La mia fedele compagna

La mia fedele compagna
La vita non è un cammino semplice e lineare lungo il quale possiamo procedere liberamente e senza intoppi, ma piuttosto un intricato labirinto, attraverso il quale dobbiamo trovare la nostra strada, spesso smarriti e confusi, talvolta imprigionati in un vicolo cieco. Ma sempre, se abbiamo fede, si aprirà una porta forse non quella che ci saremmo aspettati, ma certamente quella che alla fine si rivelerà la migliore per noi (A. Cronin)

domenica 22 marzo 2015

Aria di festa

Ancora una settimana e ci siamo! Inizia l'ora legale e fra poco è Pasqua. 
La mia mente corre al passato, quando in questa stagione la mamma, che faceva la sarta in casa, aveva un andirivieni di clienti. C'era la generosa, la capricciosa, la scorbutica, il pezzo di pane, come una mia zia. Per Pasqua era un classico vestire qualcosa di nuovo, di più leggero, per esorcizzare l'inverno trascorso, anche quando la Pasqua cadeva nel mese di marzo e le temperature erano ancora rigide.
Un anno mia madre a spanne realizzò subito che la stoffa fornita dalla zia era abbondante e chiese il permesso di poter usare quello che avanzava per me. E quella Pasqua Mamma riuscì a farmi una gonna aperta davanti con originali bottoni di metallo, che davano un'aria di gioventù ad una stoffa seria e con la stoffa del mantello blu della zia la mamma fece miracoli facendo venir fuori una piccola giacchina per me che ero piccola e mingherlina ricordo i bottoni dorati da marinara: erano tempi duri, bisognava arrangiarsi.
 

Il sole, come oggi, nel corso della giornata scaldava la temperatura e tutto iniziava a fiorire. 

La Pasqua era una gran festa, il mercoledì precedente era l'ultimo giorno di scuola e fino al martedì eravamo in vacanza, al solito noi ragazzi con Mamma si andava dai nonni in campagna con la corriera il giovedì, raggiunti da Papà se riusciva ad avere il giorno libero o prendersi ferie. 

La Nonna aveva fatto un lavoro enorme non solo pulendo, ma anche ridipingendo la grande cucina e qualche volta anche le stanze. Tutto sapeva di fresco e pulito, in cucina i centrini con i bordi alti induriti nella stiratura dall'amido incorniciavano vezzosamente i pochi suppellettili. Il Nonno aveva lavorato duramente per seminare le varie colture, preparare le prime verdure nell'orto che sarebbero andate a tavola, mentre seguiva la maturazione del vino nuovo, che iniziava una nuova leggera fermentazione nelle botti per simpatia alla fioritura delle viti. 

Tutto era in ordine e già si aspettava il momento di portare le pinze dal fornaio il venerdì santo. La pinza è questa, nella foto presa dal web,   un dolce tipico della Venezia Giulia, anche se essendo in fondo un pane dolce penso si possa trovare in tutte le regioni d'Italia con delle varianti. Trovate qui la ricetta http://www.damgas.altervista.org/blog/pinza-pasquale-triestina/



La Nonna e le zie facevano a gara a chi le facesse più buone e gustose. Le preparavano per tempo e portavano la pasta dal fornaio, che dopo averle messe per una notte nella camera di lievitazione del suo forno, le arrostiva. Ne facevano circa una decina, erano deliziose: morbide, gustose, duravano friabili per settimane. Un tripudio per il palato, la mattina ad intingerle nel caffé latte magari rinforzato dallo zabaione sbattuto dalla bisnonna fino a farlo diventare bianco e spumoso fatto con le uova fresche delle nostre galline. Oppure cosparse di burro e marmellata e poi con la nutella erano un mito! Se duravano a lungo e diventavano secche, venivano poste sulla piastra della cucina e biscottate.

C'è un altro dolce che si fa per Pasqua da noi e che si regala alle donne ed ai bambini ed è la "titola". 



Viene realizzato con la pasta della pinza che ferma un uovo sodo in una piccola treccia corsparsa di granella di zucchero: la sua forma allungata rappresenta il chiodo con cui venne crocefisso il Cristo, mentre l'uovo sempre colorato in rosso ne rappresenta il sangue, portando un messaggio di speranza che da la resurrezione del Cristo. Oggi si usa colorare le uova in diversi colori per la gioia dei piccini. 
 

La vigilia era stretta, di venerdì e sabato si mangiavano le tagliatelle con le alici sott'olio, la sera si mangiava verdura e pesce. Il sabato era la volta di pasta al burro e calamari o acciughe fritte, oppure seppie in umido con patate e polenta. Il sabato però la nonna faceva il pane in casa e nella cucina l'odore si spandeva inebriante... tanto che mangiavamo una pagnotta già quel giorno e soprattutto ancora caldo appena uscito dal forno.

Era tradizione che il giorno di Pasqua la mamma e la nonna andassero a messa alle 8,  portavano con loro una pinza da far benedire al prete per portarla in tavola a pranzo.   Noi bambini del gruppo di case dove abitavano i nonni ci recavamo in massa alla messa delle 10.30 quella che  chiamavamo  "messa granda" (=  messa cantata), noi nei banchi di sinistra con le donne, il nonno e gli zii, nei banchi di destra riservati agli uomini. 

La strada fino alla chiesa era ancora in ghiaia battuta, si prendeva una bacchetta per allontanare qualche molesto cane, malintenzionato, scappato o lasciato libero da catena, ma l'unione fa la forza ed il gruppetto eterogeneo di ragazzi e ragazze di diverse età era spensierato duranto il tragitto, sapeva di potersi ben difendere. Si camminava, si saltava, si correva, si scivolava sulle pozzanghere ghiacciate, se la temperatura era rigida. 

Il ritorno a casa ci trovava affamati e stimolati da una ridda d'odori gustosissimi. 

La tavola era enorme: i bisnonni, i nonni, la mamma, il papà, io e mio fratello e gli zii D. e G. con le loro mogli. La tavola era sempre allegra, il vino invitava allo scherzo, sempre rispettoso (i nonni e gli zii davano ancora del "voi" ai loro genitori!), tutti raccontavano storie, si ricordavano l'un l'altro avventure, scherzi ingenui fatti ad amici o parenti, esorcizzavano la fatica, la tristezza dell'esilio, apprezzando quanto la nuova terra ripagava del loro lavoro. 
Il pranzo era lunghissimo, spesso ci si fermava anche a cenare. 
Per antipasto la giardinetta di verdura sottaceto e si tagliava il primo prosciutto di casa. Poi c'era il brodo ristretto di cappone, la pasta con il sugo di carne o il pasticcio al ragù, seguiva il gallo arrosto (perché i nonni non amavano la carne d'agnello) con le patate al forno, la verdura fresca dell'orto e come dolce la pinza, che le nonne soprattutto la sera incitavano noi bambini a pucciare nel vino buono aggiustato con un generoso cucchiaio da tavola di zucchero. Era una leccornia, ma ovviamente ci metteva K.O., andavo ben presto a letto ubriaca, la Mamma protestava, ma le voci degli anziani la calmavano subito "una volta in tanto, fa ben: fa bon sangue!!!"  Ed io salivo con difficoltà le scale e mi mettevo nel letto matrimoniale vicino al nonne, che saltava imprecando ogni volta che vi entravo, quando lo toccavo con i miei piedi gelati.  Era bello addormentarsi vicino al nonno, che stava tutto sotto le coperte solo il ciuffo nero dei suoi capelli si intravvedeva sul cuscino. Sotto le coperte il suo corpo aveva generato un piacevole tepore, che mi accoglieva dolcemente traghettandomi in un sonno. Ma guai a muovermi!  perché ad ogni movimento la mia testa girava come se fossi nella centrifuga degli astronauti e mi pareva di morire... :D 

Buona Pasqua a tutti! 

9 commenti:

Shunrei ha detto...

Bellissimo questo post, come il precedente! Grazie per aver condiviso i tuoi ricordi :)

redcats ha detto...

Che bellissimi ricordi!! Sai crearele atmosfere d i tempi e luoghi!

Ale ha detto...

Bello Renata.... ricevevo le uova di cioccolato e fino a Pasqua non potevo aprirle per vedere la sorpresa, e poi le "titole", che bontà. A casa mia si riunivano tutti nonni e zii; ora la vecchia famiglia non esiste più :(
Buona settimana.

Lilli ha detto...

Bei ricordi...

nellabrezza ha detto...

Che bel racvonto renata !!! Devi raccogliere tutti questi ricordi in un bel libro...e tenerlo in serbo per i futuri nipotini !!!

druidearyn ha detto...

Bellissimi ricordi

Un sorriso,
Marinz

Mìgola ha detto...

Che meraviglia...un viaggio nelle tradizioni e nei tuoi ricordi! Grazie... Buona Pasqua!

Sonopronta ha detto...

Ciao Renata
Bellissimo post, e anche il ricordo delle titole fa parte dei racconti che mi faceva mio padre (che viveva a Pola): la mattina di Pasqua c'era un gioco e con una monetina dovevi centrare l'uovo in mezzo alla titola e come premio te la prendevi gratis.
Grazie mille per questi ritratti.

Renata_ontanoverde ha detto...

Grazie a tutti...
Ale : si, sono tutti "andati", ma siamo noi a dover crearne con i nostri figli dei nuovi ricordi.

Nellabrezza : si lo sto preparando il libro di famiglia : D

Sonopronta: quella della monetina non la sapevo.