La mia fedele compagna

La mia fedele compagna
La vita non è un cammino semplice e lineare lungo il quale possiamo procedere liberamente e senza intoppi, ma piuttosto un intricato labirinto, attraverso il quale dobbiamo trovare la nostra strada, spesso smarriti e confusi, talvolta imprigionati in un vicolo cieco. Ma sempre, se abbiamo fede, si aprirà una porta forse non quella che ci saremmo aspettati, ma certamente quella che alla fine si rivelerà la migliore per noi (A. Cronin)

domenica 13 dicembre 2009

13 dicembre, Santa Lucia

Vittima sotto Diocleziano martirizzata il 13 Dicembre del 304 Lucia giovane di Siracusa, rimane illesa alle torture a cui viene sottoposta, fino a quando inginocchiatasi viene decapitata. Prima di morire annuncia la destituzione di Diocleziano e la pace per la Chiesa.
Il suo corpo viene portato a Costantinopoli e recuperato nella prima crociata dal Doge Dandolo che la porta a Venezia. Fu traslata temporaneamente a Siracusa nel 2004 nel 17° secolo del suo martirio.
Viene rappresentata con un paio d'occhi su di un vassoio, più a rappresentare la "Luce" che la fede porta nella vita donando all'uomo la vera "Vista": la capacità di distinguere il bene ed il male (la luce sconfigge il maligno). Oltre che alla protezione contro le malattie degli occhi. E' anche la protrettrice di Siracusa, dei ciechi, degli oculisti, degli elettricisti.
Lucia convertita al Cristianesimo portava da mangiare ai fedeli nascosti nelle catacombe di Siracusa con in testa una corona di candele e per questa sua abitudine si dice che i nordici la celebrano alla mattina del 13 dicembre, in ogni casa, quando la primognita porta la stessa corona ed una semplice camicia bianca legata con una cintura rossa.
Dante suo devoto per averne ricevuto grazia per dei problemi alla vista, la fa entrare nella Divina Commedia in più canti. Celebrandola infine nel Paradiso, come dice Salvatore Greco "" associando significativamente la figura di S. Lucia a quella della Madre di Maria, S. Anna, collocandola di fronte ad Adamo, il capostipite del genere umano. Maria, Beatrice, Lucia sono le tre donne che hanno permesso, per volere divino, questo cammino di redenzione al personaggio Dante, ma tra di esse, la vergine siracusana rappresenta per il sommo poeta, l’ineludibile anello di congiunzione (e quindi il superamento) fra l’esperienza terrena del peccato e il provvidenziale cammino ascetico contemplativo dell’esperienza oltremondana.""

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