La mia fedele compagna

La mia fedele compagna
La vita non è un cammino semplice e lineare lungo il quale possiamo procedere liberamente e senza intoppi, ma piuttosto un intricato labirinto, attraverso il quale dobbiamo trovare la nostra strada, spesso smarriti e confusi, talvolta imprigionati in un vicolo cieco. Ma sempre, se abbiamo fede, si aprirà una porta forse non quella che ci saremmo aspettati, ma certamente quella che alla fine si rivelerà la migliore per noi (A. Cronin)

lunedì 4 agosto 2014

Bruno, l'omino dei cartoni

 ( foto presa dal web)
Questo era Bruno, l'omino dei cartoni. Oggi lo si potrebbe catalogare come un disadattato schizzofrenico: era stato un paio d'anni in campo di concentramento, che lo segnò mentalmente per la vita, ma da quando tornò dopo la guerra a Trieste, visse sempre lavorando, ogni giorno, con tutti i tempi, a raccogliere per i vari negozi della città i cartoni portandoli sul suo triciclo con carretto antistante, su cui li ammassava. Rincorreva le commesse facendolo loro approcci scurrili, ma non era violento ed era più "scena" che altro. Tutti lo lasciavano lavorare tranquillo. Ma guai a portargli via un cartone, ti correva dietro, strappandotelo dalle mani e "tirava giù dal cielo tutti i Santi" :D  Era vestito sempre come lo vedete con qualsiasi tempo ed in qualsiasi stagione, solo d'inverno portava un logoro cappotto sdrucito e sporco di color grigio. Durante il suo lavoro snocciolava improperi contro tutti e contro tutto, apostrofando chi si metteva sulla sua strada impedendogli di procedere con il carretto. La risposta degli uomini presi a bersaglio era -di rito- un bel "ma va in mona", detto con il sorriso sulle labbra, che lui non raccoglieva e procedeva "santiando" per la sua strada trasportando sul suo triciclo  verso altri negozi o verso il magazzino del suo datore di lavoro.   Viveva con pochissimo e quando è morto trovarono che aveva risparmiato gran parte del suo povero guadagno.
Un altro personaggio storico era Nando Calendario, un uomo piccolo, minuto, che doveva essere autistico, infatti andava negozio per negozio e raccontava in sequenza dal giorno in cui si era, quanti giorni mancassero alle varie festività. A chi gli diceva "Nando va a lavorare, invece di pregar la carità", lui rispondeva monotono "non posso, non posso, non posso..." e poi usciva e procedeva la sua questua.
Personaggi di una Trieste del secolo scorso, scomparsi... penso alla loro integrazione, nonostante fossero persone con problemi di salute mentale, tollerati -in quanto innocui- dalla saggezza e dalla tolleranza dei Triestini. Oggi come potrebbero campare???

12 commenti:

fata confetto ha detto...

Cia Renata,
tutte le città hanno memoria di qualche personaggio strano.
Nelle due città in cui ho vissuto mi ricordo di Carlo Alberto, a Carrara, da studente a diseredato per non so quali vicissitudini e la Principessa, a Pisa, che aveva realmente qualcosa di aristocratico nelle persona e negli improbabili abiti, che girovagava presso la stazione parlando della sua nobile famiglia.
Tutto questo ci riporta alla fragilità della nostra mente e della condizione umana.
Marilena

Ale ha detto...

Una vecchia foto per ricordare "i strani personaggi triestini"... Poche volte violenti, spesso solo desiderosi di poter parlare con qualcuno. Buona settimana Renata.

redcats ha detto...

Hai ragione, adesso non c'è spazio per loro, in compenso ci sono i questuanti di ogni tipo e razza ogni 10 metri, almeno a Roma, che ti mettono in crisi!

Renata_ontanoverde ha detto...

Marilena, anche da noi c'era una signora, soprannominata la "contessa" non so se per casato o per vezzo, vestita con stile del 1800... era una persona molto sola...
Ale, in effetti, buona settimana anche a te!
Redcats, anche qui ci sono questuanti di ogni tipo... che ci vuoi fare...

Cinzia ha detto...

Ciao Renata,,,anche a Treviso ci sono strani personaggi…anzi ne sono rimasti pochi pochi, ma qualcuno ancora si vede in giro…ho una cara amica che abita a Trieste, l'ho sentita anche oggi…magari vi conoscete pure…
Cinzia

principessasulpisello.com ha detto...

bel post, un po' triste ma molto vero. Bacio

Renata_ontanoverde ha detto...

Chissa Cinzia... :D

Si Marina, triste, eppure queste persone, pur non avendo o non frequentando la famiglia, avevano una collocazione precisa nella società ed è questo che identifica la persona e ne da un'identità anche nella situazione miserevole, ma orgogliosa.. Oggi queste situazioni non esistono più ed è triste che i disadattati diventino anonimi numeri della malasanità....

leggerevolare ha detto...

IN FONDO per ognuno è diverso... ognuno di noi si ritaglia la propria felicità

Censorina ha detto...

Mi hai dato una bella idea: un giorno cercherò di ricordare bene alcuni personaggi del mio paese che non sono certo passati inosservati. Forse era più facile incontrarli nel secolo scorso. Ora tutto è un po' cambiato. Ciao.
Paola

Sara ha detto...

Ci vuole il cuore per ascoltare certi personaggi, per dar voce alla loro poesia. De Andrè a suo tempo ne cantò molti, ma il raccoglitore di cartoni è rimasto muto fino a questo post. Me ne ricordo vagamente anch'io uno, quando ero bambina.

Sara ha detto...

Carlo Alberto di Carrara lo ricordo anch'io...

Renata_ontanoverde ha detto...

Elisa : chi riesce a trovare una propria dimensione, raggiunge un certo equilibrio. quel che manda è la tolleranza delle istituzioni che li lasci vivere ed operare pur nei loro limiti!
Censorina hai ragione tutto è cambiato, il diverso non restava mai emarginato, ora invece tutto ha un etichetta, tutto è inquadrato e spesso male con conseguenze nefaste.
Sara fanno parte di un tempo che è passato, guardando indietro ci si accorge della differenza...
Benvenuta Sara!