempre usando i famosi "bastone e carota" mostrandosi piena d'amore, anzichè nevrastenica per la fatica e recriminazione contro i figli della sua situazione, senza dubbio la nuova generazione sarebbe emotivamente più sicura. Bisogna dare loro la sensazione di essere liberi indipendenti, lasciandoli correre via senza far vedere loro il "filo" che abbiamo legato alla loro gamba.

Gli anziani subiscono un'involuzione esponenziale, quando serviti di barba e parrucca, non hanno incombenze di vita: diventano presto incapaci ed insicuri, non solo fisicamente, ma soprattutto mentalmente -se non sono armate di forza d'indipendenza- si accucciano in poco tempo nella loro posizione di "badati"!
Devono essere esortati a fare la loro parte, implicadoli in piccoli servizi alla loro portata. Spesso vi accorgerete di come, anche se con il pannolone, la loro mente ricorda certe cose meglio di voi. Ovviamente questo esclude l'Alzhaimer, anche se io ho avuto un datore di lavoro, che nonostante ne fosse ammalato continuava a lavorare e le sue lettere erano più sintetiche ed efficaci delle mie e comunque non dimenticava i 60 anni di esperienza (ha lavorato fino agli 88 venendo in ufficio due volte al giorno)!

Quindi se qualcuno sbaglia o vive in modo non corretto purtroppo bisogna dargli qualche indicazione, o meglio FARGLI LA DOMANDA GIUSTA : sei sicuro di riuscire così a fare...hai provato a... ?? Ognuno DEVE imparare a modo suo la lezione che la vita gli ha riservato, prima o poi...
Spero che riusciate a trovare qualche spunto su cui lavorare dalla mia esperienza, sempre mi rammarico di non esserci arrivata prima: avrei avuto una vita migliore e soprattutto anche la mia famiglia ne avrebbe beneficiato. Ma così doveva essere probabilmente! Ad majora!



martedì 12 gennaio 2010

La sindrome della Crocerossina!

Una delle più subdole e schifose programmazioni che riceviamo noi donne è quella che nel tempo si consolida nella sindrome da Crocerossina.

Chi è la Crocerossina? una donna perfetta, che oltre che a tenere in ordine la casa, fa si che i figli siano educati e soddisfatti, il marito un pascià servito e riverito e lei sempre al meglio per non sfigurare nell'angelico stereotipo di donna perfetta. Altruismo, sacrificio ed assistenzialismo sono le prerogative che sgretolano la nostra forza, perchè nello stoico sforzo di superare sempre noi stesse, di soddisfare, ANZIIIII PREVENIRE ed esaudire ogni richiesta, ogni bisogno, ogni minimo desiderio, anche inespresso (la Crocerossina deve avere una dose inusitata di telepatia!) perdiamo di vista noi stesse, le nostre più intime esigenze, che passano sempre in... DECIMA linea... dopo le facezie per gli altri!

Si innesca così un subdolo quanto dolorosissimo senso di inadeguatezza e mancanza di stima : se io faccio tanto per loro e loro mi cagano di striscio, non mi merito dunque nulla???? Allora via, gli sforzi si triplicano, manicaretti, uncinetti, lavori manuali fatti a TEMPO RUBATO, perchè tempo la Crocerossina ne ha sempre pochissimo, affannata e sempre in affannosa ricerca di continui traguardi di soddisfazione.

Se si distende per un ora di meritato riposo, la Crocerossina è lacerata dal senso di irresponsabilità, per non essere in efficiente servizio a soddisfare qualcuno o preparare un ennesimo dolce.

Arriva un punto in cui con l'età la nostra eroina sente gli acciacchi, ha dei cedimenti i primi malesseri! Quando sta male la Crocerossina tutti si preoccupano e silenzioni camminano in punta di piedi. Se lei si ferma è la fine di tutto il loro ludico ed opulento ozioso benessere.

Se nonostante gli acciacchi la Crocerossina ha la dabbenaggine di NON fermars, ma SOLO rallentare il ritmo: OIBO' TUTTI INSORGONO! Il marito ? "TU NON MI VUOI BENE COME UNA VOLTA! Facevi salti mortali per me!! ". Certo, ma la nostra eroina aveva anche vent'anni di meno!!!!! Si perchè quando il nostro ritmo rallenta, non viene considerato come un'ovvia conseguenza vitale del nostro fisico e del logorio, ma una nostra incapacità a VOLERE BENE COME UNA VOLTA! Perchè voler bene specie per un certo tipo di uomini, abituato a tale vita, è provvedere al loro benessere, affinchè siano soddisfatti (cibo, sesso, silenzio, tempo libero senza problemi per gli amici e i loro preziosissimi ed interessantissimi hobby -salvo poi sputtanare i nostri!-) ed il nostro laborioso operare sia il sottofondo materiale della loro vita, sempre a pro-loro o della famiglia. GUAI a fermarsi! GUAI ad abbassare il ritmo, si viene tacciate di PIGRIZIA, SCARSA CAPACITA', EGOIIIIIISSSMOOOOOO!!!

TU PENSI SOLO A... è il refrain che ci segue, quando dedichiamo, ormai stufe e logore, qualche attenzione a noi. O ci prendono per i fondelli perchè dedichiamo una parte della giornata a qualcosa che ci piace, ridicolizzandolo, per sottolineare l'inutilità del tempo perso dietro a ciò che stiamo facendo e dandoci consigli su cosa sarebbe più consono fare, sempre ovviamente a pro loro!

Allora che fare ???? Ho la fortuna al momento di non dover badare ad anziani in casa mia, per cui gli abitanti sono adulti, vaccinati ed indipendenti. BENE!

Sapete che ho fatto ?? Se dopo 35 anni di impiego lo stato non mi manda in pensione, a casa mia ho detto, DOPO 25 ANNI DI MATRIMONIO, io come impiegata e donna di casa non reggo più : MI DIMETTO DA TUTTO FARE, quel che riesco, è tutto grasso che cola, siete abili, datevi da fare anche voi. IO NON CE LA FACCIO PIU'.

Mio marito in pensione e quasi guarito dal carcinoma : stira, lava i piatti, cucina e fa la spesa, cucina per sè perchè così riempie i vuoti di vita in solitudine (dato che lo stato mi obbliga a lavorare ancora 6 anni! e sono via dalla mattina fino alla sera; mia figlia mi da una mano per lavare e si stira da sola, io faccio le pulizie nel week-end. Il resto..? quando si riesce si fa... o ci si arrangia.

ANCORA NON E' MORTO NESSUNO!!!!!!!!!!!!!! io sono leggermente più sollevata, posso dedicarmi in toto al lavoro e quando mi riposo, nessuno viene a rompermi con richieste : mi fai questo ??? mi prepari quello ??? se posso, ma se no... accattatevillo!

Ancora recrudescenze da Crocerossina mi assalgono, ovviamente, la nostra eroina è dura a morire, ma faccio come il saggio consigliava una volta : siediti ed aspetta che ti passi! Alle volte lo stomaco si inturcina a vedere cose che la Crocerossina avrebbe risolto, ma ho dovuto fare una scelta: essere una madre/moglie stanca ed isterica, che si logora al vedere come i familiari sporcano senza pensare a chi pulisce od avere un pò di polvere o disordine in più, coinvolgendo gli altri nella pulizia ed ordine, che ora rispettano perchè sanno ciò che costa! ed avere anche il tempo di sorridere e parlare con mia figlia, giocare una partita a carte con mio marito, chiaccherare con le amiche.

CHE DIAMINE NON SI VIVE DI SOLO LAVORO OBBLIGHI E DOVERI!
La beffa del destino è rendersi conto non solo che TUTTI sono capaci di arrangiarsi ed alle volte si vantano di far meglio di te! BENISSIMO, fai fai, che io intanto mi siedo, che ho già dato! Ma l'amara sorpresa è che il nostro assistenzialismo E' TOTALMENTE SBAGLIATO: togliamo agli altri la capacità e la possibilità di crescere.
La società attuale che vede uomo e donna parimenti impegnati fuori casa, dovrebbe considerare la collaborazione equa come sistema di vita. Sono assolutamente da bandire i preconcetti : lavori da uomo e lavori da donna. Certo che sarà l'uomo con la sua forza a fare un lavoro pesante, più che cucinare, lavare o stirare, ma signore e signori miei il condividere lo sforzo rende più unita la coppia: aiutarsi ci fa sentire apprezzati e soprattuto compresi!
Da Littlerock :


CITO UNA DELLE RISPOSTE RICEVUTE SU SPLINDER !

Parole sante!!!!!
Quando, durante un corso di formazione, uno psicologo mi disse che ero affetta dalla "sindrome della crocessina" mi offesi moltissimo. Ci ho messo un pò di tempo per capire che diceva il vero, ed ancora più tempo per accettarlo.
Accettare che ricoprivo un ruolo pesantissimo e sbagliato mi è costato molto ma è costato molto anche ai miei comprendere e digerire una madre che piano piano svicolava dai "doveri" quotidiani per stendersi in poltrona o uscire con le amiche a bighellonare.
Poi un giorno ho riunito tutti intorno ad un tavolo e ho dato l'annuncio
"" amori miei per tanti anni vi ho accudito, seguito, curato, supportato, consigliato etc..etc... adesso tocca a me, da oggi in poi mamma depone le armi!!! Tutti insieme cucineremo, laveremo, ci consiglieremo, ci sosterremo......... ""
Non dimenticherò mai le loro espressioni smarrite. Sono passati alcuni anni ed è stata una dura lotta, chi si è ritirato prima dal campo è stato mio marito che in un modo o nell'altro cerca sempre di svicolare, ma i figli no, hanno capito, accettato e sopratutto non hanno diminuito l'amore verso di me pur non essendo più io la tuttofare a tempo pieno.
Scusa la lunghezza del mio commento.
Littlerock

lunedì 11 gennaio 2010

Il rimprovero "one minute"

Anni fa mi capitò un libricino simpatico Professione Mamma, di Spencer Johnson, (Sperling & Kupfer) famoso per aver scritto un sacco di libretti sulla filosofia "one minute" con cui lui ha fatto soldi a palate, obviously! Il concetto ridotto all'osso è : spesso un minuto può essere incisivo nella tua vita e tu in un minuto puoi fare molte cose, basta che le faccia prestando tutta la tua attenzione e con strategia ben definita.

Tutti sanno che i rimproveri o meglio le critiche possono essere deleterie per i bambini /ragazzi se fatte in modo ossessivo e ripetitivo negativo : quante madri hanno programmato alla sconfitta i loro figli ripetendo "sei proprio uno stupido!".

In Professione Mamma, specie per le madri che non passano molto tempo con i bambini, c'è il rimprovero "one minute": si parte con una reprimenda in cui si spiega il perchè la mancanza del figlio faccia male, sia deleteria per lui e poi si conclude con un incoraggiamento a fare meglio e lo si invita a fare una lista per esaminare il perchè abbia commesso quell'errore ed affinare una strategia di aiuto a superarla.
Il segreto sta nel sorvegliare il tutto rimanendo "lontani" : è insomma un allenamento mentale e spirituale di cui i figli beneficiano per tutto il loro futuro.

Spiegato così è piuttosto riduttivo, in realtà dietro questo espediente c'è una filosofia e un atteggiamento che aiuta le Mamme One Minute ad insegnare ai figli come responsabilizzarsi, come autogestirsi e come la madre CI SIA SEMPRE, anche se il rapporto ravvicinato si limita ad un minuto lasciando libero il ragazzo di sviluppare la propria capacità.

Il rancore che la critica lascia nei nostri figli costruisce un muro: si sentono inadeguati di fronte al nostro giudizio e si difendono mentalmente cercando di estraniarsi da noi. Far capire loro il nostro amore nonostante la critica è il vero segreto della mamma, ma anche del padre "one minute".

Lettura interessante!

domenica 10 gennaio 2010

Cosa bolle in pentola ?

Ironia: il troppo stroppia

Nella nostra vita soverchiati da impegni e doveri spesso usiamo l'ironia per superare il momento di disagio in cui versiamo. Bisogna stare attenti: alcune persone ne abusano, usando troppo spesso l'ironia. Si rischia allora di appiattire con un'esasperazione esagerata ciò che ci accade e come tutti i condimenti l'ironia usata eccessivamente diventa insostenibile e rivoltante, come una minestra troppo salata diventa immangiabile!


Ricordatevi che l'ironia non copre nè fallimenti, nè sofferenze psicologiche e dopo la risata la gente incomincerà a commiserarvi se oltre all'ironia non farete seguire un'azione risolutiva! L'ironia serve per sdrammatizzare una situazione insostenibile, ma non può e non deve appiattire a burla le nostre disgrazie. Non si può nascondere la nostra anima lacerata dietro una risata, prima o poi questa diventa isterica!
Evitate di fare dell'ironia la vostra unica arma contro le avversità: la vita non è uno scherzo buffo del destino, nè si riduce ad una battuta. E questo ce lo dimostra il buon Berlusconi: è rivoltante come minimizzi tutti i problemi che gli vengono posti con battute di spirito che poi usa sempre a sproposito diventando stucchevole, se non rivoltante. Avete osservato come ogni volta che li si pone una domanda, risponde sempre con una barzelletta? Questo rivela la poca considerazione in cui tiene l'interlocutore ed il problema con cui ci si confronta.
Quindi sappiate condire correttamente la vostra vita usando l'ironia con parsimonia: il sale si sà a lungo andare alza la "pressione" . Ricordatevi poi che l'ironia è riduttiva, ma i problemi non possono essere risolti minimizzandoli: bisogna affrontarli per quello che sono, considerandoli per la loro importanza ed incidenza nella nostra vita. Se non possiamo camminare, non è ironizzando sulla nostra condizione che progrediremo, ma esaltando la nostra capacità a superare l'handicap fisicamente, ma soprattutto psicologicamente, che faremo perdere di vista al nostro interlocutore il nostro limite.
Ad majora!


venerdì 8 gennaio 2010

Ringraziare e Perdonare

La vita frenetica spesso ci fa dimenticare questi due verbi, essenziali per la nostra esistenza soprattutto spirituale.


Ringraziare : diamo tutto per scontato, mentre non lo è. Ce ne accorgiamo solo quando lo misuriamo in perdita. Basta anche un piccolo malanno, ad esempio un raffreddore: la testa duole e non siamo più lucidi nel pensare, ci brucia la gola e non possiamo parlare, il naso è tappato e non sentiamo gli odori, i gusti poi sono totalmente falsati. Ecco ciò che è semplice, respirare, odorare, parlare, sentire, mangiare, diventano difficili. Eppure abbiamo un semplice raffreddore! Pensiamo quindi a quanto abbiamo di positivo e ringraziamo sempre, per qualsiasi cosa anche "insignificante" che diamo per scontata.

Ringraziare anche per il male poi, ci porta a scoprire l'essenza della vita: la dualità bene-male, amore-odio quando viene compresa,



Perdonare : è una battaglia dura da vincere, perchè rancori restano sopiti a lungo nella nostra mente e nella nostra anima avvelenandoci e portandoci dolore. Perdonare è veramente una vittoria indicibile.

Incontri

Tendiamo a dare tante cose per scontate, mentre in realtà non lo sono! Ecco perchè in Cielo (nei sentimenti) ci sono cose che ci sono precluse, perchè non vogliamo o perchè non possiamo capirle. Sembra un'anatema ma è così. Ci si affanna dietro le cose materiali a cui dobbiamo rapportarci ogni giorno e non ci rendiamo conto di perdere di vista ciò che nella vita ha maggior senso. Viaggiare senza guardare fuori dai finestrini del treno su cui ci troviamo: ecco a cosa spesso si riduce la nostra vita.
Diamoci da fare: puliamo il "finestrino", puliamo il nostro modo di pensare, eliminando ciò che intralcia il nostro cammino rispetto a quello che vogliamo, che aneliamo, che dovremmo cercare.
In questo mondo materiale, specie negli incontri, è proprio la materialità che dobbiamo rifuggire: aspettare per afferrare quanto di spirituale ci possa essere e quanto di affidabile possiamo trovare nell'interlocutore, senza "saltargli" addosso sia nell'amicizia che nell'amore, per poi trovare che ci delude, che non è all'altezza delle nostre aspettative perchè non guardavamo alla persona, ma alla proiezione delle nostre speranze.
Il circolo vizioso delle delusioni si dissolverà : la vita ci pone la stessa lezione davanti fino a che non la superiamo, ecco perchè ci troviamo a rapportarci con le persone sbagliate illudendoci di aver incontrato un'anima gemella, per restare poi delusi, che queste non siano come noi pensavamo fossero.
Affrontare poi il disagio della delusione e ringraziare, si proprio "ringraziare" anche chi ci fa del male o ci delude, perchè ci insegna una enorme lezione di vita, è avvicinarsi al Divino che è in noi.
A poco a poco la gente sarà per noi un libro aperto e sapremo cosa possiamo, cosa vogliamo, cosa dobbiamo dare.

mercoledì 6 gennaio 2010

BUON ANNO! IN ALLEGRIAAAAAAA!

Un nuovo anno è iniziato... niente di nuovo sotto il sole ?

E' da tanto che mi siedo desiderando di mettere sulla carta, pardon, sul monitor le parole giuste per iniziare questo nuovo anno: progetti, propositi, idee. Inizio, poi cancello e spengo la macchina e rimando. Quasi non ci sia spazio o speranza o che manchino totalmente idee e speranze, anche in questo anno, come negli altri passati, per smuovere quel gran catafalco che è la mia vita. Perchè in fin dei conti mi trovo su un carro di Carnevale: avete presente quelli enormi di Viareggio, con quei testoni che vanno su e giù man mano che procedono tra la folla. Ecco io mi sentro proprio così: immobilizzata in una posizione imposta, altalenante tra doveri e obblighi, con il mio complesso da crocerossina, che vuole aiutare ed accontentare tutti e che poi si sfrena in una compulsività alimentare. Certo limitata, certo minima ho "solo" 95 chili, ma sono tornati tutti, dopo un anno sono di nuovo con la stessa "corazza" ad affrontare l'oggi ed il domani e tanta confusione in me, perchè non riesco ancora a determinare le priorità, oltre che a sopravvivermi.
La sfida è aperta da sempre, lotto continuamente, con esiti più o meno positivi, ma non demordo: mi rendo conto di quanto io abbia ed ultimamente di quanto possa fare. Quindi valuto il futuro e spengo l'interruttore della modalità "perfezione-on" che tanto piace alle crocerossine e pigramente mi metto a guardare.
Sì, mi son seduta, seduta sul mio sgabello a sbrogliare una matassa di cui non vedo i capi, ma che intuisco prima o poi mi verranno in mano e saprò come procedere a far su il mio gomitolo.
Fretta non ho più! Sono stanca, stufa di chi mi ha fatto sempre fretta: vada come vada, procedo nella mia vita con calma!

Georgia Spaccapietra

Avete il pennello,
avete i colori,
dipingete voi il paradiso e poi entrateci.
N.Kazantzakis

Ho letto questa frase nel sito di Georgia Spaccapietra : http://www.buba.it/ andatelo a guardare perchè ci sono foto bellissime!

martedì 5 gennaio 2010

La Befana vien de note

La Befana vien de note con le scarpe tute rote col vestito alla romana, viva viva la Befana!

L'ultima festa che tutte le altre spazza via con la sua scopa magica, mi fa ricordare il passato, la mia fanciullezza, quando ancora il consumismo non dilagava.

La Befana a Trieste non era molto festeggiata, più della Befana e dello stesso Natale, la tradizione locale vedeva San Nicolò di Bari 6 dicembre quale maggior festeggiato e portatore di doni aprendo il mese delle festività.
La tradizione voleva che San Nicolò portasse i giocattoli, Bambin Gesù i vestiti (non era ancora molto in voga la moda di Babbo Natale, che prese piede negli anni sessanta) e la Befana i dolciumi! Se i bambini erano stati cattivi, trovavano carbone, dolce, ma sempre carbone! Chi invece era stato buono si trovava la calza appesa piena di dolciumi: piccoli mandorlati, cioccolatini, frutta secca e mandarini!

Ma c’era anche un’altra usanza in campagna : IL PRIMO DELL’ANNO i bambini andavano in giro per le case con un piatto ad augurare il buon anno e ricevevano in cambio dolci, frutta secca o mandarini! Il "bottino" era portato sul piatto a mo’ di vassoio con le manine alzate per non far cadere i dolci : si entrava con in trionfo a casa, i più bravi e buoni gongolavano perchè avevano il bottino più ricco!

Abbuffata!


Si sa che le feste di fine anno, secondo le tradizioni italiane, portano un carico di cibo che si consuma in allegra compagnia o si divora per disperata solitudine. Sarà stata l'aria salubre della campagna che mi ha aiutato a riempire di nuovo la mia stazza recuperando i kili perduti - TUTTI! - ma, a quanto pare, anche chi è rimasto in città come Mucia, è ingrassato lo stesso.....! ;)
Ora bisogna mettersi in riga: abbassare il colesterolo, eliminare la ciccia, fare movimento, mangiare sano e regolato! ... ma che ffffaticaaaaa!




L'anno nuovo ci ha portato la neve




E' caduta la neve, tanta sabato 2 durante la mattinata e nel primo pomeriggio, poi è arrivato il sole che ha sciolto le nuvole sopra Monte Cavallo e la visione della montagna mi ha tolto il fiato nella sua bellezza: è apparsa bianca tutta coperta di un candido mantello, che nella notte ammiravo rilucente nonostante il buio pesto sotto i boschi di pini. Non avevo avuto mai occasione di vederla totalmente innevata e sono tornata bambina, ricca di una gioia infantile per un fenomeno naturale, forse ovvio da tante altre parti, ma che io lì da casa mia non avevo mai visto.

Ed il mattino di domenica alla fine della mia vacanza forzata una pallida luna mi ha dato l'arrivederci, tramontando, mentre la brina chiudeva nella sua morsa gelida i campi, le case, le cose ... e le serrature della mia AUTO! Fino alle 10.00 non son riuscita ad aprirla!

Mentre tutti facevano pronostici pessimisti per il tempo, io ho "chiesto" che almeno durante il viaggio avessi tempo accettabile per tornare a Trieste: vedete? sono stata accontentata fin dal mattino uno splendido sole ha scaldato le strade e sciolto il ghiaccio nella bassa Friulana e fino a Trieste nessuna nube ha intralciato il cielo!

BUON ANNO A TUTTI !