La mia fedele compagna

La mia fedele compagna
La vita non è un cammino semplice e lineare lungo il quale possiamo procedere liberamente e senza intoppi, ma piuttosto un intricato labirinto, attraverso il quale dobbiamo trovare la nostra strada, spesso smarriti e confusi, talvolta imprigionati in un vicolo cieco. Ma sempre, se abbiamo fede, si aprirà una porta forse non quella che ci saremmo aspettati, ma certamente quella che alla fine si rivelerà la migliore per noi (A. Cronin)

sabato 18 agosto 2012

Toc-toc! Chi è?


In vena di ricordi,  ho passato in rassegna i personaggi che nella mia infanzia bussavano alla nostra porta.
A parte il portinaio, un vecchio ex-pompiere di Fiume, che veniva a bussare e portare un mazzetto di fiori a mia madre per ottenere in cambio un buon bicchier di vino dei miei nonni, che lui stimava molto, agli spazzini e spazzacamini che venivano per le feste a raccogliere le mance, ricordo una serie di personaggi che arricchirono la mia infanzia di figure pittoresche.

La prima era Irene, carsolina mingherlina, di carnagione scura, molto energica, che con un fazzoletto a forma di cuscino in testa saliva le scale di casa nostra con il bidone del latte in equilibrio sul capo, mentre il carro aspettava in strada. Suonava di buon mattino alla nostra porta,  tirava giù il bidone dalla testa, lo metteva sotto braccio per mescere il latte nel contenitore graduato di alluminio e da lì nella nostra pentola. Parlava poco e tradiva il dialetto sloveno delle alture. Saliva e scendeva scale infinite per le vie fino a vendere tutto il suo prodotto. Era molto nervosa e negli anni assunse anche dei tic agli occhi, che noi bambini maldestramente imitavamo per ridere! Il suo latte era buonissimo e noi seguivamo il raffreddamento dopo la bollitura, leccandoci i baffi al vedere la ricca  “panna” che poi ci contendevamo.

Altro personaggio che bussò alla porta all’epoca era il fotografo, che proponeva di “colorare le fotografie in bianco e nero”. Era una gran novità per l’epoca, tutto era ancora in bianco e nero: giornali, riviste e televisione. Ma lui, prendeva una foto,  chiedeva il colore dei vari particolari e riportava un ingrandimento con colori pastello, che rendeva il tutto molto surreale, incorniciandolo in una pesante cornice di madreperla. Era la moda: tutte le famiglie dell’epoca sfoggiavano la foto dei loro bimbi “a colori”, come oggi sfoggia l’iPhone!

Ricordo poi  la figura dell’assicuratore che in famiglia chiamavamo “in caso di decesso”, in quanto era la frase che pronunciava quando voleva sottolineare i “benefici” della polizza vita, facendo valere il fatto che per ora pagare le rate era un sacrificio, ma che il beneficio si sarebbe visto “nel caso di decesso”, il tutto mentre Mamma con le mani dietro alla schiena faceva le corna! Ironia della sorte volle, che ne beneficiammo nel 1974 quando a soli 42 anni Mamma morì: “in caso di decesso” non era più tanto ridicolo, ma una triste realtà.

Ma le figure più belle della mia infanzia erano i rappresentanti di  enciclopedie, che trovarono in casa mia un facile terreno di vendita, dato che i miei amavano leggere ed avevano cura della nostra cultura. Così alla nostra porta si avvicendarono tante figure. Il primo non lo ricordo molto bene, perché ero molto piccola, da lui Papà prese i Classici Azzurri, venticinque libricini che raccoglievano il meglio della letteratura italiana e straniera  ed  il MILIONE, dizionario geografico in parecchi volumi, enormi, di un bel azzurro, mi appassionò quando diventai più grande. Ricordo che alle superiori feci una tesina d’Italiano sulla condizione delle donne Africane, portando un argomento attualissimo (erano gli anni della contestazione femminista) e soprattutto non avevo avuto necessità di attingere alla biblioteca! Oltre che alla Geografia Fisica, Politica, Economica, questa enciclopedia da la descrizione dettagliata della Storia e delle maggiori città, inoltre ha per ogni paese una sezione di Usi e Costumi, attraverso le epoche e dei giorni nostri, che leggevo con passione ed interesse, perché mi facevano viaggiare con la mente. Altra enciclopedia della mia infanzia fu il CONOSCERE – Enciclopedia per ragazzi, da cui attingemmo a piene mani durante le prime classi. 

In seguito arrivò un’agente, che mi piacque molto. Era una donna di una certa età, non tanto alta, magra, vestiva con gusto, leggermente truccata, con i capelli lunghi biondo-cenere acconciati raccolti alla nuca in un moderno ed elegante chignon, parlava in dialetto con una certa impostazione, senza apparire troppo “artefatta”, era cordiale, sorridente. Le sue visite mi incuriosivano, da lei Mamma comprò il DES – Dizionario Enciclopedico Sansoni, il Leonardo, rivista scientifica. Inoltre acquistò anche la collana della Medusa, dei bei libri dalla copertina Verde, una raccolta   sulla natura con dodici libri dedicati agli animali a seconda della specie di appartenenza con relative schede dell’anatomia e foto dal vero; poi anche un’altra enciclopedia fotografica, di cui ricordo solo il volume sui gatti e sui cani, da cui imparai le razze, perché sfogliavo e mandavo a mente  i vari  nomi.

Successivamente arrivò l’agente dell’UTET , da cui s’ iniziarono ad acquistare i libri Universitari. Mio fratello acquistò l’intera Enciclopedia Medica con tutti gli aggiornamenti fino ad oltre il duemila, l’Enciclopedia Veterinaria e quella Astronomica.

Acquistare libri fu quindi un imprinting che ebbi dalla mia prima infanzia. Quando –non avendo ancora la televisione- spesso perdevamo ore a leggere e nel mio caso, guardare le fotografie e le figure, per passare il tempo e sognare.
D'inverno c'era poi il venditore di mestoli che scendeva dalla Carnia per vendere i suoi prodotti e raccimolare qualche lira. C'era anche l'arrotino, che oltre ad affilare le forbici ed i coltelli, riparava le vecchie ombrelle rotte.
Gli ultimi sulla scena I Mormoni ed i Testimoni di Geova, a cui, ormai forniti di spioncino, non aprimmo più!

7 commenti:

Linda ha detto...

Insomma una famigla di mecenati! Avete incoraggiato la cultura e aperto le porte a personaggi molto artistici! La collana della Medusa c'era anche in casa mia, ma non so ora chi l'abbia portata via, forse mio fratello...

Bel post, Renata, buona domenca!

Renata_ontanoverde ha detto...

buona domenica a te Linda!

Cosimo Piovasco di Rondò ha detto...

Delizioso, come sempre... Un post che avrei voluto scrivere io, tanto per cambiare.
Alcuni dei tuoi ricordi (gli spazzacamini, gli assicuratori, i venditori di enciclopedie, l'arrotino/ombrellaio fino ai Testimoni di Geova) collimano coi miei, altri no.
Ad esempio le venditrici di latte: le ho viste in campagna (col loro bidone di alluminio in testa, sì – anche se più spesso si andava noi a comprarlo direttamente alla stalla), ma nelle grandi città, al tempo della tua nascita, si andava già in latteria a comprare il latte della Centrale; in pesanti bottiglie di vetro a rendere, dovevi riportare al lattaio la bottiglia vuota per averne una piena, altrimenti ti toccava pagare la cauzione. Mi sembra strano che in una grande città come Trieste non ci fosse una Centrale del Latte e lo si vendesse ancora porta a porta negli anni '60.
Neppure il fotografo a colori ricordo di averlo mai visto, se non sui banchetti delle fiere di quartiere.
Ne ricordo un altro paio che tu non hai citati, forse perché non bussavano alla porta ma facevano sentire il loro grido per strada: lo straccivendolo, che raccoglieva lenzuola, asciugamani e tovaglie irrimediabilmente lise, pesandole sulla sua stadera e pagandole qualche spicciolo; e il venditore di ghiaccio per le ghiacciaie che ebbero una certa diffusione prima dell'avvento dei frigoriferi elettrici.
Nei paesi c'era anche il magnano, lo stagnino, che riparava le pentole di rame e di alluminio, ma in città non l'ho mai visto.
Un abbraccio, tuo
Cosimo

Renata_ontanoverde ha detto...

Il Carso è talmente vicino ed i paesini che avevano mucche erano a 15 minuti di calesse, per cui la lattaia faceva poca strada, quando io ero piccola dal '57 al 60-62, poi anche noi andavano da Sior Ercole, una macchietta, a prender le bottiglie di vetro spesso con il tappo di alluminio !!!
Vero lo straccivendolo, veniva anche da noi, ma in strada e gridava "stracci, roba vecchia da vendere!".
Il venditore del ghiaccio non lo ricordo ero troppo piccola, anche se in realtà il frigo lo avemmo nel '61-62.
Lo stagnino non passava da noi: Papà aveva portato dalla sua attività in Istria attrezzi e possedeva un saldatore professionale.
Bei ricordi neh?
Buona domenica !!

Cosimo Piovasco di Rondò ha detto...

OT & SPAM: sei invitato/a a partecipare a un'intervista-gioco sul mio blog (puoi cliccare QUI per andare direttamente al post giusto).
Ovviamente non è un obbligo, ma mi farebbe piacere vederti partecipare a questa piccola indagine sociologica senza pretese.
La partecipazione non ha limiti di tempo, chi fosse assente e mi leggesse dopo la pubblicazione di altri post può tranquillamente intervenire.
Se sei tra quelli che detestano i giochi in rete mi scuso per l'intrusione.
Un caro saluto, tuo
Cosimo

redcats ha detto...

Si vede che vieni da una famiglia che amava i libri! redcats

Renata_ontanoverde ha detto...

Si redcats, quando vedo una libreria, mi sciolgo come un cioccolatino al sole....;) e mi perdo, mi perdo a leggere le quarte di copertina, a toccare e sfogliare: mi piace il profumo della carta nuova! sembro Gollum...;)