La mia fedele compagna

La mia fedele compagna
La vita non è un cammino semplice e lineare lungo il quale possiamo procedere liberamente e senza intoppi, ma piuttosto un intricato labirinto, attraverso il quale dobbiamo trovare la nostra strada, spesso smarriti e confusi, talvolta imprigionati in un vicolo cieco. Ma sempre, se abbiamo fede, si aprirà una porta forse non quella che ci saremmo aspettati, ma certamente quella che alla fine si rivelerà la migliore per noi (A. Cronin)

domenica 22 marzo 2015

Aria di festa

Ancora una settimana e ci siamo! Inizia l'ora legale e fra poco è Pasqua. 
La mia mente corre al passato, quando in questa stagione la mamma, che faceva la sarta in casa, aveva un andirivieni di clienti. C'era la generosa, la capricciosa, la scorbutica, il pezzo di pane, come una mia zia. Per Pasqua era un classico vestire qualcosa di nuovo, di più leggero, per esorcizzare l'inverno trascorso, anche quando la Pasqua cadeva nel mese di marzo e le temperature erano ancora rigide.
Un anno mia madre a spanne realizzò subito che la stoffa fornita dalla zia era abbondante e chiese il permesso di poter usare quello che avanzava per me. E quella Pasqua Mamma riuscì a farmi una gonna aperta davanti con originali bottoni di metallo, che davano un'aria di gioventù ad una stoffa seria e con la stoffa del mantello blu della zia la mamma fece miracoli facendo venir fuori una piccola giacchina per me che ero piccola e mingherlina ricordo i bottoni dorati da marinara: erano tempi duri, bisognava arrangiarsi.
 

Il sole, come oggi, nel corso della giornata scaldava la temperatura e tutto iniziava a fiorire. 

La Pasqua era una gran festa, il mercoledì precedente era l'ultimo giorno di scuola e fino al martedì eravamo in vacanza, al solito noi ragazzi con Mamma si andava dai nonni in campagna con la corriera il giovedì, raggiunti da Papà se riusciva ad avere il giorno libero o prendersi ferie. 

La Nonna aveva fatto un lavoro enorme non solo pulendo, ma anche ridipingendo la grande cucina e qualche volta anche le stanze. Tutto sapeva di fresco e pulito, in cucina i centrini con i bordi alti induriti nella stiratura dall'amido incorniciavano vezzosamente i pochi suppellettili. Il Nonno aveva lavorato duramente per seminare le varie colture, preparare le prime verdure nell'orto che sarebbero andate a tavola, mentre seguiva la maturazione del vino nuovo, che iniziava una nuova leggera fermentazione nelle botti per simpatia alla fioritura delle viti. 

Tutto era in ordine e già si aspettava il momento di portare le pinze dal fornaio il venerdì santo. La pinza è questa, nella foto presa dal web,   un dolce tipico della Venezia Giulia, anche se essendo in fondo un pane dolce penso si possa trovare in tutte le regioni d'Italia con delle varianti. Trovate qui la ricetta http://www.damgas.altervista.org/blog/pinza-pasquale-triestina/



La Nonna e le zie facevano a gara a chi le facesse più buone e gustose. Le preparavano per tempo e portavano la pasta dal fornaio, che dopo averle messe per una notte nella camera di lievitazione del suo forno, le arrostiva. Ne facevano circa una decina, erano deliziose: morbide, gustose, duravano friabili per settimane. Un tripudio per il palato, la mattina ad intingerle nel caffé latte magari rinforzato dallo zabaione sbattuto dalla bisnonna fino a farlo diventare bianco e spumoso fatto con le uova fresche delle nostre galline. Oppure cosparse di burro e marmellata e poi con la nutella erano un mito! Se duravano a lungo e diventavano secche, venivano poste sulla piastra della cucina e biscottate.

C'è un altro dolce che si fa per Pasqua da noi e che si regala alle donne ed ai bambini ed è la "titola". 



Viene realizzato con la pasta della pinza che ferma un uovo sodo in una piccola treccia corsparsa di granella di zucchero: la sua forma allungata rappresenta il chiodo con cui venne crocefisso il Cristo, mentre l'uovo sempre colorato in rosso ne rappresenta il sangue, portando un messaggio di speranza che da la resurrezione del Cristo. Oggi si usa colorare le uova in diversi colori per la gioia dei piccini. 
 

La vigilia era stretta, di venerdì e sabato si mangiavano le tagliatelle con le alici sott'olio, la sera si mangiava verdura e pesce. Il sabato era la volta di pasta al burro e calamari o acciughe fritte, oppure seppie in umido con patate e polenta. Il sabato però la nonna faceva il pane in casa e nella cucina l'odore si spandeva inebriante... tanto che mangiavamo una pagnotta già quel giorno e soprattutto ancora caldo appena uscito dal forno.

Era tradizione che il giorno di Pasqua la mamma e la nonna andassero a messa alle 8,  portavano con loro una pinza da far benedire al prete per portarla in tavola a pranzo.   Noi bambini del gruppo di case dove abitavano i nonni ci recavamo in massa alla messa delle 10.30 quella che  chiamavamo  "messa granda" (=  messa cantata), noi nei banchi di sinistra con le donne, il nonno e gli zii, nei banchi di destra riservati agli uomini. 

La strada fino alla chiesa era ancora in ghiaia battuta, si prendeva una bacchetta per allontanare qualche molesto cane, malintenzionato, scappato o lasciato libero da catena, ma l'unione fa la forza ed il gruppetto eterogeneo di ragazzi e ragazze di diverse età era spensierato duranto il tragitto, sapeva di potersi ben difendere. Si camminava, si saltava, si correva, si scivolava sulle pozzanghere ghiacciate, se la temperatura era rigida. 

Il ritorno a casa ci trovava affamati e stimolati da una ridda d'odori gustosissimi. 

La tavola era enorme: i bisnonni, i nonni, la mamma, il papà, io e mio fratello e gli zii D. e G. con le loro mogli. La tavola era sempre allegra, il vino invitava allo scherzo, sempre rispettoso (i nonni e gli zii davano ancora del "voi" ai loro genitori!), tutti raccontavano storie, si ricordavano l'un l'altro avventure, scherzi ingenui fatti ad amici o parenti, esorcizzavano la fatica, la tristezza dell'esilio, apprezzando quanto la nuova terra ripagava del loro lavoro. 
Il pranzo era lunghissimo, spesso ci si fermava anche a cenare. 
Per antipasto la giardinetta di verdura sottaceto e si tagliava il primo prosciutto di casa. Poi c'era il brodo ristretto di cappone, la pasta con il sugo di carne o il pasticcio al ragù, seguiva il gallo arrosto (perché i nonni non amavano la carne d'agnello) con le patate al forno, la verdura fresca dell'orto e come dolce la pinza, che le nonne soprattutto la sera incitavano noi bambini a pucciare nel vino buono aggiustato con un generoso cucchiaio da tavola di zucchero. Era una leccornia, ma ovviamente ci metteva K.O., andavo ben presto a letto ubriaca, la Mamma protestava, ma le voci degli anziani la calmavano subito "una volta in tanto, fa ben: fa bon sangue!!!"  Ed io salivo con difficoltà le scale e mi mettevo nel letto matrimoniale vicino al nonne, che saltava imprecando ogni volta che vi entravo, quando lo toccavo con i miei piedi gelati.  Era bello addormentarsi vicino al nonno, che stava tutto sotto le coperte solo il ciuffo nero dei suoi capelli si intravvedeva sul cuscino. Sotto le coperte il suo corpo aveva generato un piacevole tepore, che mi accoglieva dolcemente traghettandomi in un sonno. Ma guai a muovermi!  perché ad ogni movimento la mia testa girava come se fossi nella centrifuga degli astronauti e mi pareva di morire... :D 

Buona Pasqua a tutti! 

giovedì 19 marzo 2015

19 marzo - San Giuseppe

Nei social networks ho letto disparati posts e commenti a questa giornata e tanti auguri a tutti i papà. 
Anche a me è venuto il magone, per il mio Papà morto così presto, per il nonno Giuseppe e per il nonno Mario nato in questo giorno nel 1900. 

Ma più che la festa del Papà, il 19 marzo per noi ragazzi era una festa bellissima: un giorno di preziosa vacanza da scuola,  ancora più apprezzata quando anche Papà era di riposo. Quindi si impigriva la mattina a letto,  si faceva il pranzo in fretta perché dopo andavamo dallo zio Giuseppe e dalla zia Maria: per San Giuseppe si faceva sempre una bella passeggiata -tempo permettendo-. Una delle mete preferite era la villa Revoltella, che con la primavera offriva un bellissimo parco ridente e rigoglioso, pieno di fiori nuovi con una bella distesa d'erba verde smeraldo.  Controllavamo subito dov'erano i pavoni. Sotto gli enormi abeti c'erano dei grandi funghi sembravano magici come quelli del brucaliffo. Poi si andava alla fontana davanti alla Chiesa per dare da mangiare ai pesciolini rossi. Ci dirigevamo dopo verso il centro del parco, lasciando alla nostra sinistra la grandissima serra, piena di piante ed alberi di tutto il mondo, poi c'erano i terrari sotto il muro dove dimoravano le pianticelle appena nate, che venivano coltivate per formare l'aiuola con lo stemma di Trieste e la data del giorno. Scendevamo la scalinata dove ci aspettava una grande fontana,  con sopra un enorme Pinocchio che si specchiava dentro l'acqua angosciato per le sue orecchie d'asino. In fondo alla collinetta si trovavano i campi giochi: una pista di pattinaggio, un campo da tennis dismesso, alcune altalene con la fila di bambini che aspettavano il loro turno, la giostra sempre piena, supervisionata da qualche genitore.. A volte ci si sbucciava le ginocchia, ma Mamma prima ci strapazzava un po' per la nostra sconsideratezza a correre in quel modo, poi ci asciugava le lacrime e con un fazzoletto inumidito da saliva dava il primo soccorso pulendo la ferita dalla terra e rimbrottando, che in fondo non era nulla di grave, infatti si riprendeva a correre a giocare, a saltare, a dondolare... di nuovo piangenti quando il sole andando al tramonto ci induceva a rientrare sotto la pressione degli adulti, perché iniziava a fare freddo...    Di  ritorno si passava davanti alla voliera degli uccellini di tante varietà, che nel tepore della primavera scrollavano le loro piume, le pulivano contenti, facevano il bagno nelle ciotole d'acqua, si rincorrevano cantando allegri. Noi bambini restavamo rapiti e curiosi a guardare quella varietà di colori e di canti e constatavamo i nuovi arrivati. 

Alla fine si rientrava a casa degli zii e la zia Maria ci preparava una scodella di latte caldo o di te, con i biscotti pavesini, oppure con una fetta di dolce buonissimo se aveva avuto il tempo di farlo. Ricordo le sue torte meravigliose sempre con la glassa sopra. Divoravamo ogni cosa e ci consolavamo guardando la TV dei ragazzi, che iniziava le prime trasmissioni intorno alle 16.30.

Per tornare a casa e risparmiare sul biglietto dell'autobus si percorreva la strada a piedi visto che era in discesa; se ci lamentavamo per la stanchezza, dato che il traffico era quasi inesistente Papà ci prendeva per mano e iniziava a scendere saltando a balzelloni accellerando il passo, mentre lui cadenzava il ritmo dei balzi con una filastrocca. 

La strada non era tanto lunga, ma a noi bambini sembrava interminabile: quella notte dormivamo come sassi. 

Illy porta Sebastião Salgado a Expo 2015

http://www.comunicaffe.it/due-video-illy-porta-sebastiao-salgado-a-expo-2015/



MILANO – Andrea Illy ha detto ieri che la sua azienda sta lavorando da due anni alla realizzazione delcluster del caffè. Nel quale le fotografie di Sabastião Salgado porterà la forza evocativa delle immagini di grande formato, tutte dedicate alla coltivazione del caffè in 80 Paesi che Salgado ha visitato in buona parte.
Vi  proponiamo un video che raccoglie molte di queste fotografie, quelle che sono già state mostrate all’Auditorium Renzo Piano di Roma. Il video è di Maria Teresa de Vito.


mercoledì 18 marzo 2015

A Trieste... come si dice e cosa si fa...



da Tiziana Zuppi... cito : 

A Trieste...
A Trieste per dire mi dispiace si dice “volentieri…”
A Trieste se vuoi bere un caffè devi conoscere il suo vocabolario: nero, goccia, capo, capo in b, deca, …A Trieste si va in spiaggia separati (Alla Lanterna): donne con le donne, uomini con gli uomini.
A Trieste chi attraversa sulle strisce passa sempre per primo.
A Trieste ci sono più di otto diverse religioni che si rispettano e non fanno guerre.
A Trieste c’è davanti il mare.
A Trieste “si va al bagno“, ma non come in Italia.
A Trieste la corrente elettrica si divide ancora in 220 o 125.
A Trieste i "pedoci" = pidocchi (le cozze  n.d.t. ) si possono mangiare
A Trieste c’è la più alta concentrazione di scienziati e scrittori da tutto il mondo, ma nessuno lo sa.
A Trieste la follia è stata dichiarata normalità.
A Trieste il danno è diventato “esistenziale”.
A Trieste quando tira il vento, mettono le corde per tenersi.
A Trieste se vedi un uomo malvestito può sempre essere un milionario.
A Trieste la bandiera tricolore sventola a tutte le feste comandate.
A Trieste si va in Slovenia per fare benzina.
A Trieste non si dice terrone bensì  "  'talian  ".
A Trieste quando compri casa non devi andare al Catasto, ma al Tavolare di Maria Teresa d’Austria.
A Trieste si parla come si mangia: il primo è sloveno, il secondo austriaco, il vino italiano o triestino. Qualcuno, di nascosto, beve e parla in friulano.
A Trieste quando ci si tuffa in acqua vince chi fa più spruzzi.
A Trieste i “pastini” non sono piccoli pasti e i “trombini” non sono piccole trombe.
A Trieste non si chienono 100 grammi o un etto, ma "10 deca".
A Trieste i cartelli stradali sono scritti in italiano, ma i valori interni parlano tutte le lingue.
A Trieste c’è la scuola interpreti più famosa d’Italia: ci sarà un motivo.
A Trieste i giovani sono i muli e le mule.
A Trieste le acciughe si chiamano sardoni e i "sardoni" si buttano alle mule ... (come si pescano seppie con pezzetti di acciughe, così i "muli pescano le mule").
A Trieste il "mato” era un tizio “normale” già prima di Basaglia.
A Trieste “l’atomica” non è una bomba e nessuno la teme ( n.d.t. pentola a pressione).
A Trieste i guai “ xe longhi ”
A Trieste, quando si parla in italiano, si parla in “lingua“.
A Trieste jota non è solo una lettera dell'alfabeto.

Un filmato prodotto dalla televisione Giapponese

che illustra la mia città ai Giapponesi , molto suggestivo... e molto strano a sentire la speaker pronunciare "Torieste" ... : D

vi metto il link perché il video non riesco a pubblicarlo... https://www.youtube.com/watch?v=IzLJkfBo9hE

e vi passo un'altro per farne il raffronto... come la vedono i Francesi!

lunedì 9 marzo 2015

Anche oggi..

uno splendido tramonto. 



Storia del Gianduiotto

Il 21 novembre 1806 Napoleone Bonaparte a Berlino decretò il cosiddetto Blocco Continentale, che vietava il commercio tra i Paesi soggetti al governo francese e le navi britanniche. Dal 1798, e fino al 1814, il Piemonte fu sottomesso alla dominazione napoleonica. Tra i prodotti maggiormente esportati dagli inglesi (importati dalle loro colonie), vi era il cacao che, a causa dei provvedimenti presi da Napoleone, subì un considerevole ridimensionamento. Cosa gravissima, se si pensa che, a fine Settecento, a Torino si era creata una vera tradizione di cioccolatai, che producevano 350 chilogrammi di cioccolato al giorno. Così, dall’incontro tra il cacao e il Piemonte, e grazie alle restrizioni napoleoniche, nacque il Gianduiotto. Come andò di preciso?

gianduiotto

fonte : http://www.bergamopost.it/chi-e/incredibile-storia-gianduiotto-compie-150-anni/

La storia. «Una volta provato del cioccolato non si può più farne a meno». Se questo è un concetto valido ai giorni nostri, era già assodato ad inizio Ottocento, quando, nonostante le quantità minori di cacao importate e i conseguenti esosi prezzi, la domanda di cioccolato era elevatissima. E, in Piemonte, urgeva una soluzione per barcamenarsi in questa complicata situazione. Torino conosceva ormai da quasi 250 anni il cioccolato, esattamente da quando Emanuele Filiberto di Savoia era tornato dalla pace di Chateau Cambresis del 1559 con dei semi di cacao. Fino al 1826 in tutto il mondo il cioccolato veniva servito solo ed esclusivamente come bevanda liquida.
Proprio in quel periodo Paul Caffarel, imprenditore di origine valdese, era proprietario di una fabbrica nel quartiere di San Donato a Torino, dove perfezionò una macchina che gli permise di produrre il primo cioccolatino: cioccolato solido ottenuto con la miscela di cacao, acqua, zucchero e vaniglia. Nel 1852 il figlio di Caffarel, Isidore, fuse la fabbrica con quella di un altro importante industriale del settore dolciario, Michele Prochet. La Caffarel-Prochet, per rispondere alle richieste di cioccolato dei torinesi, decise di sfruttare una collaborazione con la vicina Alba, scommettendo sul prodotto più famoso della zona: la nocciola Tonda Gentile delle Langhe. Prochet ebbe l’intuizione geniale di sostituire nell’impasto i pezzetti di nocciola, facendola tostare e macinare, rendendola così simile a una crema, alla quale venivano poi aggiunti il cacao e lo zucchero.

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Il nome. È il 1865 quando Prochet affina la sua creatura con una forma che viene chiamata «givò», che in dialetto piemontese significa «mozzicone di sigaro», e ricorda una piccola barca rovesciata. Bisognava pensare a un modo per farla conoscere: a quei tempi il carnevale di Torino era parecchio famoso in tutta Italia, e le maschere tipiche della tradizione erano solite lanciare leccornie e dolciumi alla folla. Caffarel sfruttò così la maschera Gianduja per distribuire i suoi Givò 1865 alla gente. Gianduja (tradotto letteralmente: Giovanni del boccale) è una maschera tipica della tradizione piemontese, che incarna lo stereotipo del galantuomo locale allegro e godereccio che partecipa attivamente alla vita cittadina, senza risparmiare opere di carità. La leggenda vuole che la forma del cioccolatino ricordi l’ala del tricorno indossato come copricapo da Gianduja.
Il Carnevale 1869 fu il punto di svolta per il Caffarel 1865 che piacque talmente tanto da mutare il nome in Gianduiotto, con cui divenne famoso. L’altra grande novità introdotta da Caffarel fu quella di distribuire i cioccolatini prodotti non nelle solite scatole, ma singolarmente e, per la prima volta, avvolti in una carta dorata sulla quale era raffigurata la celebre maschera (licenza possibile solo all’azienda, in quanto depositaria del marchio).
Oggi il cioccolatino piemontese viene prodotto in tutto il mondo dalle principali industrie del cioccolato, come Pernigotti, Novi, Fiorio e Peyrano, e solo la Caffarel ne sforna 40 milioni all’anno, ed è conosciuto come eccellenza italiana nell’ambito culinario; viene da sorridere a pensare che, se non ci fosse stato il Blocco di Napoleone, forse non ce lo saremmo mai gustato.

domenica 8 marzo 2015

Meraviglioso week-end!

Venerdì sera : tramonto in Piazza dell'Unità d'Italia. All'orizzonte il profino delle prealpi ...

sullo sfondo una porta container, il monumento ai bersaglieri ed alle Mule di Trieste...
Mille colori illuminano il cielo!
E' stato un week-end di bel tempo e bora!



domenica 1 marzo 2015

Lunga vita e prosperità!


Leonard Nimoy si è spento a Los Angeles il 27 febbraio.  Oltre che attore e regista, si è affermato anche come poeta, musicista e fotografo ed ha lavorato fino a quando la malattia glielo ha permesso.  Ha salutato i suoi fan ed amici su Twitter con la frase storica del suo personaggio più famoso, il mitico vulcaniano dottor Spock: "Lunga vita e prosperità" .   Ovunque tu sia ora e mi piace pensarti tra le stelle più lontane e luminose , "Lunga vita e prosperità a te, dottor Spock! "

Marzo


E' ormai un rito salutare questo mese con le note di Antonio Carlos Jobim. 

Ed il mese inizia con il sole. Le giornate si stanno allungando al mattino alle 6:30 inizia ad albeggiare, la sera  il cielo si oscura solo dopo le 17:00 ed il mio cuore canta allegro in attesa della bella stagione, con la voglia di Sole, di mare, di "andare al bagno" che a Trieste significa andare al mare :D , reincontrare le stesse faccie che si sdraiano negli stessi spazi delle stagioni precedenti, come fosse un rito da espletare, con religiosa pazienza, crogiolandosi sotto i raggi luminosi, a volte caldi a volte torridi, giocando a carte, chiacchierando e poi andando di tanto in tanto sotto la doccia o a far un "toc" [(la "c" si legge dolce di cigliegia) derivazione di "tociar" (toccare, intingere)], uno scendere dalla spiaggia al mare ed immergersi nelle acque per refrigerarsi e rimanerci beatamente ammirando l'azzurro cielo, le navi di passaggio, il Carso con il "formaggino" di sentinella (la Chiesa di Monte Grisa, chiamata così dal popolino per la forma di piramide tronca), 


Seguiamo i voli dei gabbiani  pensando al Sole, che ormai manca poco a Primavera!   

martedì 24 febbraio 2015

Di cani e di monaci :D



La nostra Puffy, meticcia di 14 anni, è diventata "cittadina" due anni fa, quando abbiamo chiuso la casa di campagna ed abita con mia figlia, che adora... e la cosa è reciproca.
Ultimamente la Puffy ha avuto una tosse noiosa, che mia figlia ha curato naturalmente con un decotto di menta, diluendolo nella pappa, regolarmente divorata dalla cagnolina.  Si è incredibile, ma Puffy è molto brava a prender medicine: non fa mai storie, è onnivora, nel vero senso della parola, mangia anche insalata condita con l'aceto! 
Oggi, mia figlia mi informa. "Sai mamma, la tosse di Puffi è peggiorata, in attesa di portarla dal veterinario, siamo passati dall'infuso di menta alle "Monks"....  8-) 
Io: "ma dovrebbe succhiarle.. " :D 
Figlia: " in parte ci riesce, perché ci mette un po' a rosicchiarle prima d'inghiottirle..."   :P


lunedì 23 febbraio 2015

Trieste, di Sergio Endrigo




Lo sapete già che amo svisceratamente la mia città, oggi per caso ho conosciuto questa canzone di uno dei nostri grandi cantautori.
Ve la propongo soprattutto per le meravigliose immagini del video, che portino un po' di bellezza in questo ultimo scorcio d'inverno.

L'aria sta pian piano riscaldandosi ed alcuni alberi stanno germoliando. E' il momento del risveglio che culminerà verso San Giuseppe, in marzo.  Certi ci saranno ancora giornate fredde, ma si stanno allungando, non è così buio pesto quando mi sveglio e guardo spesso la sera verso le 17 il cielo che si oscura appena.

E' un bel momento. Febbraio tra poco finisce, questo mese ostico e breve eppure a volte pesante, forse perché l'ultimo di una serie di mesi invernali, sta per finire!

Buon fine inverno!!!



venerdì 13 febbraio 2015

Carta canta

dicevano i nostri vecchi... e villan dorme! 

Lo dice anche un esperto Vint Cerf di Google "dietro di noi un deserto digitale, un altro Medioevo. Se tenete ad una foto o ad un documento, stampateli!".

Facciamo i back-up dei nostri C:/ però dobbiamo pensare che una chiavetta, un CD o un DVD possono diventare illeggibili.

Com'è bello ritrovarsi tra le mani una foto, un libro per fermare un'emozione, un ricordo, una testimonianza... 
Ci pensavo l'altro giorno al fatto che in libreria ho i vecchi floppy disk : mi son resa conto che ormai posso gettarli perché  non riuscirò a leggerli più, non avendo un PC compatibile per visionarli. 

Lo stesso accade per i libri. Una persona mi ha detto, cosa fai di tutti questi libri, ora i libri puoi buttarli, sono anacronistici, che tanto hai tutto in internet. Ma se internet un giorno o l'altro non sarà accessibile, come potrò sostituirli?? 

Quindi mi tengo stretta la "carta" e continuo a fermare le mie idee "nero su bianco".... 

Anche perché la "carta" ha un fascino particolare, uno struggente ed infinito rapporto non solo con la vista, ma il tatto e l'odorato, sono costantemente coinvolti e la lettura resta sempre un immergersi magico in un mondo speciale.  

 

sabato 7 febbraio 2015

Let it go, parodia : Che zimon (trad. dal Triestino che gran freddo!)



Lunga, ma carina...

Da UNITRESORRENTINA.ORG

"Teoria delle finestre rotte”
Nel 1969, presso l'Università di Stanford (USA), il professor Philip Zimbardo ha condotto un esperimento di psicologia sociale. Lasciò due auto abbandonata in strada, due automobili identiche, la stessa marca, modello e colore. Una l’ ha lasciata nel Bronx, quindi una zona povera e conflittuale di New York ; l'altra a Palo Alto, una zona ricca e tranquilla della California. Due identiche auto abbandonate, due quartieri con popolazioni molto diverse e un team di specialisti in psicologia sociale, a studiare il comportamento delle persone in ciascun sito.
Si è scoperto che l'automobile abbandonata nel Bronx ha cominciato ad essere smantellato in poche ore. Ha perso le ruote, il motore, specchi, la radio, ecc. Tutti i materiali che potevano essere utilizzati sono stati presi, e quelli non utilizzabili sono stati distrutti. Dall’altra parte , l'automobile abbandonata a Palo Alto, è rimasta intatta.
È comune attribuire le cause del crimine alla povertà. Attribuzione nella quale si trovano d’accordo le ideologie più conservatrici (destra e sinistra). Tuttavia, l'esperimento in questione non finì lì: quando la vettura abbandonata nel Bronx fu demolita e quella a Palo Alto dopo una settimana era ancora illesa, i ricercatori decisero di rompere un vetro della vettura a Palo Alto, California. Il risultato fu che scoppiò lo stesso processo, come nel Bronx di New York : furto, violenza e vandalismo ridussero il veicolo nello stesso stato come era accaduto nel Bronx.
Perchè il vetro rotto in una macchina abbandonata in un quartiere presumibilmente sicuro è in grado di provocare un processo criminale?
Non è la povertà, ovviamente ma qualcosa che ha a che fare con la psicologia, col comportamento umano e con le relazioni sociali.
Un vetro rotto in un'auto abbandonata trasmette un senso di deterioramento, di disinteresse, di non curanza, sensazioni di rottura dei codici di convivenza, di assenza di norme, di regole, che tutto è inutile. Ogni nuovo attacco subito dall'auto ribadisce e moltiplicare quell'idea, fino all'escalation di atti, sempre peggiori, incontrollabili, col risultato finale di una violenza irrazionale.
In esperimenti successivi James q. Wilson e George Kelling hanno sviluppato la teoria delle finestre rotte, con la stessa conclusione da un punto di vista criminologico, che la criminalità è più alta nelle aree dove l'incuria, la sporcizia, il disordine e l'abuso sono più alti.
Se si rompe un vetro in una finestra di un edificio e non viene riparato, saranno presto rotti tutti gli altri. Se una comunità presenta segni di deterioramento e questo è qualcosa che sembra non interessare  a nessuno, allora lì si genererà la criminalità. Se sono tollerati piccoli reati come parcheggio in luogo vietato, superamento del limite di velocità o passare col semaforo rosso, se questi piccoli “difetti” o errori non sono puniti, si svilupperanno “difetti maggiori” e poi i crimini più gravi.
Se parchi e altri spazi pubblici sono gradualmente danneggiati e nessuno interviene, questi luoghi saranno abbandonati dalla maggior parte delle persone (che smettono di uscire dalle loro case per paura di bande) e questi stessi spazi lasciati dalla comunità, saranno progressivamente occupato dai criminali.
Gli studiosi hanno risposto in una forma più forte ancora, dichiarando che l’incuria ed il disordine accrescono molti mali sociali e contribuiscono a far degenerare l'ambiente.
A casa, tanto per fare un esempio, se il capofamiglia lascia degradare progressivamente la  sua casa, come la mancanza di tinteggiature alle pareti che stanno in pessime condizioni, cattive abitudini di pulizia, proliferazioni di cattive abitudine alimentari, utilizzo di parolacce, mancanza di rispetto tra i membri della famiglia, ecc, ecc, ecc. poi, anche gradualmente,  cadranno anche la qualità dei rapporti interpersonali tra i membri della famiglia ed inizieranno a crearsi cattivi rapporti con la società in generale. Forse alcuni, perfino un giorno, entreranno in carcere.
Questa teoria delle finestre rotte può essere un'ipotesi valida a comprendere la degradazione della società e la mancanza di attaccamento ai valori universali, la mancanza di rispetto per l'altro e alle autorità (estorsione e le tangenti) , la degenerazione della società e la corruzioni  a tutti i livelli. La mancanza di istruzione e di formazione della cultura sociale, la mancanza di opportunità, generano un paese con finestre rotte, con tante finestre rotte e nessuno sembra disposto a ripararle.
La “teoria delle finestre rotte” è stata applicata per la prima volta alla metà degli anni ottanta nella metropolitana di New York City, che era divenuto il punto più pericoloso della città. Si cominciò combattendo le piccole trasgressioni: graffiti che deterioravano il posto, lo sporco dalle stazioni, ubriachezza tra il pubblico, evasione del pagamento del biglietto, piccoli furti e disturbi. I risultati sono stati evidenti: a partire della correzione delle piccole trasgressioni si è riusciti a fare della Metro un luogo sicuro.
Successivamente, nel 1994, Rudolph Giuliani, sindaco di New York, basandosi sulla teoria delle finestre rotte e l'esperienza della metropolitana, ha promosso una politica di tolleranza zero. La strategia era quella di creare comunità pulite ed ordinate, non permettendo violazioni alle leggi e agli standard della convivenza sociale e civile. Il risultato pratico è stato un enorme abbattimento di tutti i tassi di criminalità a New York City.
La frase “tolleranza zero” suona come una sorta di soluzione autoritaria e repressiva, ma il concetto principale è più prevenzione e promozione di condizioni sociali di sicurezza. Non è questione di  violenza ai trasgressori, né manifestazione di arroganza da parte della polizia. Infatti, anche in materia di abuso di autorità, dovrebbe valere la tolleranza zero. Non è tolleranza zero nei confronti della persona cher commette il reato, ma è tolleranza zero di fronte al reato stesso. L’idea è di creare delle comunità pulite, ordinate, rispettose della legge e delle regolei che sono alla base della convivenza  umana in modo civile e socialmente accettabile.
È bene di tornare a leggere questa teoria e di diffonderla .
La soluzione a questo problema io non c’è l’ho, caro lettore, ma io ho iniziato a riparare le finestre della mia casa, sto cercando di migliorare le abitudini alimentari della mia famiglia, ho chiesto a tutti i membri della famiglia di evitare di dire parolacce, sopratutto davanti ai nostri figli, inoltre abbiamo deciso di non mentire, di evitare persino le piccole bugie, perché non c'è nessuna piccole bugie,la bugia non è grande o piccola, UNA BUGIA è UNA BUGIA E BASTA
Abbiamo concordato di accettare le conseguenze delle nostre azioni con coraggio e responsabilità, ma soprattutto per dare una buona dose di educazione ai nostri figli.
Con questo ho la speranza di cominciare a cambiare in qualcosa che prima sbagliavo. Il mio sogno è che i miei ripetano tutto questo in modo che un domani i figli dei miei figli o i loro nipoti possano vedere un nuovo mondo, UN MONDO SENZA FINESTRE ROTTE.
SE SEI D’ACCORDO CON LA TEORIA DELLE FINESTRE ROTTE, FAI SEMPLICEMENTE GIRARE QUESTA E-MAIL IN MODO CHE OGNI GIORNO SIANO DI PIU’ QUELLI CHE VOGLIONO DARE UNA MANO AL MIGLIORAMENTO DELLA NOSTRA SOCIETA’.

venerdì 6 febbraio 2015

Bora da due giorni CON REFOLI A 150 KM/H


Più di duecento chiamate ai Vigili del Fuoco, molti hanno fatto 24 ore di servizio..... Per le strade, cocci di tegole, vetri, pezzi di tapparelle, io ho fotografato la grondaia in rame che vedete a terra... sono caduti alberi e squarciati nella caduta in diverse parti della città, uno è rovinato sopra un bus in sosta, meno male senza conseguenza per i cittadini, ci sono cassonetti della spazzatura che vagano per la strada, altri che si rovesciano,  diventando un pericolo per la circolazione oltre che per i pedoni.... i soliti camion che si rovesciano specie in zona Porto... Finalmente è arrivata la Bora ????? !!!!! 











  la foto del rimorchiatore è di Marino Sterle, famoso fotografo Triestino.... 



Pensiero del Giorno 2

« Le forze dello spirito lavorano nella materia per animarla, per renderla più sensibile e più ricettiva alla luce che è in alto. Le creature che non si lasciano pervadere dalle forze dello spirito muoiono. Ed è questa la vera morte: un rifiuto a evolvere, a vibrare all'unisono con le correnti dello spirito.
La morte spirituale è una discesa nella materia più densa, più compatta, e tale discesa si verifica nella coscienza: l'uomo perde la luce, perde il ricordo dell'impronta celeste inscritta in lui, e diventa come una pietra nella quale la vita è talmente rallentata da non avere più la forza di produrre veri pensieri e veri sentimenti. La vita è un perpetuo procedere in avanti, e chi rifiuta di avanzare regredisce, ritorna all'incoscienza della pietra, che non è altro se non una coscienza addormentata, e le sue manifestazioni fisiche e psichiche diventano l'espressione di quella vita pietrificata. Ogni giorno cercate dunque di fare almeno un passo avanti. » Omraam Mikhaël Aïvanhov
Avrete già capito la mia predilezione per questo Filosofo, essendo iscritta alla mailing list, ricevo un pensiero al giorno e spesso è fonte di ispirazione, oltre che di maggior comprensione della Natura in generale. Quest'oggi  il pensiero  focalizza uno dei più grossi problemi della Natura Umana: la staticità. A chi non è toccato di vivere uno stress e rimanere "congelato" in quella situazione, tanto da perdere la voglia di andare avanti, di vivere, di progredire.... 
E' il senso di vuoto che assale dopo uno shock, quando la mente ha paura di progredire o meglio di andare avanti per non subire un ulteriore scossone, senza forze per reagire, nonostante gli sforzi di chi sta loro vicino. Eppure è fondamentalmente vero il fatto che nonostante tutto e qualsiasi sia la ragione del nostro blocco, bisogna fare di tutto per fare un passo, anche piccolo, ogni giorno, per tornare a vivere, per progredire, per evitare di sopravvivere e di essere un peso per quelli che ci stanno vicino. Spesso ci sono cause tremende che ci portano a questo stato di "vegetazione", ed è  terribile, perché si muore dentro. E purtroppo l'ho visto in alcune amiche, che sopravvivono in un modo terribile, con la morte nel cuore, rinchiuse in casa, anime spaventate da un fantasma troppo forte. Questo malessere è più frequente di quello che si possa pensare. L'ho constatato personalmente e forse si manifesta di più ad una certa età, quando la Natura umana non ci porta ad andare avanti, per figli, marito e famiglia, quando ormai "i giochi sono fatti". E' tremendo vedere belle menti, persone gioviali ed allegre, piene di spirito e di gioia di vivere, seppellirsi in casa, perdere la voglia di uscire, avere paura d'uscire e sopravvivere. Lo ha fatto la mia migliore amica d'infanzia. Eravamo insieme dalle medie ed alle superiori dopo il diploma per un paio d'anni ci siamo perse di vista. Ma da allora ci siamo incontrate ogni giorno a bere il caffè era il nostro rito, venti minuti assieme prima di andare in ufficio. Abbiamo condiviso tutto, matrimoni, il suo divorzio, separazioni, malattie.  Poi la malattia, la depressione e la perdita della voglia di vivere. E' terribile veder sparire una persona cara nel tunnel e non riuscire a fare nulla perché a volte la malattia ha radici così profonde che nulla riesce a smuovere la persona. Ed ho perso più di un'amica così. REAGITE VI PREGO! REAGITE!!! anche un piccolo passo ogni giorno vi porterà fuori dal tunnel!!! La vita è bella e vale la pena viverla ogni istante, anche fosse il più doloroso, ma bisogna viverla! NEVER GIVE UP!  

giovedì 5 febbraio 2015

Pensiero del giorno di Omraam Mikhaël Aïvanhov


« Quando, davanti a certe difficoltà, vi sentite invadere dallo scoraggiamento o dalla disperazione, non considerateli come nemici che non hanno il diritto di attaccarvi, perché purtroppo invece ne hanno il diritto. Occorre dunque accettare quegli attacchi dicendo a se stessi che, grazie ad essi, in seguito molte cose andranno meglio: ed è vero, andranno meglio.
Non vi siete mai accorti che dopo un grande scoraggiamento siete nuovamente pieni di energie? Da dove sono venute quelle energie? È stato lo scoraggiamento a portarvele. Certo, dovete essere vigili: fate attenzione che lo scoraggiamento non sia più forte di voi, affinché non vi trascini come un torrente impetuoso che finirebbe per inghiottirvi. Accettatelo semplicemente come qualcosa di inevitabile, poiché tali stati sono inevitabili. Se saprete come comprenderli e come viverli, dopo sarà come la primavera che segue l'inverno, e voi vi sentirete rigenerati. »
 
Stamattina ho letto questa frase e me ne  sono meravigliata,  constatando quanto sia vero che dopo un grande scoraggiamento si sia pieni d'energie, specialmente quando ci si trova costretti ad andare avanti nonostante i disagi, perché si azzerano i mulinelli dei pensieri inconcludente, si resetta la mente ed allora salgono le soluzioni più chiare, avendo preso atto che la situazione ci portava al disastro. Solo se la paura ci attanaglia, non riusciamo ad accettarli, nell'accezione latina " prenderne atto " e non supinamente subirli... perché OGNUNO DI NOI HA LE RISPOSTE CHE GLI SERVONO DENTRO DI SE!!! Mentre noi tendiamo a mordere il freno nell'ansia di controllare tutto!!! dobbiamo renderci conto che basta avere fiducia in se stessi, che la soluzione arriverà, ma bisogna attendere il momento giusto, perché le cose arrivano solo all'ultimo minuto, quando DEVE essere, MAI prima. 
Buon fine settimana! 
 

lunedì 26 gennaio 2015

Se n'è andato anche lui....

Urania Carsica diventa "Specola Margherita Hack"

Si è avverato il sogno della nostra grande astrofisica. La specola di Basovizza (prov. di Trieste) dove lei ha lavorato per tanti anni era in disuso e lei ne sognava il restauro: la considerava ancora importante per lo studio del Sole. E' stata esaudita. Grazie all'ingente donazione di una benefattrice Inglese, che chiede in cambio solo una targa a ricordo, arrotondato dal contributo dell'Inaf, l'Istituto nazionale di astrofisica, e dai contributi della Provincia e del Rotary Trieste Nord, da Febbraio si potrà di nuovo adire alla Specola completamente restaurata per contemplare il cielo con un nuovissimo telescopio e strutture informatiche all'avanguardia

Il desiderio di Margherita Hack non solo sarà soddisfatto, ma Urania Carsica, la sua "creatura" verrà rinominata Specola Margherita Hack. 

E questo non ha i soldi di Zanardi!!!




Quando ho postato il video di Zanardi ed espresso la mia ammirazione per lui, qualcuno ha  opinato che è facile raggiungere i suoi traguardi con i suoi soldi. Ecco, questo bambino non ha avuto protesi da cifre stratosferiche come il nostro atleta, ma  protesi semplici e stampelle... eppure... ha saputo reagire: sono queste le persone da cui dobbiamo prender ispirazione.
Perché siamo ciò che vogliamo essere!



domenica 25 gennaio 2015

Buona domenica con un bel sorriso..

http://www.discover-trieste.it/

Per incrementare il turismo e dare indicazioni a chi la vuole visitare, il Comune ha allestito un sito web
http://www.discover-trieste.it/
raccogliendo le informazioni  di maggior rilievo e dando spunti utili e suggerimenti.
Il sito verrà tradotto in inglese, francese e tedesco e verrà reso noto a livello internazionale con delle presentazioni all'estero, la prima a Vienna nei prossimi giorni.


giovedì 22 gennaio 2015

27/01/1950 - ??/??/?? : quando tornerà la Bora


Gennaio 1950. Ovvero quando la Bora soffiava per decine di giorni prima in crescita e poi a calare, non con rari refoli, ma con refoli costanti a 150km/h, unici aiuti per camminare le corde distese per tutte le vie (ora non le usano più, perché non sono necessarie) ed i vigili urbani che aiutavano ler persone che si sentivano insicure ad attraversare la strada.

Il cielo dopo tre -dico ben TRE- giorni di sereno si è tornato a rannuvolare: siamo a 10° costanti con umidità malsana... d'inverno per il momento abbiamo avuto in tutto 5 giorni, neanche una settimana!

Buona giornata a tutti!!! 


lunedì 19 gennaio 2015

Touch the sky




Ogni volta che lo vedo una grande ammirazione mi colma il cuore e penso che c'è ancora speranza... 

sabato 17 gennaio 2015

L' Australia ed i mussulmani


Ai musulmani che vogliono vivere secondo la legge della Sharia Islamica, recentemente è stato detto di lasciare l’Australia, questo allo scopo di prevenire e evitare eventuali attacchi terroristici.
Il primo ministro John Howard ha scioccato alcuni musulmani australiani dichiarando:
GLI IMMIGRATI NON AUSTRALIANI DEVONO ADATTARSI!
“Prendere o lasciare, sono stanco che questa nazione debba preoccuparsi di sapere se offendiamo alcuni individui o la loro cultura. La nostra cultura si è sviluppata attraverso lotte, vittorie, conquiste portate avanti da milioni di uomini e donne che hanno ricercato la libertà.
La nostra lingua ufficiale è l’INGLESE, non lo spagnolo, il libanese, l’arabo, il cinese, il giapponese, o qualsiasi altra lingua. Di conseguenza, se desiderate far parte della nostra società, imparatene la lingua!
La maggior parte degli Australiani crede in Dio. Non si tratta di obbligo di cristianesimo, d’influenza della destra o di pressione politica, ma è un fatto, perché degli uomini e delle donne hanno fondato questa nazione su dei principi cristiani e questo è ufficialmente insegnato. E’ quindi appropriato che questo si veda sui muri delle nostre scuole. Se Dio vi offende, vi suggerisco allora di prendere in considerazione un’altre parte del mondo come vostro paese di accoglienza, perché Dio fa parte delle nostra cultura. Noi accetteremo le vostre credenze senza fare domande. Tutto ciò che vi domandiamo è di accettare le nostre, e di vivere in armonia pacificamente con noi.
Questo è il NOSTRO PAESE; la NOSTRA TERRA e il NOSTRO STILE DI VITA. E vi offriamo la possibilità di approfittare di tutto questo. Ma se non fate altro che lamentarvi, prendervela con la nostra bandiera, il nostro impegno, le nostre credenze cristiane o il nostro stile di vita, allora vi incoraggio fortemente ad approfittare di un’altra grande libertà australiana: IL DIRITTO AD ANDARVENE. Se non siete felici qui, allora PARTITE. Non vi abbiamo forzati a venire qui, siete voi che avete chiesto di essere qui. Allora rispettate il paese che Vi ha accettati”.

domenica 11 gennaio 2015

Pensiero del giorno di Omraam Mikhaël Aïvanhov

« Nulla è più importante che accogliere con gratitudine ogni nuovo giorno che inizia e prendere la risoluzione di vivere quella giornata con amore. E cosa significa vivere con amore? Molto semplicemente respirare, mangiare, camminare, guardare, ascoltare con amore. Voi pensate di sapere tutto questo... No, non lo sapete.
Vivere con amore significa elevarsi fino a quello stato di coscienza che armonizza i vostri pensieri, i vostri sentimenti, le vostre azioni, e vi mantiene in equilibrio. E quello stato di coscienza diventa una fonte di gioia, di forza e di salute, non solo per voi ma anche per tutte le creature che incontrate. Quando comincerete a comprendere veramente, con tutto il vostro essere, cosa significa vivere con amore, la vostra intera esistenza sarà trasformata. L'amore zampillerà in voi senza sosta, anche quando dormirete... Sì, anche durante il sonno. »  Omraam Mikhaël Aïvanhov 
 
Ogni giorno come ogni anno, inizia con un nuovo giorno, lungo il quale possiamo decidere NOI come viverlo, quali decisioni prendere : se subire e rotolarci nella autocommiserazione  o se tirar fuori da noi stessi la forza per emergere dalle difficoltà e sfruttare i problemi per evolvere. Direte, ma a volte la forza non l'abbiamo... Niente di più sbagliato! La Forza è dentro di noi, basta iniziare con il "primo passo" il nostro Cammino, senza a starci a pensare troppo, ad analizzare quanta forza ci vorrà, NIENTE! Tabula rasa mentale, solo fare il primo passo e poi gli altri passi arrivano spontanei, come quando scendete una montagna, il primo passo è titubante, incerto, ma quelli successivi dovete controllarli tale è la velocità che il corpo prende per forza d'inerzia di quel primo passo!!  Buona domenica e ... ad majora! 
 

martedì 30 dicembre 2014

Pensiero del giorno -

Omraam Mikhaёl Aïvanhov  era un filosofo esoterista e pedagogo, inserito nella tradizione spiritualista guidaico-cristiana e universalista. 
In Francia ha tenuto centinaia di conferenze, da cui sono tratti i suoi libri. L'insegnamento è universale, quindi alla portata di tutti. Vi offro una sua riflessione che è adatta al momento che stiamo passando. Vi potrà forse dare uno spunto di riflessione, che non fa mai male, in questi nostri giorni caotici e confusi. 

« Un anno ha termine e un altro sta per iniziare... Ma prima di pensare all'anno che verrà, soffermatevi per un momento su quello che se ne va e rivolgetevi ad esso, poiché un anno è un essere vivente e potete dunque parlargli. Al momento di lasciarlo, chiedetegli di ricordarsi di voi. Essendo vivo, l'anno non rimane inattivo: ha registrato non solo le vostre azioni, ma anche i vostri desideri, i vostri sentimenti e i vostri pensieri. L'ultimo giorno, l'anno fa il suo rapporto ai Signori dei destini e vi collega al nuovo anno: sappiatelo salutare prima che se ne vada definitivamente.
Quanto all'anno nuovo, potete iniziare a prepararlo coscientemente fissandovi un obiettivo: una cattiva abitudine da perdere, una qualità da sviluppare, un progetto da realizzare per il bene di tutti. Tramite quel pensiero e quel desiderio, è come se posaste una prima pietra, e allora tutti gli spiriti benevoli della natura vi daranno il loro aiuto affinché possiate realizzare il vostro progetto. Ecco quali devono essere oggi le vostre preoccupazioni: ricevere l'anno nuovo mettendovi sotto la protezione della luce.  »

martedì 23 dicembre 2014

Buon Natale !!! Gli auguri non bastano mai ! :D

A tutti voi che mi leggete! Un Sereno Natale con le vostre Famiglie!!!  Siate felici ed apprezzate quel che avete, che è sempre di più di ciò che tanta gente ha! Vi lascio il pensiero di un filosofo... spero che vi piaccia...


""" Ogni mattina, svegliandovi, fate appello prima di tutto alla gioia e all'amore. Anziché cominciare la giornata pensando ai vari compiti che vi attendono, dite: «Signore Iddio, Ti ringrazio perché sono ancora vivo, perché posso respirare, mangiare, camminare, guardare, ascoltare, pensare, amare, poiché questi sono tesori inestimabili». Poi, alzatevi gioiosamente.
E imparate a ringraziare anche per ogni seccatura della vita, perché questo è il modo migliore per neutralizzarle. Se iniziate a lamentarvi e a ribellarvi, vi sentirete sempre più oppressi. Se invece dite: «O Signore, grazie, c'è sicuramente una ragione se incontro questo ostacolo: devo avere ancora qualcosa da imparare», sentirete che a poco a poco state trasformando le vostre difficoltà in oro e in pietre preziose. Sì, è come se le ricopriste di una polvere d'oro o di cristallo: esse appariranno sotto un'altra luce. Non c'è niente che possa resistere alla gratitudine. Allora, ringraziate il Cielo ogni giorno fino a sentire che tutto ciò che vi accade è per il vostro bene. Ringraziate per ciò che avete e per ciò che non avete, per ciò che vi dà gioia e per ciò che vi fa soffrire. Anche infelici, dovete trovare un motivo per ringraziare. È così che alimenterete in voi la fiamma della vita. Omraam Mikhaël Aïvanhov»



Questa razza canina è una delle mie preferite: il mite, dolce, coraggioso e fedele guerriero Samoiedo!

Ce n'era uno vicino a casa quando i miei figli erano piccoli. Passavamo sempre davanti al cancello del cortile di casa sua ed era tappa obbligata per elargire coccole e un po' di grasso di prosciutto appena acquistato. Mia figlia, alta un soldo di cacio e magra da meritarsi il soprannome di "Stuzzicadente" lo adorava ed un giorno quel grosso cagnone bianco, che si chiama Flake (Fiocco), le leccò generosamente ed a lungo la mano che ancora odorava di prosciutto. Mia figlia percorse il resto di strada verso casa tenendo la mano alzata e contemplandola, ogni tanto dicendo trasognata tra l'estatico e l'incredulo "Mamma, hai visto quanto mi ha leccato..!!!" .

lunedì 22 dicembre 2014

Auguri a tutti!!

Auguri a tutti ! 
Buon Natale e Felice Anno Nuovo!

giovedì 18 dicembre 2014

Teen Mom




Di tanto in tanto guardo alcune puntate di un reality della MTV "Teen Mom". E' la storia di alcune ragazze di 16 anni che sono rimaste incinte come succede a troppe adolescenti negli USA, ma anche nel resto del mondo. Per ingenuità od ignoranza non fanno sesso sicuro e si trovano ad affrontare un problema enorme: quello di una gravidanza da teen-ager. 

Nel corso della stagione si vedono sei casi. Una ragazza che rimane vedova prima di partorire, che ha problemi con la madre, va a vivere lontano da lei, ma per finire la scuola richiede il suo aiuto a tenere sua figlia per ottenere il diploma. Un'altra ragazza, ignorata costantemente dalla madre, ha un carattere irascibile ed è manesca, viene perfino internata in una casa di correzione e segue un periodo di terapia lunghissimo senza poter vedere la figlia (per evitare la prigione), prima di riprendere a vivere con lei alternandosi nella custodia con il suo ex-ragazzo. Un'altra coppia deve cedere la sua bambina perché i loro genitori non possono appoggiarli e con la bimba non riescono a mantenersi ed a finire la scuola, per cui assicurano una vita migliore a lui, proprio perché è stata negata anche a loro. Un'altra ragazza, dopo un periodo a casa dei suoi trova un nuovo compagno ed ha un lungo braccio di ferro con il suo ex per la custodia del loro figlio. 

In tutti i telefilm il 70% dei ragazzi resta immaturo e tende a mollare, anche quando hanno il loro giorno di affidamente del figlio, lo lasciano a nonni o baby sitter per andarsi a divertire.  E lo giustificano dicendo che sono giovani ed hanno voglia di divertirsi. Le madri ovviamente sopportano la gran parte della fatica ed il grande shock che porta una nascita nella vita di una donna, figuriamoci alla tenera età di 16 anni.  Il primo grosso impatto è il dolore del parto e la successiva totale  dipendenza del bambino, bisognoso di cibo, cure costanti, con poche ore di sonno. I compagni non resistono! Il secondo grosso cambiamento è non poter andare a scuola se non c'è qualche nonno a tenere il bambino. Alcune madri sopperiscono studiando per corrispondenza on line, ma con le esigenze del bambino faticano non poco a concentrarsi negli studi. Poi c'è il distacco totale dal mondo che poco prima avevano frequentato : le ragazze sporadicamente riescono ad uscire   con le amiche. Rarissime sono le serate in cui riescono a lasciare i figli con qualcuno a casa. Il terzo impatto è dover diplomarsi per trovare un lavoro remunerativo. Chi dei ragazzi lo trova si deve accontentare di salari miserrimi dei part time, per la totale inesperienza. A tutti è chiaro che solo con il diploma possono assicurarsi un futuro decente.

La cruda realtà dei problemi oggettivi che un bambino comporta nella vita dei neo genitori si abbatte su tutti.  Nella serie la gran parte delle madri riescono ad allevare con più o meno aiuto i loro figli ed a gestire un rapporto civile con i loro ex. Solo una coppia su sei resta insieme: proprio quella che si vede costretta a cedere il bambino in affidamento. 

I genitori di questi adolescenti a volte aiutano i ragazzi, alcuni sono totalmente assenti, a volte invece si trovano costretti a sostituirsi alle madri perché queste hanno problemi o di droga o con la giustizia, ma per lo più cercano d'instradare i loro figli all'indipendenza. Dopo un breve periodo che ospitano i neo genitori li spingono a cercarsi un'altra casa ed a essere autonomi. Alcuni lo fanno in modo graduale, altri in modo molto brusco e poco comprensivo. 

Alla seconda stagione Teen Mom ha avuto il risultato desiderato dalla produzione: il numero delle gravidanze di ragazze adolescenti è sceso del 30%. Un traguardo molto importante.  Ho visto che anche la TV Italiana ha fatto un programma simile, ma non l'ho seguito.

Grande Virna Lisi, che ci hai fatto battere il cuore sempre!

Carini e coccolosi! :D

lunedì 15 dicembre 2014

Le donne

Durante la mia lunga carriera (36 anni e mezzo) nel  mondo del  caffè ho visto svilupparsi una cultura femminile, con dapprima timidamente  qualche rara donna, ma successivamente sempre più donne, più sicure, numerose e determinate a riuscire, per riscattare la propria famiglia dalla miseria. Sarà che quando la vita picchia giù duro noi non ci fermiamo mai, perché mettiamo il cibo in tavola ogni giorno, puliamo ogni giorno, sorridiamo ai nostri figli ogni giorno, anche se vicino a noi non c'è un uomo.

Il  documentario che vi introduco racconta il duro lavoro di una realtà nel Centro America, dove le donne hanno preso in mano una situazione disperata e l'hanno fatta rifiorire da sole.  Sono contadine che non hanno avuto grande educazione scolastica, che hanno perso tutto, fuorché la loro Terra e da questa hanno saputo rinascere: un meraviglioso esempio per le loro figlie e per noi tutte!

Dato che è un anteprima, il codice per inserire non l'ho trovato, guardatelo direttamente qui 
https://www.youtube.com/watch?v=P-O2WaPq_iY
 o qui sotto ...

sabato 13 dicembre 2014

Albero di Natale : fatto !! anzi, fatto fare!!! :D

Avevo voglia di "Natale", di addobbi e di Albero, ma non quella di farlo. Ho chiamato la ragazza di mio figlio che ha fatto un lavoro splendido: io intanto ho fatto gli gnocchi con il gulash e la panna cotta con salsa di fragole, che mi riescono meglio. A proposito di fragole, è un must con la panna cotta, dato che aborro la salsa al cioccolato, e le ho prese nonostante siano fuori stagione, eppure sono profumatissime e dolci, meglio di quelle estive!!! 


venerdì 12 dicembre 2014

domenica 7 dicembre 2014

II Domenica d'Avvento


Vi dirò che in questi giorni i miei sentimenti sono alquanto confusi e discordanti.
Quest’anno è stato talmente pesante, che arrivata a Dicembre non ho idea se rallegrarmi che sia finito o rimanere ancora con il fiato sospeso aspettando il domani. 
Ma, chi mi conosce, sa che risorgo sempre dalle mie ceneri. Quindi penso positivo: il Natale è da festeggiare per risollevare lo spirito della famiglia dopo le peripezie del 2014. 
Ma mi sembra di dover raccogliere le forze dai “sotterranei” della mia anima che percepisco prosciugati. Procedo giorno dopo giorno. Inutile preoccuparsi per il domani, quando la vita da vivere è adesso.  L’importante è vivere… lasciarsi alle spalle il passato, guardare con fiducia al domani e vivere appieno il presente, come si può, anche senza entusiasmo e cercare qualcosa per riaccendere quell’entusiasmo. Reagire è la condizione sine qua non per risorgere, anche se ho perso gran parte dell’interesse per le cose che facevo abitualmente.
Anche leggere i vostri blog mi è diventato difficile, non riesco a concentrarmi ed il blocco dei cookies mi impedisce a volte di commentare in alcuni, ma mi è difficile capire cosa debba fare per ovviare all’inconveniente.
Ho pensato anche di chiudere il mio blog, ma mi sto dando del tempo per capire se voglio veramente farlo.
La stagione non è delle migliori per aiutarmi a reagire: amo il sole, il caldo ed ora piove e fa freddo. Ma sono ogni giorno fuori dalla porta con qualsiasi tempo fin dalle 7:30 a fare colazione con i miei figli: le ore più belle della mia giornata. Poi sono in giro per commissioni. Ho preso impegni che mi tengano occupata ed ultimamente sto partecipando a tornei di burraco proprio per tenere “sveglia” la mente ed evitare di rincoglionirmi davanti al computer.  Sembra funzionare, ma alla fine quando torno dalle commissioni sono stanca e non riesco a fare altro. Per cui ancora la confusione e l’insoddisfazione la fanno da padroni: ho la sensazione di non fare abbastanza o meglio di non avere voglia o forza, od entrambe, di fare di più o meglio. Trovare un equilibrio tra i vari impegni sembra difficile. Penso ad un lavoro e vorrei averlo già finito, mentre per portarlo a termine ci vuole tempo, metodo ed ordine, perché passate le tempeste familiari, mi son rilassata, fin troppo ed ogni cosa mi sembra un tale ed enorme impegno difficile da portare avanti.
Ma procedo, un giorno alla volta, cercando di reagire… e poi sta arrivando il Natale! Una grande festa di Speranza in una vita migliore, in un "momento" più calmo, in una mente più aperta, meno confusa… in una festa di condivisione con chi si ama. D'altra parte, domani  è un'altro giorno, si vedrà... :D
Un abbraccio a tutti e Buone Feste!

giovedì 4 dicembre 2014

Canta la Bora

Nei giorni scorsi la Bora ha fatto il suo ritorno, con la pioggia. E' un connubio noioso, è difficile camminare con l'ombrello che rischia ad ogni piè sospinto di rovesciarsi ed al caso anche rompersi, con il risultato di bagnarsi oltre che a gelare per il freddo tagliente dei refoli. 


Ma alla fermata del tram, l'altro giorno un signore anziano ci raccontava dei tempi andati, quando la Bora "cantava", durando fino a 15 giorni, di cui metà in crescendo e l'altra metà in calando. 



Ricordava le stagioni marcate, con le deliziose Primavere, le assolate Estati, i clementi Autunni ed i freddissimi Inverni. 



Non lontano uno tra i più freddi quello del '56 dove si registrò -14° con Bora a 160 Km/h costante e non solo a refoli... si camminava per le strade solo se mettevano le corde, a cui la gente si aggrappava per restare in piedi e se ghiacciava era un classico vedere gente seduta a terra dopo una caduta in mezzo alla strada.


Altri tempi, altre strade, altri ricordi, ma quello che il signore ricordava e che mi ha colpito, soprattutto perché ha risvegliato ricordi miei personali, era che comunque la gente CANTAVA! Anche se la vita era difficile, pesante, c'era miseria, freddo, fame, ma lo stesso cantava.  Bastava essere in compagnia, uno dava il "la" e gli altri cantavano con lui in coro.  Abbiamo perso questa sana abitudine. Cantare allevia il dolore e ricrea lo spirito. Gente allegra il ciel aiuta, dice il proverbio e sembra proprio che oggi pochi sanno essere allegri in modo spontaneo e naturale.