La mia fedele compagna

La mia fedele compagna
La vita non è un cammino semplice e lineare lungo il quale possiamo procedere liberamente e senza intoppi, ma piuttosto un intricato labirinto, attraverso il quale dobbiamo trovare la nostra strada, spesso smarriti e confusi, talvolta imprigionati in un vicolo cieco. Ma sempre, se abbiamo fede, si aprirà una porta forse non quella che ci saremmo aspettati, ma certamente quella che alla fine si rivelerà la migliore per noi (A. Cronin)

giovedì 16 agosto 2012

16 agosto 1974





Il 16 agosto 1974 iniziai a lavorare ad un mese dal diploma. Il mio principale, il dott. A., era un uomo alto ben piantato con i capelli sale e pepe, ben pettinati, due favoriti alla Gengis Khan, la voce profonda, gentile, con una leggera zeppola. Quando parlava in pubblico era padrone della scena con semplicità ed eleganza, parlava a braccio correttamente in quattro lingue, ed era così carismatico, da  mettere tutti gli ospiti a loro agio. Eclettico ed intelligente sapeva sostenere una conversazione interessante con chiunque, sia che fosse l’uomo della strada, che il fisico nucleare.
Per darvi un'idea del suo carattere e delle sue capacità dovete sapere che aveva conseguito in un collegio svizzero, il diploma dell'accademia commerciale. Di ritorno in Italia per iniziare l’Università, avendo 17 anni dovette aspettare un anno. Ma il padre gli chiarì subito la situazione : "se speri di bighellonare e perder tempo con gli amici perdigiorno in questo anno, sbagli di grosso: da domani prendi lezioni private ed a giugno darai la maturità classica!" Fu così che imparò il Greco, perfezionò il Latino e le altre materie del quinquennio classico e superò a pieni voti l'esame di maturità!

Al servizio di leva scelse di andare in aviazione e disse al padre di voler prendere il brevetto di pilota. Il padre glielo negò dicendo,  che secondo lui i piloti erano tutti disperati che non avevano voglia di vivere e per dimostrargli che non fosse un problema di denaro, devolse il costo del brevetto in beneficenza. Ma il dott.A. non si arrese, iniziò a dare lezioni, a vendere traduzioni di greco e latino, raccimolando il costo del brevetto e conseguendolo a 21 anni nonostante la contrarietà del padre.

Arruolatosi volontario in guerra come pilota di caccia, scelse di affiancare la RAF nelle forze di liberazione, quale appoggio alle navi di rifornimento. Conseguì la laurea di Economia e Commercio, come pure quella di Scienze Politiche e di Diritto, effettuando anche l'esame di stato quale Dottore Commercialista. 
Alla fine del conflitto tentò d'intraprendere la carriera politica, ma la sua dirittura morale non gli permise di cedere ai vari compromessi dell'ambiente. Nel 1948 abbandonò l'amata aeronautica,  per coadiuvare il padre nell'attività commerciale di agente di caffé, droghe e coloniali, che portò a livello di fama mondiale, sebbene fosse solo  una ditta familiare e molto piccola.

Per spiegarvi la singolarità dell'uomo vi racconto ancora un aneddoto.   Dovete sapere che appena indipendenti,   negli anni sessanta  i nuovi stati Africani, volendosi affrancare dai mercati dei Paesi colonizzatori cercarono nuovi sbocchi commerciali. La C.E.E. nell'ottica di un trattato di collaborazione, li favorì facendoli  partecipare gratuitamente alle Fiere di tutta Europa. Serviva una persona capace di affiancarli ed a Trieste fu scelto il dott. A. per la sua esperienza commerciale e conoscenza linguistica, tanto che li accompagnò per un quinquennio  alla Fiera di Trieste, alla Fiera del Levante di Bari a quella di Milano ed anche a quella  di Lubiana a cui affluivano espositori da tutta l'Europa dell'Est.

Fu così che a Lubiana sul finire degli anni '60 il dott. A. al bar dell'albergo stazionava in attesa di passare da una conferenza all'altra,  attorniato dalle Delegazione Africana, che intratteneva al tavolo parlando in francese ed inglese, fumando un Montecristo, davanti ad un wishky con ghiaccio. Veniva chiamato e chiamava al telefono in continuazione parlando in tedesco ed italiano ed azzardava con il giovane barman qualche frase di sloveno, imparato dai cacciatori d'oltre confine. Il giovane barman era esterrefatto: un personaggio simile non lo aveva visto nemmeno nei film americani. Fu al culmine dell'ammirazione quando vide il Dott. A. con il Gen. Tito e la first lady, Jovanka, mentre illustrava loro la missione delle Delegazioni ed i prodotti presentati agli stand.

Un commerciante di Trieste di ritorno da Lubiana, nei primi anni del 2000, mi ha riferito di aver incontrato per caso quel barman, che sentendo che era di Trieste gli aveva chiesto se conoscesse il dott. A. e se fosse ancora vivo, raccontandogli ciò che aveva visto  e ripetendo l'ammirazione per la sua disinvoltura ed il suo carisma.

Come Presidente di un'Associazione Europea del Caffé indisse una "Crociera del Caffé" : era il 1986. Con l'aiuto dell'avallo di Pericle Lavazza, la Costa mise a disposizione una nave e l’impegno del viaggio, previa la firma di una fideiussione da capogiro. Fu un periodo frenetico, di raccolta d' adesioni e d' organizzazione ed il dott. A. stette parecchi mesi sulle spine, perché gli americani
dettero forfait all'ultimo minuto : dopo l’attacco terroristico all'Achille Lauro del 1985, in cui fu ucciso un cittadino americano in carozzella, il Mediterraneo non era considerato luogo sicuro per loro. Ma nonostante questo la Crociera ebbe una buonissima affluenza di passeggieri e fu un successo enorme!

Il mio principale era un mito. Per la sua capacità e la sua vitalità, noi , "ragazze" dell'ufficio, lo soprannominammo Highlander, dato che si ritirò solo a 88 anni!

Gli ultimi 2 anni furono molto difficili: nel 2004 dopo una brutta polmonite ebbe un crollo enorme. Aveva 86 anni e l'inizio dell'Alzheimer e la depressione lo costrinsero a lottare con molta fatica perché non voleva arrendersi e continuava a venire due volte al giorno in ufficio per continuare a lavorare e sentirsi vivo!
Poi il tracollo nel 2006, una brutta caduta, che lo fermò a casa. 
Avevamo lavorato gomito a gomito per ben 32 anni, mi aveva preso sotto la sua ala e guidato nel meraviglioso mondo del caffé aiutandomi a crescere professionalmente: avevamo bevuto assieme più di 17.000 caffé!

Si spense serenamente a 90, nel 2008, servito e riverito come sempre, dopo aver bevuto il suo ultimo caffé.

13 commenti:

perennementesloggata ha detto...

purtroppo è finita l'era dei capostipiti di aziende createsi dal nulla, sopravvissute a crisi e caratterizzate da successo e sapere.
quelle in cui ti senti parte di una famiglia.
i veri capi non ci sono più, sono pochi quelli che sanno fare il capo, il respons-abile. tendono più a scendere a compromessi per salvare la (loro) faccia
:(
sono poche le realtà simili rimaste :(

perennementesloggata ha detto...

purtroppo è finita l'era dei capostipiti di aziende createsi dal nulla, sopravvissute a crisi e caratterizzate da successo e sapere.
quelle in cui ti senti parte di una famiglia.
i veri capi non ci sono più, sono pochi quelli che sanno fare il capo, il respons-abile. tendono più a scendere a compromessi per salvare la (loro) faccia
:(
sono poche le realtà simili rimaste :(

Renata_ontanoverde ha detto...

Purtroppo, ora esiste il qui lo dico, qui lo nego, il dico, ma non dico, per non compromettermi e per sfruttare al caso l'opportunità solo se mi conviene!
Un atteggiamento che porta a quella che è stato il disfacimento di una bella e ricca attività distruggendo la fama e l'esempio dato per decenni!

Cosimo Piovasco di Rondò ha detto...

Che bella biografia! Quasi sprecata per un blog. Hai mai pensato di collaborare con un giornale? Hai uno sile giornalistico che apprezzo molto, misurato senza essere sciatto, elegante ma non troppo ricercato...
Il tuo ex capo mi è davvero simpatico, tutto ciò che racconti di lui contribuisce ad attribuirgli misura e stile, qualità che apprezzo in particolar modo (con un'unica, secondo me, vistosa caduta di tono: il whisky col giaccio, roba da americani buzzurri, in contrasto col british glamour di tutto il resto, e soprattutto col Montecristo fumato in contemporanea!).
Deliziosa l'annotazione sui 17.000 caffè bevuti insieme: due al giorno, considerando i giorni di festa in un anno? credo sia questo il conto che hai fatto...
E adesso un appunto te lo devo proprio fare: quelli della foto non sono favoriti, sono baffi alla mongola (giustissimo il riferimento a Gengis Khan); i favoriti sono quei basettoni folti che scendono per tutta la guancia, e che spesso (questo sì) si raccordano ai baffi, senza mai coprire il mento, altrimenti diventano una barba intera.
Un sorriso e un abbraccio, a presto, tuo
Cosimo

Cosimo Piovasco di Rondò ha detto...

Scusa, dimenticavo (non ricordo se te l'ho già detto; se sì, scusa la ripetizione): tu ti sei diplomata nel luglio del '74 e hai cominciato a lavorare in agosto dello stesso anno. Io mi sono laureato a maggio e ho cominciato a lavorare ufficialmente (l'avevo già fatto prima ma da irregolare... in nero, per dirla tutta) a novembre, sempre in quell'anno. Mi fanno sorridere queste coincidenze.
Però tu hai continuato nello stesso posto per 32 anni, io di lavori (e città) ne ho cambiati parecchi...
Ciau!
Cosimo

Renata_ontanoverde ha detto...

Mi piacerebbe scrivere, ma ho troppa poca stima di me stessa.

CHIVAS REGAL ??? schifo??? ;)
eh che vuoi ogni uomo ha il suo tallone d'Achille.

Preso nota del chiarimento dei baffi.

Si me l'avevi già detto del lavoro, ma ripetere non guasta ;)

Renata_ontanoverde ha detto...

P.S. la citazione dei 17.000 caffé è un'ispirazione presa da de Balzac, che era un amante del caffé!

Cosimo Piovasco di Rondò ha detto...

Fai male a non avere autostima, cara, scrivi piuttosto bene (e te lo dice uno che – immodestamente, al solito – crede di intendersene un po').
Chivas Regal?! e chi ha mai parlato di marche di whisky? (neppure tu!). Io dicevo semplicemente che l'abitudine (americana, per l'appunto) di aggiungere ghiaccio, o addirittura soda, al whisky è una buzzurrata e ne rovina irrimediabilmente il sapore; il whisky (soprattutto se scozzese – e il Chivas lo è) si beve a temperatura ambiente, nel bicchiere cobbler (o tumbler basso), largo e dalla base pesante che dà un'idea di consistenza anche fisica nel tenerlo in mano, e che nel portarlo alla bocca ti abbraccia anche il naso sprigionando tutto l'aroma della bevanda...
Vabbe', se mi metto a parlare di liquori non la finisco più...
Non sapevo di Balzac e dei 17.000 caffè... S'impara sempre qualcosa di nuovo, qui da te.
Sorrisone, tuo
Cosimo

Renata_ontanoverde ha detto...

Il mio capo amava i liquidi freddissimi!
Balzac ne citava di meno ...;)

redcats ha detto...

L'ho letta tutta d'un fiato e non posso che condividere le ossevazioni di Cosimo!redcats

Renata_ontanoverde ha detto...

Grazie mia cara ;) del bellissimo complimento!

edvige ha detto...

Me lo ricordo molto bene ovviamente dal punto di vista di freguentazione dell'Associazione ed anche perchè visto diverse volte in ufficio con Di Nicolò che era il direttore SGS.
Aggiungo che concordo con Cosimo sul fatto che sai scrivere e dovresti collaborare con qualche giornale ma è a riguardo della non autostima che sono in disaccordo. Non esiste una persona che Non Vale ognuno a modo suo con il proprio contributo VALE. So cosa vuol dire no perchè a me manchi ma mia figlia aveva dei problemi di questo tipo ma a furia di spiegare parlare ecc ora a 46 anni ha piena coscienza anche se qualcosina allo stato latente rimane.
Secondo me la mancanza di autostima non dipende che noi pensiamo di non valere ma pensiamo troppo al giudizio altrui e quindi optando per un giudizio negativo riteniamo che questo sia dovuto a noi stessi che non abbiamo l'approvazione e quindi ci stimiamo di meno. Gli "altri" non saranno mai compiacenti e ne in accordo non ha importanza se bene o male ma è la natura umana di criticare sempre perchè pecchiamo di invidia in quanto è solo questa che da carica alla critica che sarà sempre e solo negativa.
Ripeto è una mia opinione personale che secondo l'esperienza avuta si differirà da altre perchè ognuno esprime la propria verità. Ciao cara Renata un abbraccio e buon weekend.

Renata_ontanoverde ha detto...

La mia bassa autostima è dovuta al fatto che in famiglia ero considerata l'ultima ruota del carro e sul lavoro il capo era parco di complimenti! Salvo poi a decantarmi con i suoi corrispondenti e solo negli ultimi tempi definirmi la "colonna" della ditta.
Gregaria per dedizione a chi avevo intorno, mi risulta difficile emergere, perché come dici tu Edy sono molto suscettibile al giudizio e pertanto insicura!
Buon week-end anche a te!