La mia fedele compagna

La mia fedele compagna
La vita non è un cammino semplice e lineare lungo il quale possiamo procedere liberamente e senza intoppi, ma piuttosto un intricato labirinto, attraverso il quale dobbiamo trovare la nostra strada, spesso smarriti e confusi, talvolta imprigionati in un vicolo cieco. Ma sempre, se abbiamo fede, si aprirà una porta forse non quella che ci saremmo aspettati, ma certamente quella che alla fine si rivelerà la migliore per noi (A. Cronin)
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venerdì 14 settembre 2012

Segnalazione !

Da ieri pioggia e Bora imperversano su Trieste: meno male che gli acquazzoni sono terminati, qualche sporadica nuvoletta vela il cielo ancora stellato, ma il vento non molla, anzi.

Ieri girando per città a far consegne Stanhome ho visto i cestini ridotti a cimiteri d'ombrelli rotti!



 
Nei punti più difficili, dove i refoli colpiscono dietro l'angolo l'ignaro viandante rovesciandogli a forza l'ombrello, i cestini sembrano dei ricci per i ferri ed i manici che spuntano dai pertugi.

Il tempo ha raffreddato animi ed entusiasmi, si cazzeggia al computer, coperti dalla vestaglia invernale, con la colonna sonora dei refoli e l'aria fresca che entra dalla ribalta della finestra.

Al computer cerco foto e incontro il Blog  di  Anna :  un miraggio culinario, leggo la ricetta e le papille gustative salivano, mi sento come un cane di Pavlov ;D , ma ditemi voi se esagero!  Visitate il sito, la ricetta è sfiziosamente leggera, ma invitante e gustosissima... sto continuando a salivare ;P


Penso che questo possa considerarsi un Dolce Buon giorno !??

Buon Ventodì, pardon, Venerdì !

sabato 11 agosto 2012

Tramezzini

Ecco! E' sempre la solita storia ! Arriva la festa ed io sto elucubrando come caspio ho fatto i tramezzini l'ultima festa!!

Avevo postato le ricette su splinder, che ora non è più on line e recuperarle è uno strazio! 

Farò punto ed a capo e le fermo qui a memo per il prossimo compleanno!


Ecco le farcie

1) TRAMEZZINI SURIMI

2 confezioni di surimi, frullati grossolanamente con  2-4 cucc. di
olio di mais, aggiungere 2 patate medie lessate, ridotte a purea con lo spremipatate (evitate il frullatore: il calore le rende collose e contamina il loro sapore), rendete morbido l'impasto mescolando con
olio di oliva EVO: siate generosi. Unite 3 cucc. di  aceto balsamico, un piccolo cipollotto tritato finemente, sale, poco pepe, un cucchiaio di maionese per legare e ridurre il tutto a crema.

Ai miei ragazzi piace così, delicato, nessuna aggiunta che ammazzerebbe il gusto del surimi.
Si ! lo so! il surimi è una porcheria, ma come il MacDonalds, in certe occasioni è un must! ;D

2) SALMONE AFFUMICATO

2 etti di Salmone affumicato, 2 etti di philadelphia, erba cibollina o uno scalogno tritato finemente, salsa worchester, pepe. Evitate il sale, perché sia il salmone che il formaggio sono salati. Frullare e se troppo densa la purea, allungare con pochissima panna liquida o latte: quel che avete in casa. 


3) TARTARE DI SALMONE

Tritare finemente a coltello la polpa di salmone fresco liberandolo dalle spine e dalla pelle, condirlo con olio di oliva EVO, aceto balsamico, salsa worchester, sale, una punta di senape (facoltativo - mio figlio ne è allergico), un tuorlo d'uovo, pepe, un cipollotto tritato finemente, mescolare amalgamando bene gli ingredienti.
Lasciar insaporire! Servire su letto di pan carré tostato caldo e riccioli di burro.

Suggerisco di non esagerare con i condimenti e di usare i cipollotti più piccoli, più dolci, di gusto percettibile ma non invadente, per non sovrastare o coprire il sapore dell'ingrediente principale.

4) TRAMEZZINI DI PROSCIUTTO COTTO CON PHILADELFIA
5) TRAMEZZINI DI SALAME UNGHERESE CON CRESENZA

Ai miei figli piacciono semplici, io ci aggiungerei un bel peperone sottaceto o cetrioli agrodolci al cotto/philadelfia e olive taggiasche o trito di olive nere con foglia di lattuga per il salame e la crescenza.






martedì 7 agosto 2012

Tiramisu 2

Per chi si ricorderà la mia versione del "Tiramelosu" come diceva la nonna ;) vi offro una variante.




Per bagnare i biscotti che abitualmente adopero uso il caffé, ma alla ragazza di mio figlio il caffé non piace, per cui le ho preparato in occasione di una grigliata un porzione a parte.




In uno stampino di alluminio da muffin, ho alternato la solita farcia ( 5 tuorli 5 cucchiai di zucchero a velo, 500 gr. di mascarpone e aroma di vaniglia)  con biscotti "lingua di gatto" bagnati nel Kruskovac (liquore alle pere) e si sa le pere ed il formaggio son una delizia, ho ricoperto l' ultimo strato con gocce di cioccolato! Un successone!!!!

lunedì 23 luglio 2012

Prekmurska Gibanica ( Ghibanizza )

Dato il clima attuale a Trieste una Ghibanizza è il dolce più che adatto per una colazione sostanziosa!
Il dolce è originario della regione Prekmurje (Oltremura) che si trova a Nord-Est e confina con l'Austria e l'Ungheria. Nella regione Balcanica troverete diverse versioni di questa ricetta, ma quella che vi riporto è prettamente Slovena, mentre i Serbi ed i Bosniaci nonché i Macedoni ed i Croati ne danno versioni diverse, alternando le farce e diversificando la pasta. Ma questa è la mia preferita!

E' una ricetta elaborata, ma quando ci prenderete la mano, la preparerete in men che non si dica, anche perché il lavoro grosso è la pasta fillo, che trovate già pronta: non vi consiglio di cambiare ingrediente, solo la caratteristica peculiare di finezza e neutralità della pasta fillo rende il dolce speciale! Vi dò gli ingredienti fase per fase.

Preparazione       

Per la prima base impastare 300 g di farina, 1,5 dl di latte, 1 tuorlo, 2-3 cucchiai di burro fuso e un pizzico di sale, lasciare riposare per un'ora, dopodichè tirare bene col mattarello e foderare il fondo di uno stampo imburrato con questa base.
Intanto preparate i ripieni che sono diversi. 


Primo ripieno  :
150 g di semi di papavero tritati,
80 g di miele,
una bustina di zucchero vanigliato,
1dl di latte,
3 cucchiai di burro fuso
Versare sui semi di papavero abbastanza latte bollente da ottenere una massa di consistenza cremosa, il miele e lo zucchero vanigliato, mescolare bene e lasciare riposare. Quando si sarà intiepidito, aggiungere i tre cucchiai di burro fuso.

Secondo ripieno :
500 g di ricotta fresca,
1 dl di panna liquida,
100 g di zucchero,
2 tuorli
una manciata di uvetta
Mescolare  la ricotta, la panna montata, lo zucchero, i tuorli e l'uvetta precedentemente ammorbidita finchè il composto non risulti abbastanza morbido da poter essere spalmato.

Terzo ripieno  :
250 g di noci tritate fini,
80 g di miele,
una bustina di zucchero vanigliato,
un cucchiaino di cannella,
un dl di latte
Tritare le noci da farle divenire fini, aggiungere gli altri ingredienti e mescolare  bene.

Quarto ripieno  :
500 g di mele,
30 g di zucchero,
la scorza grattugiata di un limone,
un cucchiaino di cannella,
Sbucciare e grattugiare le mele, poi unirle agli altri ingredienti.


Tagliare la pasta fillo della grandezza dello stampo, in tanti fogli per coprire ogni strato. Preparare  mezza tazza/q.b. di burro fuso con cui  ungere le sfoglie di pasta fillo e procedere alla composizione del dolce.

Sul primo strato,  già sistemato nella teglia,  spalmare il composto di semi di papavero, coprirlo con una sfoglia di pasta fillo e spennellarla di burro fuso. Versare sopra questa  il ripieno di ricotta e livellarlo. Continuare alternando una sfoglia di fillo spennellata di burro, l'impasto di noci, di nuovo una sfoglia, il ripieno di mele e concludere con l'ultima sfoglia di pasta fillo  ben spennellata di burro.
Questo permetterà alla pasta di rimanere morbida.
Infornare a 180° per un'ora.

Servire il dolce spolverato con lo zucchero a velo e tiepido.

Buon appetito!  I golosi fanno il bis degli strati e la torta doppia, questo va bene soprattutto se avete una piccola teglia.


sabato 23 giugno 2012

Cuoci riso

Premetto, che non mi piace cucinare nel forno a micronde, l'ho preso perchè mio marito potesse servirsene per scaldare il pranzo che gli lasciavo. Poi lui iniziò ad adoperarlo anche per scaldare l'acqua per prepararsi te e camomilla!

Ma ultimamente ho dovuto ricredermi! Non riuscivo più a cucinare un buon riso asciutto, tipo pilaf, per darlo a mia figlia per pranzo : farlo di mattina alle 6.30 mi pesava alquanto! Allora, essendo la mia Pimpi ghiotta di riso asciutto e senza farlo diventare un pastone sbobba, ho trovato questo attrezzo meraviglioso IL CUOCI RISO TUPPERWARE!!!  Costo € 27,50!





Si mettono nel recipiente  2 porzioni di acqua per ogni porzione di riso, ma senza superare il livello segnato sulla confezione, si aggiunge poco sale, si chiude con il coperchio giallo e si ferma con il coperchio celeste, che ha le sicure, poi si inforna per il periodo di cottura indicato sulla confezione del riso. 10' ed avete il riso sgranato, asciutto, da condire come più vi piace, non si può cucinare nel recipiente alcun sugo o condimento. MA NIENTE BAGNO DI VAPORE O MINUTI A RIMESTARE, SEGUIRE, ABBASSARE O ALZARE LA FIAMMA, ECC.

Quando potrò mi comprerò un altro aggeggio, più "sofisticato", ma anche più costoso : € 80.-  Mentre il primo è  di materiale leggero, il MICRO-GOURMET



è composto da 4 contenitori. Solo  quello più basso è trasparente e serve per posizionare l'acqua che nel forno a micronde cuoce a vapore i cibi posizionati nei due contenitori superiori. Questi,  uno più alto, l'altro un piatto più basso, con il fondo bombato, sono di materiale più spesso, capaci però il primo di contenere verdure ed il secondo carne o pesce e cucinarli allo stesso tempo senza alterarne il rispettivo sapore.

Il materiale di questi due piatti e del coperchio che vedete sopra è molto robusto e consistente NON VIENE ATTRAVERSATO dalle micro-onde: i cibi cuocono A VAPORE!  Peccato costi parecchio,  ma ne vale la pena! In pochi minuti e senza sauna in cucina potrete cucinare i vostri piatti dietetici e freschi per un'estate in leggerezza!

domenica 3 giugno 2012

Alessandra Spisni

In attesa di un appuntamento ieri sono andata in libreria per far passare il tempo! Amo i libri, l'odore della carta e girare leggendo i titoli, sfogliando alcune pagine,  leggere le presentazioni e le copertine:  va a finire sempre che esco con almeno un piccolo tascabile.

Ma ieri ho trovato il libro di Alessandra Spisni, la cuoca Bolognese, che già alla Prova del Cuoco mi ha conquistata! Guardo la trasmissione soprattutto quando c'è lei e la sua amica dietologa : Evelina Flachi.

Il libro ha come titolo la "Maestra di Cucina" e scrivo cucina con la C maiuscola perché nel libro si intende come "arte" non solo culinaria ma soprattutto di vita. Il cibo è non solo nutrimento fisico, ma anche spirituale, quindi saper cucinare bene non solo fa stare bene alimentando i nostri organi correttamente, ma agisce da stimolatore di endorfine che aumentano il nostro benessere! A volte è a questo aspetto che ci aggrappiamo....

Il libro è una raccolta di ricette, legate a diverse situazioni, persone ed eventi, scritte in forma schematica, semplice, ma completa. Le ricette sono di facile esecuzione, con consigli, suggerimenti ed indicazioni precise. I capitoli ed alcune ricette portano un commento della Spisni che racconta aneddoti di vita della Maestra di Cucina, con un'elegante semplicità tipica delle donne forti e capaci, donna d'azione di poche parole ma molti fatti! Quando la leggi percepisci il sorriso non solo sul suo viso, ma anche nel suo cuore e non è una dote di tutti! Pur non essendo scrittrice e descrivendo solo a brevi linee il suo privato  fa sentire il lettore un amico a cui si rivolge, come lo conoscesse da tempo!

Sensazioni genuine, gioia per il palato e per l'anima! Un libro da leggere e da "mangiare" !

Mi ha riportato alla mente il significato che la tradizione dava alla cucina. La parte più importante del cucinare e mangiare è -almeno per me- farlo per od in compagnia di persone a cui vuoi bene. Un rito di altri tempi, dove entravi nelle case e la padrona ti faceva sedere e mentre si parlava raccontando  quanto accaduto dall'ultima visita, lei preparava con amorevole cura un piatto magari di 4 ore di cottura, nelle quali il tempo volava, incatenandoti alla sedia non solo per la giovialità del dialogo, ma affascinati dal rito esperto dei gesti sicuri e cadenzati che lei dedicava per prepararti un piatto od un pranzo o cena come non ne avevi mangiato da tempo, meravigliandoti sempre per i pochi ingredienti a volte poveri, ma magistralmente preparati con una ricca fantasia da esaltare anche il cibo più semplice.

 

mercoledì 2 maggio 2012

Lessico familiare : TIRAMELOSU'

No, non è una proposta indecente!  Penso anche voi abbiate in famiglia un "lessico" comune, dove una parola anche non grammaticalmente corretta, detta in una particolare occasione storica, viene ripetuta a perpetuare il ricordo di quel dato momento e risentirla, fa tanto "caaaasa" come dice MissPansy! 

Tiramelosu, è infatti proprio una di quelle parole, sgrammaticate, proferita da una zia anziana, perfetta massaia, che per una volta l'ha detta scherzando per tirar su il morale del marito,  aggiungendo un avverbio di luogo, per rafforzare le prospettive e sottolineare gli effetti della sua cucina! 

Fatto sta che il Tiramisù, per noi rimane un "Tiramelosù" ;D 

Per la crema: 
5 tuorli d'uovo
10 cucchiai di zucchero a velo,
500 kg. di mascarpone,
aroma di vaniglia,
crema marsala all'uovo q.b.
un pizzico di sale 

per la bagna : caffé di moka, NON zuccherato, qb

Per la confezione : biscotti secchi q.b.
cacao in polvere, meglio se Lin_t ! 

Sbattete prima i tuorli con lo zucchero per montare il composto ben bene, poi aggiungete il mascarpone e gli aromi fino ad ottenere una crema spumosa.

Bagnate velocemente i biscotti nel caffé AMARO :  io uso sempre gli Oro Sa_wa, ma potete usare i Savoiardi,   alternate a strati con la crema (siate generosi) sulla quale cospargerete con un colino il cacao in polvere. Finite con lo strato di crema!

Consigli : gli ingredienti come dati creano un'amalgama particolare. Sebbene imbevuti ma non spappolati i biscotti secchi mantengono una certa consistenza che va a contrastare il morbido della crema. Il sapore amaro del caffé  ed il dolce della crema si fondono in un connubio "calibrato" mai stucchevole (come nel caso zuccheriate anche il caffé), il  gusto del cacao dona una terza nota di contrasto che si bilancia senza soverchiare gli altri. Provatelo liscio così! 

Se volete esagerare e non gradite il caffé inzuppate i biscotti nel liquore, consiglio allo scopo la crema marsala all'uovo, anche se dolce ha la nota alcolica che bilancia il sapore, oppure l'amaretto di Saronno. Passabile anche con Cointreau.  Ma personalmente a parte i due cucchiai di crema marsala che profumano lo zabaione, non amo "sentire" il liquore in questo dolce! 

Buon Mercoledì ! 


P.S. Con gli albumi,   potete fare delle meringhe: per renderle più golose amalgamate alle chiare montate a neve  nocciole ridotte in polvere con zucchero a velo. Andranno a ruba! 



martedì 1 maggio 2012

Suggerimenti del cuoco

* per montare bene la panna devono essere ben freddi sia la panna che il contenitore in cui la montiamo,
* la maionese riesce più leggera con l'olio di semi, posizionare olio, 2 uova intere, sale e 2 cucchiai di limone, nell'ordine, nel bicchiere del minipimer, azionarlo  tenendolo fermo per qualche istante, poi alzare il minipimer da sotto in su per caricare dentro il liquido aria e favorire il montare della maionese,
* se usate il curry usate olio di semi, la cottura risulterà meno pesante di quello EVO, stemperate subito la spezia nella padella prima d' iniziare a cucinare gli altri ingredienti, avrete aromatizzato l'olio, il curry sarà ben cotto amalgamandosi in modo omogeneo e meno aggressivo con i cibi, cosa che non riesce bene se lo aggiungete a metà  o fine cottura, lo stesso vale per tutte le spezie disidratate,  
* al contrario le spezie fresche devono essere messe a metà cottura, danno il meglio di sè in breve tempo e così evitate di farle diventare amare,
* quando tagliate le patate immergetele nell'acqua fresca e salata, per non farle diventare nere e per salarle di meno dopo averle fritte!
* se volete tagliare velocemente gli gnocchi, stendete l'impasto sulla carta forno, meglio con il mattarello Tupper_are® riempito di acqua calda, quando lo avrete spianato a cm 1-2 d'altezza,   tagliate l'impasto a cubetti con un coltello dalla punta infarinata, certo non avranno l'aspetto classico, ma  avrete risparmiato molto tempo!


giovedì 8 marzo 2012

Voglia di dolce!




4-5 mele tagliate a fettine

100 gr. burro
150 gr. zucchero (io ho messo 200 ma come vedete si è brunito ed è risultato molto dolce!)
3 uova intere
150 gr. di farina,
una bustina di lievito
aroma di vaniglia,
scorza di limone
1/2 bicc. di latter
sale qb

Ho preso il burro ammorbidito e l' ho mescolato  con lo zucchero fino a far diventare il burro una spuma, ho aggiunto le uova, la farina con gli aromi ed il lievito mescolati, reso fluido l'impasto con il burro. Ho versato il composto in uno stampo ed ho distribuito alla meglio le mele tagliate a fettine sottili sottili.  Infornare a 180° per 30 minuti circa, controllate con uno stecchino.

Come vedete ho rivestito lo stampo di carta forno che descrive un orlo frastagliato al dolce, che mi garba di molto, esteticamente parlando.

giovedì 1 marzo 2012

Tortino Sfizioso di Renata

Soddisfare l'appettito  con fantasia è il cruccio di ogni donna. Quindi ho confezionato un tortino salato, non è dietetico, ma per la mia Pimpi è essenziale sia nutriente e "goloso" come dice la nostra beniamina Benny Parodi!
Per darvi un'idea indico le dosi di massima da me usate, ma potete bilanciarle secondo i vostri gusti e ciò che avete in dispensa.

Una sfoglia fresca pronta (tonda o rettangolare)
500 gr. spinaci fresche
1 salsiccia, (o avanzi di salumi)
avanzi di formaggi tagliati a piccoli pezzi/fettine
parmigiano o grana o altro formaggio stagionato grattuggiato
due manciate di pane grattuggiato
3 uova intere fresche sbattute
2 cipollotti freschi
sale q.b.

Ho preso una sfoglia pronta meglio se rettangolare con cui  ho rivestito una pirofila.
Ho fatto diversi strati: in fondo ho cosparso una manciata di pane grattuggiato per assorbire l'eccesso d'umidità degli spinaci lessati, tritati e passati al burro un cucchiaio di panna da cucina, un po' di pane grattuggiato sale q.b. 
Sopra ho sbriciolato una salsiccia. Ho ricoperto con avanzi di formaggio che avevo in frigorifero (un fondo di provola affumicata, una sottiletta) spolverando con formaggio grattuggiato ed una manciata di pane grattuggiato 
Poi ho appassito due cipollotti tagliati fini includendo gran parte del gambo (c'è chi usa anche la parte verde! a piacere!) in un pentolino antiaderente bagnandoli con un po' d'acqua per ammorbidirli meglio e li ho mescolati (freddi) a 3 uova intere fresche sbattute con aggiunta di un cucchiaio di panna, aggiustate di sale, ma non troppo. Ho versato questo mix sopra il formaggio distribendolo uniformemente.
Ho chiuso le falde della sfoglia bucherellandola con la forchetta ed ho informato a 180° dovrebbero bastare 20-30 min.

Potete sostituire alla panna una crema di formaggio dietetica o toglierla del tutto. Mangiate meno, ma mangiate bene! Praticamente un piatto unico.

mercoledì 29 febbraio 2012

Biscottini veloci veloci

Un caffé con un'amica. Volevo darle qualcosa di buono, con i prodotti che ho in casa.
Avevo una pasta brisé tonda, l'ho spianata ho inciso con lo stampino due forme diverse: fiori e cuori e li ho riempiti di nutella e di marmellata di pesche con farina di nocciole. Ho saldato con bianco d'uovo e spennellato anche all'esterno cospargendoli di zucchero semolato che ha donato un bel colore ambrato ed aggiunto un po' di dolce alla pasta semplice.

Ecco il risultato!

lunedì 20 febbraio 2012

Risotto di ripiego

Bora e pioggia mi hanno scoraggiato ad uscire per far la spesa, quindi ho rovistato nella dispensa per metter insieme un piatto soddisfacente e mi sembra di esserci riuscita: giudicate voi.

Risotto salsiccia, funghi porcini e provola affumicata



Ingredienti :
mezzo porro
due salsicce
una confezione di funghi secchi
un cucchiaino di brodo granulare vegetale
400 gr. di riso carnaroli
provola affumicata qb
sale qb

Ho fatto un piccolo soffritto con mezzo porro avanzato in frigo, ho sbriciolato due salsicce dopo averle decongelate, ho ben rosolato il tutto e sfumato con il vino bianco. Poi ho aggiunto il riso,  ho frullato i funghi secchi, messi preventivamente in acqua bollente ed ho tirato il riso con l'acqua filtrata, ho aggiunto mezzo misurino di brodo vegetale granulare. A cottura ultimata ho aggiunto una noce di burro e grattuggiato a julienne un terzo di provola affumicata: metà l'ho amalgamato con il riso e metà l'ho spolverato sui due piatti consumati subito.

Il restante riso è a riposare nel tegame : stasera farò gli arancini per la mia bimba che ritorna dalle serali! 


P.S. Ho preso il riso rimasto ed appallottolato a manciate, passato nella farina, nell'uovo sbattuto e nel pane grattuggiato, fritto per alcuni minuti da ambedue lati (simil supplì). Deliziosi caldi! 

mercoledì 1 febbraio 2012

Frutta fritta e frutta caramellata

Ogni tanto mi fermo a guardare il programma di Benedetta Parodi e ieri ho visto alla tele la ricetta per queste due preparazioni che vi propongo perché piacciono a molti, specie ai bambini. Ma dovrete fare ad occhio perché non hanno dato bene le dosi.

Per la pastella :
un kg. farina 00
1 bustina e mezza di lievito per dolci
3 uova intere,
1/2 bicchiere d'olio di semi
acqua q.b.

Amalgamare bene il tutto, prima con il cucchiaio e poi con le fruste fino a sciogliere eventuali grumi, aggiungendo acqua quanto basta per dare alla pastella una consistenza morbida semi liquida.

Per la frutta fritta : tagliare a pezzi grandi la frutta (es. dividere la banana a metà e poi dividere ogni metà longitudinalmente e non verticalmente, la mela a fette spesse 2 cm)

Per la frutta caramellata : tagliare la frutta a pezzi piccoli (dividere la banana in 4 pezzi, la fetta della mela per la frutta fritta va divisa in 4 per caramellarla).

Si prende tutta la frutta, la si immerge nella pastella e la si frigge in olio caldo, sia per la preparazione fritta che per quella caramellata.  Ovviamente colerà la pastella: abbiate l'accortezza di girare il pezzo di frutta fino a che la pastella non si assesta tutta sul pezzo e non coli nell'olio, eventuali "colature" si devono levare dall'olio prima che brucino. La frutta va a fondo e riemerge quando sta per essere quasi pronta, si gira per dorare anche l'altro lato e si scola per togliere l'eccesso dell'olio sulla carta cucina.

Frutta fritta : si serve così com'è con zucchero semolato sparso sopra.

Frutta caramellata : si prepara nel wok (o pentola antiaderente) un po' d'olio di semi, quando è caldo si aggiunge una buona manciata di zucchero a seconda della quantità di frutta da caramellare, quando lo zucchero incomincia a sciogliersi prima che si brunisca buttare dentro una manciata di semi di sesamo e subito dopo la frutta fritta, girare bene la frutta perché lo zucchero si distribuisca uniformemente su tutti i lati.
Appena scolata buttare la frutta  caramellata nell'acqua fredda per fare rapprendere lo zucchero. Giratela un paio di volte, scolatela sulla carta da cucina e servite.
Buttate dentro anche il sugo ottenuto in quanto si solidificherà, potete filarlo a filo fine fine oppure come viene viene,  d'effetto per guarnire il piatto di portata.





mercoledì 11 gennaio 2012

Crostata vista alla TV

Che c'azzecca ? direte .. la TV è quella locale triestina quindi voi difficilmente la vedete e mi è sembrata una golosità infinita da dover condividere.

Più che darvi la ricetta vi racconto la farcia!

Sulla base di pasta frolla con cui foderate lo stampo, lasciando un bordo bello alto di 2-3 cm, ponete
* marmellata di ciliegie o altro frutto che vi piace, io per le ciliegie vado matta!
* sopra sbriciolate degli amaretti, il quantitativo a vostro piacere,
* sopra ancora disponete in bell'ordine a raggiera due mele tagliate a fettine,
* coprite tutto con due uova intere sbattute  fino ad amalgamarle con con 4 cucchiai di zucchero ed un goccio generoso di panna liquida,  fate attenzione nel cospargerlo sulla crostata, che il liquido si assesti in modo uniforme.

Il cuoco ha dato come indicazione d'infornare a 220° per 15 minuti, ma penso che dobbiate regolarvi a seconda della resa del vostro forno.

Servite con una spruzzatina di zucchero a velo. Se volete fare bella figura con ospiti, "sporcate" :P artisticamente il piattino con il cioccolato o con zabaione o servite con panna montata.

venerdì 2 dicembre 2011

Fritole istriane (lievitate)

Ogni festa a Trieste, come in tutto il mondo, è legata ad un dolce particolare che va per la maggiore.
Natale è il periodo più ricco: si fanno i "Presnitz" ricchissima farcia avvolta in velo di pasta frolla chiusa a rotolo e posto a cuocere a forma di spirale, le "Putizze" , con la stessa farcia in pasta dolce lievitata (i friulani ne hanno una versione simile, più povera, che chiamano "Gubana"), le Pinze, semplice pan dolce tagliato a croce nella sommità, più caratteristiche per Pasqua quando si portano la mattina a benedire a Messa; i "Crostoli" o come li chiamano a Venezia "Bugie", a Roma "Frappe". Delle Fritole, oltre a quelle di Parenzo di cui vi ho parlato l'altro giorno, c'è una versione semplice di pasta lievitata con uvette e pinoli e quelle di ricotta, fatte sempre con la pasta lievitata, ma fresche per la presenza di questo elemento base, e sono a dir poco un orgasmo papillare!

Le fritole istriane lievitate appartengono alla tradizione familiare di mio marito.
In realtà sono preparate in tutta la Venezia Giulia (che, per coloro che lo ignorassero, tengo a precisare comprende i territori di Dalmazia, Istria, Trieste, Gorizia e Venezia! i vecchi dominii della Repubblica Marinara di Venezia!!) : essendo un dolce semplice lo possiamo trovare anche nel resto dell'Italia. A Trieste e nell'Istria vanno per la maggiore per Natale, per Carnevale e nelle domeniche.

Mia suocera, di origine dalmata era alta più di me 1,78 m. di corporatura robusta: un donnone giunonico. La ricordo curva ai fornelli intenta a mescolare i cibi, preparando piatti succulenti per gli ospiti con calma serafica, con metodo e pazienza, per tempi interminabili : perchè la cottura è una cosa seria ed ogni alimento deve essere cucinato a puntino!
A qualsiasi ora si capitasse da lei iniziava a cucinare, era capace di mettere su i crauti e farti stare da lei per tutta la durata della cottura (6 ore!) mentre intratteneva nella grande cucina gli ospiti presenti, perchè la sua arte era un rito e vi confesso che ne valeva sempre la pena!

Mitiche erano le sue fritole, di cui girava l'aneddoto che mio marito con tre suoi amici ne avessero mangiato in tempo di mezz'ora più di 100, mentre lei ancora le stava preparando.
Erano particolarmente soffici, fragranti, gustose ed asciutte, grazie a quel cucchiaio di aceto bianco che aggiungeva nell'impasto e che impedisce al dolce di assorbire l'olio.

Si preparano con :
3 uova
400 gr di farina 00 (circa!)
30 gr di lievito di birra
40 gr. di burro
50 gr. di zucchero,
buccia di limone,
1 tazzina di latte tiepido
1 bic. vino bianco
1 cucc. di aceto bianco
1-2 cuc. di rum,
aroma di vaniglia
50 gr di uvette
40 gr di pinoli
un'ombra di cannella!


Battete le uova con lo zucchero, aggiungete il burro, che avrete tirato da due ore fuori dal frigo in modo sia morbido, ponete la ciotola a bagno maria con acqua calda ma mai bollente, mentre sbattete in modo che il burro si sciolga e prenda la consistenza di una spuma.
A parte fate lievitare il lievito con il latte tiepido e un po' di zucchero. Quando triplica di volume aggiungete un po' di farina sbattendo che non faccia grumi. Unite le uova ed il burro, sbattete per 15 min. circa. Unite sempre mescolando in modo che man mano gli ingredienti vengano assorbiti in modo omogeneo: 1/2 bicchiere di vino bianco, 1 cucchiaio d'aceto bianco, 1-2 cucc. di rum, la scorza grattuggiata di 1/2 limone, l'ombra di vaniglia e di cannella (attenzione che questi ultimi non sovrastino di sapore), aggiungete man mano il resto della farina dando alla pasta una consistenza elastica e morbida: quando è pronta lo capirete se prendendo con il cucchiaio di legno un po' di pasta e rivoltandolo, la pasta resta aderente al cucchiaio e non cade.
Il segreto della sofficità delle fritole è dato dalla giusta lievitazione: si deve sbattere l'imbasto più volte per 15-20 minuti e far riposare per altri 10 al caldo, l'impasto deve essere sempre BATTUTO DAL BASSO VERSO L'ALTO, mai in circolo : si smonta!
Più volte alternerete sbattitura e lievitazione, più soffici saranno le fritole.
All'ultimo momento aggiungete pinoli ed uva passa, che avrete fatto rinvenire nel rum, sgocciolata e passata nella farina.

Riempite una pentola capiente d'olio di semi di buona qualità e quando l'olio è bollente, immergetevi un cucchiaino d'acciaio, per renderlo impermeabile, poi immediatamente prendete con questo una porzione di pasta e fatela scivolare nell'olio bollente. La pasta prima cade a fondo, poi si gonfierà a pallina con dei cornini (la pasta cadendo fila delle piccole protuberanze) , la fritola viene in superficie dove resterà da una parte fino a giusta cottura, solo allora si "rivolta" volgendo autonomamente la parte cruda nell'olio. Calcolate un tempo ragionevole prima di sgocciolarle su una carta paglia, spolveratele con lo zucchero a velo.

Calde sono squisite!



mercoledì 30 novembre 2011

Le fritole de Piran (antica ricetta)

Raccolgo l'idea di MissPansy per raccontare una ricetta tradizionale di Natale della mia infanzia e la sua storia.

Durante le feste di Natale nella mia famiglia si facevano due tipi di dolci: le Pinze e le Fritole.
Le Pinze sono delle pagnotte lievitate dolci, di cui nonna preparava a casa l'impasto e lo portava al forno del paese a far lievitare una notte nella camera di lievitazione della panetteria e di seguito il fornaio le cucinava, quando erano pronte il nonno con il trattore le andava a ritirare. Anche le zie portavano le loro dal fornaio, in quanto i quantitativi a famiglia si aggiravano intorno ai 10 pezzi ogni Natale. Il pan dolce veniva tagliato a fette ed era il companatico del caffé mattutino o la merenda, quando spalmavamo sopra una fetta di pinza un buon strato di burro delle nostre mucche e la marmellata.

Ma le Fritole erano il clou della festa. Io, mio fratello con la mamma arrivavamo a casa dei nonni la mattina della vigilia di Natale, primo giorno festivo per chiusura della scuola, in corriera, perchè papà lavorava. Con la corriera locale poi si arrivava vicino alla casa e si percorreva gli ultimi 500 metri a piedi sulla strada sterrata, trascinando le valigie, perchè si restava là fino alla Befana.
Si giungeva dalla nonna intorno alle 13.00 e trovavamo nella grande cucina lei con il nonno ed il pranzo pronto: la tradizionale pasta ed alici. Il tempo di rigovernare e ci si metteva subito al lavoro.
La nonna prendeva fuori e preparava i vari ingredienti. Noi bambini davamo una mano a sbucciare le mele, ad aprire le nocciole, le mandorle, le noci. Nei primi anni dei miei ricordi la mamma tostava le nocciole, le noci venivano sbollentate con le mandorle per togliere la buccia, ma negli ultimi anni si erano accorte che se la frutta secca veniva macinata con la buccia il gusto finale non veniva compromesso e queste lavorazioni laboriose vennero abbreviate, soprattutto per quel che riguarda le noci! Si grattuggiava la cioccolata, si metteva a cuocere le mele, tagliandole a fettine. Si metteva in ammollo le uvette.
Quando tutto era pronto, nonna e mamma univano i componenti nella pentola della polenta, incastrandola sui cerchi aperti del focolare a legna e dopo che le mele si erano sfaldate in poca acqua iniziavano a mettere i vari ingredienti, iniziando dalla farina, lo zucchero, gli aromi, la frutta secca e tutti gli altri ingredienti, dandosi il cambio per mescolare l'impasto fino a che non fosse amalgamato a dovere e raggiungere la consistenza giusta, alla fine si aggiungevano per ultimi l'uva passa ed i pinoli.
L'impasto veniva versato sulla tavola del pane e fatto raffreddare. Poi, dopo la cena, quando l'impasto era diventato freddo, noi ragazzi facevamo delle palline staccando la porzione necessaria con un cucchiaio, passandole nella farina prima di darle a mamma ed a nonna, che alla luce del faretto sopra il focolare friggevano sempre nel paiolo della polenta pieno d'olio, mentre chiaccheravano raccontandosi le ultime novità fino a notte tarda, mentre noi ragazzi allestivamo il presepe ed addobbavamo l'albero di Natale. Le fritole bollenti venivano adagiate sulla carta paglia e cosparse di zucchero semolato, che faceva un rumore caratteristico sotto i denti quando le mangiavi.
C'era la gara, tra la nonna e le zie, per chi faceva le pinze migliori e le fritole più gustose.
Quando si andava dagli zii, ogni casa offriva il dolce ed un calicetto di rosolio o amaretto di saronno. Poi le padrone di casa ti facevano la domanda fatidica ed i visi ti scrutavano quando mangiavi per verificare ed antecipare le parole di commento sulla qualità del dolce, cercando di leggere l'anteprima dalla tua espressione!
Erano momenti indimenticabili: una tradizione che scaldava il cuore e che consideravo già allora preziosa!
Se volete cimentarvi di seguito trovate gli ingredienti: essendo una ricetta antica ne ha moltissimi, che potete cambiare o eliminare a seconda dei vostri gusti.
4 KG. di mele lessate e frullate,
300 gr. di mandorle, 300 gr. di noci, 300 gr. di nocciole, ridotti in polvere,
300 gr. di uvetta passa,
200 gr. di pinoli
2 quadrati di cioccolato fondente (quello per dolci) grattuggiato,
100 gr. di cacao,
1 uovo
400 gr. di zucchero,
scorza di un limone e di 2 arance,
vaniglia
1/10 di litro di rum o grappa,
500 gr. di farina,
sale q.b.
olio di semi per friggere: vi conviene usare un buon olio di arachidi o di mais, fate scorta perchè il paiolo della polenta ne conteneva come minimo 2-3 litri!
Concordo con voi : sono una bomba calorica, ma a quel tempo non esistevano merendine sfiziose come adesso, torte preconfezionate nei negozi d'alimentari.
Solo i panifici vendevano le torte su ordinazione, e tra le merende confezionate si trovavano negli anni '60 i primi Buondì; c'era il Ciocorì, le tavolette di cioccolato bianco Galak: per chi poteva permetterseli, ma a noi , in cartella, mamma metteva il pane burro e marmellata, o pane e burro con zucchero sopra, che erano meno dispendiosi. Mamma faceva anche durante l'anno le trecce dolci ( con lo stesso impasto delle pinze) che portava in forno a cuocere perchè data la fatica ne faceva sempre 4-5 alla volta e non avendo un forno adatto era l'unico modo per cuocere un dolce lievitato. Che ricordi MissPansy!