La mia fedele compagna

La mia fedele compagna
La vita non è un cammino semplice e lineare lungo il quale possiamo procedere liberamente e senza intoppi, ma piuttosto un intricato labirinto, attraverso il quale dobbiamo trovare la nostra strada, spesso smarriti e confusi, talvolta imprigionati in un vicolo cieco. Ma sempre, se abbiamo fede, si aprirà una porta forse non quella che ci saremmo aspettati, ma certamente quella che alla fine si rivelerà la migliore per noi (A. Cronin)

mercoledì 3 luglio 2013

Ancora sul caffè

Era il 31 maggio 1974 quando sono entrata per la prima volta in quell'ufficio che sarebbe stato per più di 36 anni la mia seconda casa, il mondo meraviglioso del caffé. Il mio primo colloquio di lavoro è stato magico.

A quel tempo non eravamo ancora plagiati da telefilm americani e da documentari multimediali, la nostra realtà era semplice. Da due anni la RAI aveva iniziato la trasmissione a colori, ma io avevo ancora la televisione in bianco e nero e si pigiavano i bottoni per cambiar canale, l' "austerity" era entrata nella nostra vita con le targhe alterne per consumare meno combustibile, era l'anno dell'uccisione del giudice Sossi, dei comunicati delle Brigate Rosse, Nixon progettava la sua visita a Breznev ed il presidente Giovanni Leone ancora non era stato travolto dallo scandalo che lo farà dimettere. Nelle comunicazioni il telex aveva fatto da poco il suo ingresso nelle ditte, ma ancora il telegramma era il metodo più veloce con il telefono per comunicare e le telefonate all'estero, salvo pochissimi paesi, si potevano fare solo tramite centralino di stato: da questo mondo, ragazzina che stava uscendo dalla maturità del Istituto Tecnico  per Ragionieri e Tecnici Bancari, entrai a far parte di una dimensione speciale, il mondo del caffè, ed era come entrare non solo in un mondo nuovo, ma in una dimensione fiabesca, tale e tanto vasta è la cultura del caffè.

L'ufficio era ubicato in uno dei palazzi più belli di Trieste il Tergesteo. L'odore acre del caffè crudo mescolato a quello del tabacco permeava i locali. Eravamo in due a presentarci al colloquio, l'altra era una mia compagna di scuola. Ricordo una breve azzuffatina sul pianerottolo prima di decidere chi delle due doveva suonare il campanello. Sorridete ??? eh, si, viene da sorridere, ma immaginatevi la nostra tensione!
Venimmo accolte dalla pointer della segretaria, che ci annusò con cordialità e venimmo fatte accomodare nella stanza Consolare, perché il principale era Console Onorario. 
L'arredamento particolare quasi solenne di mobili antichi di famiglia, poltrone enormi ricoperte di stoffa damascata e una scrivania pesante, resa originale con un vetro sulla superficie che appiattiva e rivelava  la cartina geografico-economica del paese Africano, le grandi finestre aperte sul Teatro Verdi e sul mare, e poi lui, quello che sarebbe divenuto il mio mentore oltre che datore di lavoro, con i baffi brizzolati alla Gengis Khan, i capelli in ordine, le mani curate, che stringevano un bocchino con l'immancabile sigaretta, l'anello con il sigillo, la voce pacata e sicura con una leggera zeppola, gli occhi grigi, il sorriso cordiale, mi fecero entrare nel meraviglioso mondo del caffè. 


Un mondo che ti entra nelle "vene", perché è talmente interessante e spettacolare che affascina e rapisce, oltre che per il gusto, per la varietà e la particolarità. 

Nonostante ne sia fuori da un paio d'anni mi tengo comunque aggiornata visitando il seguente sito, che vi segnalo ed invito a navigare a lungo: http://www.comunicaffe.it/    

Buona giornata e soprattutto... buon caffè ! 

13 commenti:

leggerevolare ha detto...

bellissimo... mi sono commossa tanto tanto... soprattutto pensando alla tua emozione e alla tua esperienza. GRazie

Renata_ontanoverde ha detto...

è stato un piacere anche per me Elisa!

margherita ha detto...

Mi viene da dire: continua a raccontare.
E' un post bellissimo, tenero e commovente. Il console è un personaggio da romanzo!

redcats ha detto...

Come srcrivi bemne!

Marino Magnani ha detto...

Parlando di caffè e leggendo Africa non ho potuto che fare un salto mentale alle mie due esperienze etiopi... il caffè li è prezioso, buonissimo ma, purtroppo, non fa diventare "ricco" quel paese poverissimo.
In Etiopia esiste, come ho descritto da qualche parte, il rito per bere il caffè e offrirlo all'ospite è un onore.
Bello leggere queste tue parole che raccontano del tuo "inizio di vita lavorativo"
Un sorriso

sliced ha detto...

sembra una favola..magari nella mia vita ne avessi avuti di colloqui di lavoro così:)...non ne meritano racconti i miei tanti colloqui:))
forse dipende dall'area geografica.
ciao renata è un piacere leggerti.

Renata_ontanoverde ha detto...

Grazie ragazze/i, è vero, mi considero fortunata perché ho incontrato il mio datore di lavoro e mentore alla fine della maturità scolastica ed abbiamo collaborato fino alla sua dipartita. Era un grande... forse per questo mi riesce difficile adattarmi alla mentalità attuale che hanno i datori di lavoro.
Ma non ho fatto la schizzinosa, mi son presentata sempre a tutti i colloqui, sempre la stessa risposta : "troppo vecchia, troppo qualificata"!

Nik ha detto...

Che bella storia!
Averne di luoghi di lavoro così! Le mie esperienze sono molto meno serene.
Lavoro da 35 anni ma un briciolo di serenità sul lavoro l'ho conquistata solo negli ultimi quattro anni...

Nik ha detto...

Ah, scordavo: abito vicino allo stabilimento di torrefazione del caffè Vergnano e spesso quando sono nell'orto il profumo di caffè tostato è più intenso del profumo dei fiori.
Ecco da ora quando sono nell'orto e sentirò profumo di caffè ti penserò.

Renata_ontanoverde ha detto...

Nik : vero, son stata molto fortunata, anche se ormai non lavoro più perché la ditta ha chiuso dopo la morte del mio capo e mentore... il figlio non ha la sua classe... Vergnano era un nostro clienti ai tempi d'oro! negli anni '80-inizi'90!

Fiordistella ha detto...

Il Vincenzo Sandalj morto qualche giorno fa era il figlio del tuo capo? Scusa l'impertinenza della domanda molto diretta e se non puoi/ vuoi rispondermi va bene lo stesso... Ciao, carissima :-)

Renata_ontanoverde ha detto...

No, era un nostro cliente, amico del mio vecchio capo e poi di suo figlio
Vincenzo aveva solo 5 anni più di me ed abbiamo iniziato a lavorare assieme a metà degli anni settanta: lui con suo padre nell'azienda paterna, che ha ingrandito moltissimo.

Fiordistella ha detto...

Grazie, carissima :-)